22/07/2013, 00.00
GIAPPONE
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Nazionalismo ed economia, Shinzo Abe vince anche al Senato

La coalizione lib-dem ottiene la maggioranza alle elezioni per il rinnovo della Camera Alta giapponese: dopo 6 anni i due rami del Parlamento tornano sotto il controllo del premier. Il risultato ottenuto grazie alle politiche di rilancio economico e alle posizioni conservatrici in politica estera.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) - La vittoria della coalizione guidata da Shinzo Abe alle elezioni per il rinnovo della Camera Alta giapponese ridanno per la prima volta dopo 6 anni il pieno controllo del processo legislativo al premier in carica. Il Partito liberal-democratico guidato dal primo ministro e il suo alleato New Komeito si sono infatti garantiti almeno 76 dei 121 seggi a disposizione: i risultati definitivi saranno resi noti domani.

Subito dopo l'annuncio della vittoria, Abe ha detto ai suoi sostenitori: "Abbiamo ricevuto un enorme sostegno dall'elettorato per la nostra politica, improntata sulla ripresa dell'economia e sulla stabilità". In totale la coalizione di governo arriva a controllare 135 dei 242 seggi totali del Senato: il Partito democratico giapponese avrebbe ottenuto solo 17 seggi, il peggior risultato degli ultimi 15 anni.

Il Giappone ha un bicameralismo imperfetto: Camera alta e bassa non hanno gli stessi poteri, ma il Senato può bloccare ogni legge in discussione. Fino a oggi la divisione delle istituzioni aveva creato a Tokyo la cosiddetta "porta girevole", un eufemismo per descrivere i numerosi cambi al vertice che si sono verificati negli ultimi anni: sei negli ultimi sei anni.

Gli analisti sostengono che la vittoria di Abe sia frutto delle politiche economiche, energetiche e nazionalistiche messe in atto negli ultimi mesi. Il premier ha spinto per rilanciare innanzitutto l'economia, e ha premuto sulla Bank of Japan per una nuova e massiccia iniezione di capitali nel mercato: dalla sua elezione, l'economia giapponese è cresciuta del 4 % e il mercato azionario del 40 %.

Inoltre, Abe ha cercato in ogni modo di uscire dalla crisi nazionale provocata dal disastro di Fukushima del marzo 2011. Subito dopo il terremoto e lo tsunami, infatti, Tokyo ha imposto la chiusura delle centrali nucleari: questo ha provocato un aumento dei costi dell'energia e di conseguenza un rallentamento della produzione. Sfidando l'ira dei conservatori, il premier ha ottenuto la riapertura delle prime centrali atomiche.

Pesano infine anche le politiche aggressive nei confronti dei Paesi confinanti, Cina e Corea del Sud in primis. La polemica sulla sovranità delle Senkaku/Diaoyu - isolette nel Mar cinese orientale contese con Pechino - ha infatti permesso al primo ministro di ritirare fuori la questione dell'articolo 9 della Costituzione giapponese, che non permette a Tokyo di avere un esercito ma solo delle "forze di auto-difesa", e che i conservatori vorrebbero eliminare. Un tema molto caro soprattutto alla parte più anziana dell'elettorato, che non ha mai del tutto sostenuto la linea pacifista imposta dagli Stati Uniti dopo la II Guerra mondiale.

 

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