02/10/2008, 00.00
MYANMAR – CINA

Myanmar, ribelli Kachin contro le dighe lungo il confine cinese

Gli indipendentisti denunciano il mancato coinvolgimento della popolazione sulla costruzione di nove centrali idroelettriche. Essi hanno bloccato i lavori, ma dietro il pagamento di una “tassa” hanno ritirato le milizie. Ambientalisti temono possibili danni all’ecosistema.

Yangon (AsiaNews) – Il movimento indipendentista Kachin (Kio) è contrario alla costruzione di una serie di dighe idroelettriche lungo il confine settentrionale fra Myanmar e Cina. Lo rivelano fonti vicine al gruppo etnico ribelle che, pur avendo firmato un trattato di pace con la giunta birmana nel 1994, esercita un forte controllo nell’area e non di rado ingaggia scontri a fuoco con le truppe governative.

I Kachin denunciano il loro mancato coinvolgimento in occasione dell’accordo, sottoscritto nel 2007, fra la dittatura al potere e i funzionari della multinazionale China Datang Corporation (Cdc); esso prevede la costruzione di nove centrali idroelettriche, lungo il confine cinese.

Le tensioni sono scoppiate due settimane fa per il rifiuto, da parte delle autorità cinesi, di pagare una sorta di “tassa sui lavori” ai leader dell’etnia ribelle; per tutta risposta i combattenti hanno spedito gruppi di miliziani nei pressi dei cantieri per bloccare la costruzione delle dighe. La Tarpein 1 e la Tarpein 2 sono le prime due di una serie di nove dighe volute dal Ministero birmano dell’energia in collaborazione con aziende cinesi. Esse prendono il nome dall’omonimo fiume che bagna la cittadina settentrionale di Momauk e forniranno, una volta entrate in funzione a pieno regime, rispettivamente 240 e 168 megawatt.

Fonti vicine al movimento indipendentista confermano che i lavori sono ripresi una settimana fa, dietro pagamento di 1,5 milioni di yuan (poco più di 220mila dollari) da parte dei vertici delle imprese costruttrici. Artefice dell’accordo, il nuovo comandante della brigata nord, il generale Soe Win, che ha mediato fra le parti e ha permesso la ripresa dei lavori.

Il progetto birmano-cinese, oltre a interessi economici e di controllo del territorio, ha scatenato le proteste degli ecologisti che paventano pesanti ripercussioni sull’ecosistema ambientale. “Il timore – rivela l’esperto di ambiente Naw La in un’intervista all’Irrawaddy – è che la popolazione locale non venga coinvolta nel progetto e ne debba pagare le conseguenze. A trarre i benefici saranno solo il governo birmano e le aziende cinesi, mentre gli abitanti dei villaggi subiranno gravi danni causati dalla deforestazione e dalle alluvioni”.

Delle nove centrali idroelettriche in costruzione, la più importante è quella di Myitsone: essa sorgerà 42 km a nord di Myitkyina, capitale dello stato di Kachin, e avrà una portata di circa 3.600 megawatt di energia.

 

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