21/09/2021, 08.53
RUSSIA
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Mosca, elezioni: Putin domina, ma non mancano le novità

di Vladimir Rozanskij

In calo Russia Unita del presidente, ma riguadagna la maggioranza costituzionale alla Duma. Impennata dei comunisti, aiutati dal voto utile dei navalnisti. Opposizioni: voto online truccato. In provincia brogli con il “metodo Lukašenko”. Lista civetta putiniana può creare problemi allo zar.

Mosca (AsiaNews) – La chiusura dello spoglio elettorale per il rinnovo della Duma (Camera bassa) ha confermato la vittoria di Russia Unita. Con quasi il 50% dei voti, il partito putiniano si è assicurato la maggioranza necessaria per modificare la Costituzione a piacimento. Hanno fatto significativi progressi i comunisti del Kprf, che hanno sfiorato il 20%; altri tre partiti sono riusciti a superare lo sbarramento del 5%: i liberal-nazionalisti (Ldpr) dell’eterno Vladimir Žirinovskij (7,5%), i moderati anti-corruzione di Russia Giusta (7,4%) e con il 5,3% un nuovo partito, Gente Nuova, creato dalla macchina putiniana per dirottare i voti di opposizione. I liberali di Yabloko scompaiono dalla scena politica, non avendo raggiunto neanche l’1% dei voti.

Mai come quest’anno le elezioni parlamentari in Russia hanno attirato l’attenzione dei media internazionali. Il voto è arrivato dopo la stagione delle proteste navalniste, represse con tutte le modalità più o meno “soft” possibili e immaginabili. Le ultime cinque legislature della Duma, compresa quella appena costituita, appartengono al “regno putiniano”, e hanno sempre sostenuto il potere assoluto dello zar, anche se in modalità differenti.

Anche questa volta non mancano le critiche e le proteste, soprattutto per l’introduzione del voto online, i cui risultati sono apparsi molto contraddittori e con ogni probabilità “ritoccati”. Soprattutto ha fatto scalpore il destino di alcuni seggi uninominali moscoviti, dove fino al 99% dello spoglio erano in testa dei candidati indipendenti vicini alle opposizioni, tra cui Anastasia Brjukhanova e Anastasia Udaltsova, che alla fine hanno perso la sfida proprio per il conteggio telematico. Tramite il portavoce Leonid Volkov, i navalnisti hanno accusato il comitato elettorale di avere falsificato gli esiti nella capitale e in diverse altre località, privando le opposizioni di significative affermazioni.

Alcuni leader regionali fedeli a Putin sono stati rieletti con risultati altrettanto controversi. A Khabarovsk, dove il precedente governatore Sergej Furgal è in prigione da mesi, è stato eletto il suo facente funzioni imposto dal Cremlino. Mikhail Degtarev ha vinto con il 56,8% dei voti, lasciando molti dubbi sulla regolarità dello spoglio.

Il super-putiniano presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha ottenuto il 99,7% dei voti; Vladislav Kovalyg ha raggiunto l’86,8% a Tuva, la repubblica del ministro della Difesa Sergej Šojgu; risultati simili anche a Tver e Tula. Al di là della popolarità più o meno reale di alcuni di questi governatori, l’impressione è che in provincia non si sia guardato troppo per il sottile, usando il “metodo Lukašenko” per imporre percentuali gonfiate, mentre per il Parlamento si è usata almeno una parvenza di democrazia.

Nella nuova Duma i comunisti potrebbero trasformarsi da tradizionali e fedeli alleati dello zar a punto di riferimento delle opposizioni. Una parte del consenso recuperato proviene dal “voto utile” navalnista, che nei candidati del Kprf aveva trovato diverse personalità oneste e credibili da opporre a Russia Unita. Sul voto ha influito la crisi economica, in corso da anni anche per effetto delle sanzioni occidentali, e la catastrofe della pandemia da Covid-19, ancora tutt’altro che superata.

Molte garanzie del sistema assistenziale statale, in buona parte di eredità sovietica, si sono indebolite negli ultimi anni, a partire dalle retribuzioni pensionistiche. Putin ha cercato di rimediare negli ultimi mesi, promettendo una serie poco credibile di sussidi a famiglie e categorie più deboli. Lo scontento di parte della popolazione è però molto evidente, soprattutto nelle regioni dell’Oriente siberiano, poco considerate dal centro moscovita.

Un’ultima incognita riguarda il nuovo partito Gente Nuova, guidato dall’imprenditore Aleksej Nečaev e dalla popolare ex-sindaca di Jakutsk, Sardana Avksentieva (v. foto 2). Fin dall’inizio è stato descritto come una “lista civetta” inventata dai tecno-politologi del Cremlino. Il problema è che è stato pensato così bene da riuscire a entrare nella Duma con 13 deputati, sottratti di fatto a Russia Unita. Ciò non dovrebbe costituire un problema per la super-maggioranza putiniana, ma Gente Nuova ha nel suo programma la richiesta di leggi meno repressive, ispirata proprio dal Cremlino per attrarre gli oppositori, e ora potrebbe in qualche modo fare da controcanto al regime.

La nuova Duma sarà in carica al momento delle presidenziali del 2024; dovrà celebrare il primo mandato di Putin secondo la nuova Costituzione (in realtà il quinto) e il quarto di secolo dello zar, che spera di non avere intralci dai parlamentari.

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