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  • » 30/06/2017, 08.54

    IRAQ

    Mosul, l’esercito irakeno riconquista la moschea di al-Nouri. I giorni contati dell'Isis



    A tre anni dalla proclamazione del “Califfato” la coalizione arabo-curda riprende il controllo del luogo di culto. Premier irakeno: la ripresa del sito segna la fine del “fasullo Stato di Daesh”. Portavoce militare Usa: la caduta della città è questione “di giorni, piuttosto che di settimane”.

     

    Mosul (AsiaNews/Agenzie) - Le forze di sicurezza irakene hanno riconquistato l’area in cui sorgevano la grande moschea di al-Nouri e il minareto pendente, uno dei luoghi di culto più importanti di Mosul, distrutti di recente dallo Stato islamico (SI, ex Isis). Tuttavia, la zona non è ancora messa in sicurezza per la presenza di cecchini e colpi di mortaio lanciati dalle milizie jihadiste. Commentando il successo militare, il Primo ministro irakeno Haider al-Abadi ha affermato che la ripresa del sito segna “la fine del fasullo Stato di Daesh”. 

    La moschea è un simbolo dell’ascesa dello Stato islamico ed è il luogo in cui il suo leader Abu Bakr al-Baghdadi ha fatto la sua unica apparizione pubblica, proclamando la nascita del cosiddetto “Califfato”. Un annuncio fatto il 29 giugno 2014; ieri, a distanza di tre anni esatti, le forze arabo-curde protagoniste della offensiva contro le milizie fondamentaliste sunnite hanno ripreso l’edificio. 

    In queste ultime settimane lo Stato islamico sta registrando una serie di sconfitte militari sul terreno in Iraq e nella vicina Siria, dove le forze della coalizione hanno tagliato anche l’ultima via di accesso a Raqqa, roccaforte jihadista del Paese. Un portavoce dell’alleanza arabo-curda operativa in Iraq ha affermato che Daesh “ha perso circa 84mila kmq di territorio”; fino a 4 milioni di persone sono state liberate dal giogo del “Califfato”.  

    Studi recenti pubblicati da IHS Markit mostrano che le milizie di al-Baghdadi controllano ancora circa 36mila kmq di territorio fra Siria e Iraq. Gli introiti medi derivanti dalla vendita del petrolio e di altri beni è crollata, passando da 81 milioni di dollari nel secondo trimestre del 2015 ai 16 milioni di quest’anno. 

    Testimoni riferiscono che, al momento, sarebbero rimaste solo poche centinaia di combattenti a Mosul, concentrati in meno di un chilometro quadrato all’interno della Città Vecchia. Assieme a loro vi sarebbero fino a 50mila civili, usati come scudi umani e con poche scorte di cibo e acqua per sopravvivere. Secondo fonti bene informate l’esercito irakeno si starebbe preparando per “la battaglia finale” per sradicare anche le ultime cellule estremiste dalla metropoli del nord. 

    Una conferma giunge anche dal portavoce della coalizione internazionale anti-jihadista operativa in Iraq sotto il comando degli Stati Uniti. Il colonnello Usa Ryan Dillon ha confermato che la “riconquista completa” di Mosul “sarà fatta dal governo irakeno” e sarà questione “di giorni, piuttosto che di settimane”. 

    Contro le devastazioni compiute dallo Stato islamico di luoghi di culto cristiani e musulmani, di vite umane e di edifici, è intervenuto di recente anche il patriarca caldeo mar Louis Raphael Sako; il primate della Chiesa irakena ha rilanciato gli sforzi per la ricostruzione di Mosul e Ninive, insieme alla rinascita del Paese secondo criteri di cittadinanza, giustizia e unità. 

     

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