15/06/2020, 08.33
RUSSIA
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Mosca, consacrata sottotono la chiesa della Vittoria; negata una chiesa ai cattolici

di Vladimir Rozanskij

La chiesa, che conteneva mosaico di Stalin e affresco di Putin, è stata consacrata quasi nel silenzio. Assente anche Putin. La chiesa di Kirov, sequestrata dai bolscevichi, trasformata in clinica veterinaria, è stata confermata come sala d’orchestra.

Mosca (AsiaNews) - Nella Russia perseguitata dal Covid-19, ieri il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) ha consacrato, un po' a sorpresa, la tanto discussa cattedrale della Vittoria nel parco “Patriot” di Mosca. La cerimonia era stata annunciata per il 22 giugno, ma forse Kirill ha voluto distanziarsi dalle parate in preparazione per il 24. Anche l’assenza di Vladimir Putin alla liturgia di consacrazione è stata compresa come una forma di “distanziamento”, dalle gerarchie ecclesiastiche. Nella fase di quarantena, vescovi, monaci e preti hanno subito molte critiche dalla dirigenza politica e da gran parte della popolazione, per i comportamenti ondivaghi sul modo di contrastare la pandemia.

il presidente Putin si concentra sulla parata per i 75 anni della Vittoria, che si terrà di sicuro a Mosca, ma non in altre città: sindaci e governatori regionali temono ulteriori diffusioni del virus che continua a mietere vittime, con nuovi casi positivi al ritmo di 8-9 mila al giorno. Lo stesso sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, ha consigliato ai cittadini della capitale di non presenziare alla parata.

Continuano intanto i decessi tra il clero ortodosso. Nella regione di Kursk, nel sud della Russia europea, è deceduto per il coronavirus il sacerdote Aleksandr Maskanov (foto 2). Nella diocesi si erano verificate altre morti nelle scorse settimane. Padre Aleksandr, di 52 anni, era parroco della chiesa di San Giorgio martire nel villaggio di Maloe Soldatskoe e - come riportato dalla dichiarazione diocesana - “era un pastore zelante, che amava i suoi parrocchiani ed era ricambiato da altrettanto affetto e rispetto da parte di tutti”. Qualche giorno prima era venuto meno anche il 54enne vescovo di Zheleznogorsk, Venjamin (Korolev, foto 1), che proveniva dal monastero della Madonna del Segno della città di Kursk, e aveva importanti ruoli nel dialogo inter-ecclesiale del Patriarcato di Mosca.

Una chiesa per l’orchestra

Intanto, ai cattolici è stata definitivamente rifiutata la restituzione della chiesa nella città di Kirov (Russia europea nord-orientale). Da anni i cattolici di Kirov chiedono la restituzione della chiesa di Alessandro e del Sacro Cuore di Gesù (foto 3), la più importante delle chiese cattoliche storiche della regione di Vjatka. Il tribunale di arbitrato, ultima istanza, ha rifiutato di ridare la chiesa ai fedeli, per metterla a disposizione dell’orchestra da camera locale, che la utilizza fin dai tempi sovietici. “Il miracolo non è avvenuto, purtroppo”, ha commentato Jan Chebotarev, avvocato e attivista per i diritti umani che ha seguito la causa a nome della comunità cattolica. Le motivazioni del rifiuto non sono state ancora rese pubbliche.

La chiesa, di stile piuttosto eclettico, fu costruita nel 1903, dopo vari tentativi dei cattolici di Kirov di ottenere un luogo di culto, e fu dedicata allo zar Alessandro III, morto pochi anni prima, grazie al quale erano state ottenute le concessioni per la costruzione. L’edificio gode dello status di “oggetto di eredità culturale del popolo russo” a livello regionale. I cattolici locali provengono da famiglie di origine polacca, ma anche di altra etnia, deportate a fine ‘800, ma anche riparate a Kirov durante la Prima guerra mondiale. La chiesa era stata chiusa nel 1933, trasformandola in clinica veterinaria. A Kirov morì nel 1937 l’esarca per i cattolici russi di rito orientale, il beato Leonid Fedorov, dopo anni di lager e di confino. L’ultimo parroco della chiesa, padre Franzisk Budris, venne fucilato nel 1938.

La comunità locale sarà quindi costretta a continuare a riunirsi in un locale adattato per le celebrazioni, e forse otterrà la chiesa per Natale e Pasqua, come è avvenuto in occasioni precedenti, ma senza garanzie, dovendo ogni volta superare la contrarietà dei dirigenti dell’orchestra.

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