04/08/2021, 09.02
RUSSIA
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Mosca: condannata la navalnista Ljubov Sobol per 'l’affare sanitario'

di Vladimir Rozanskij

Dovrà restare agli arresti domiciliari per un anno. Norme anti-Covid usate per reprimere i sostenitori di Aleksej Naval’nyj. Sistemi di riconoscimento facciale per individuare i trasgressori nei cortei pubblici. Considerati “estremisti”, i navalnisti sono esclusi dalle prossime elezioni.

Mosca (AsiaNews) – Il tribunale Preobraženskij di Mosca ha condannato ieri Ljubov Sobol a un anno e mezzo di privazione della libertà. L’avvocata è stata dirigente del Fondo per la lotta alla corruzione (Fbk), il movimento creato da Aleksej Naval’nyj. Il governo ha chiuso già da qualche mese il Fondo, ritenuto “un’organizzazione estremista”. La Sobol rimarrà agli arresti domiciliari parziali: non potrà lasciare la sua abitazione tra le 22 e le 6, né partecipare ad alcuna manifestazione pubblica o uscire dai confini della capitale.

Come ad altri otto navalnisti, le autorità hanno applicato alla Sobol l’articolo sulle norme sanitario-epidemiologiche. In Russia è noto come “affare sanitario”: un meccanismo escogitato per bloccare le attività dei principali sostenitori del blogger rinchiuso nel lager di Vladimir. La misura si riferisce soprattutto alle manifestazioni di protesta dello scorso gennaio a sostegno di Naval’nyj.

Insieme alla Sobol sono coinvolti nell’affare sanitario il fratello dell’oppositore, Oleg Naval’nyj, e altri capi dell’Fbk: Kira Jarmiš, Nikolaj Ljaskin, Anastasia Vasileva e Oleg Stepanov. Presi di mira anche i deputati municipali Dmitrij Baranovskij e Liusja Stein, e Maria Alekhina della band musicale Pussy Riot. In precedenza era finito sotto accusa per gli stessi reati il deputato municipale Konstantin Jankauskas. Egli aveva pubblicato su Twitter lo slogan “Uno per tutti e tutti per uno!”, giudicato un’istigazione a partecipare ai raduni non autorizzati.

Un’altra vittima dell’affare sanitario è il 22enne moscovita Dani Akel Tammam, che aveva partecipato alle azioni di protesta “sotto l’influsso degli appelli social, pur essendo malato di coronavirus”. Il giovane assicura di essere sceso in piazza con in mano il certificato medico che ne attestava la negatività dopo l’infezione, e di aver deciso di manifestare per sua personale convinzione, non per influssi esterni. “Per aver riconosciuto la propria colpevolezza”,  nel suo caso il tribunale ha derubricato la condanna a una multa di 100mila rubli (circa 1.160 euro).

Proprio la presenza di persone ritenute infette da coronavirus, durante le manifestazioni del 23 e del 31 gennaio, è stata la base dell’affare sanitario. Gli inquirenti hanno verificato a lungo le immagini dei cortei, individuando i contagiati da Covid-19 attraverso sistemi di riconoscimento facciale, come avvenuto con Akel Tammam. Il tribunale ha incaricato la vice direttrice dell’Ufficio di sorveglianza epidemiologica, Daria Vasilevskaja, che ha indicato i manifestanti non rispettosi delle norme contro la pandemia.

Le indagini sono durate sei mesi, e tutte le sedute del tribunale si sono tenute a porte chiuse, escludendo i rappresentanti della stampa. Le notizie sono poi state diffuse sui siti dei membri stessi dell’ormai vietato Fbk. Nel frattempo la stessa Sobol e altri accusati hanno cercato di candidarsi alle elezioni parlamentari della Duma di Stato, che avranno luogo il 19 settembre. La Sobol ha deciso poi di ritirare la propria candidatura per “l’impossibilità di garantire la sicurezza dei volontari, dei collaboratori e dei finanziatori” che sostenevano la sua campagna: tutti i loro dati personali venivano usati dagli organi statali.

Alcuni, come Oleg Stepanov, hanno portato avanti la loro campagna dagli arresti domiciliari. Il comitato elettorale in un primo momento ha accettato i suoi documenti, ma lo ha poi escluso per “partecipazione a movimenti estremisti”, come diversi altri navalnisti. Tale rifiuto dovrebbe diventare definitivo il 4 agosto, dopo l’appello richiesto da Stepanov e da altri candidati.

I navalnisti confidano nella tattica del “voto utile”, cercando di sostenere candidati dei partiti “non putiniani”: comunisti, liberal-nazionalisti e liberali, oltre a quelli di varie altre liste minori. Per confondere gli elettori, la macchina della propaganda di regime cerca di contrastare le opposizioni facendo candidare vari esponenti di liste alternative o “civiche”, che solo in apparenza  si oppongono al potere.

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