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    » 08/02/2007, 00.00

    MEDIO ORIENTE

    Nei colloqui tra Hamas e Fatah si gioca anche il confronto Iran-Arabia Saudita

    Paul Dakiki

    Un successo dell’incontro tra le fazioni palestinesi segnerebbe un punto per Riyadh nella partita per la leadership in Medio Oriente.

    Beirut (AsiaNews) – “Non torneremo senza avere buone notizie”: arrivano ottimismo e dichiarazioni di disponibilità dai colloqui in corso alla Mecca tra Fatah e Hamas, che vedono intorno allo stesso tavolo il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas ed il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, insieme con il primo ministro Ismail Haniyeh. Fortemente voluto dall’Arabia saudita, il dialogo viene definito dalla stampa di Riyadh e dei altri Paesi arabi come “ultima chance” per evitare una guerra civile.

    Oltre che per i palestinesi e per una possibile pacificazione della regione, i colloqui della Mecca rappresentano un passo ulteriore dell’offensiva diplomatica lanciata dall’Arabia Saudita per affermare la sua leadership nel mondo arabo – almeno in quello, maggioritario, sunnita – di fronte al tentativo iraniano di assumere lo stesso ruolo. Teheran sta facendo leva non solo sugli sciiti – gruppo più numeroso dell’Iraq, ma presenti come minoranze in quasi tutto il Medio Oriente – ma anche sui movimenti fondamentalisti, come appunto Hamas, e su una Siria che l’Occidente ha emarginato. Nella sua scalata alla leadership islamica, il regime degli ayatollah punta poi su un antiamericanismo plateale e duro, oltre che sulla convinzione, diffusa in Medio Oriente tra la popolazione e tra i governi, che Teheran si prepara ad avere l’arma atomica. Quanto sta accadendo in Libano, con gli scontri tra gli sciiti di Hezbollah e Amal – all’opposizione - contro i sunniti che esprimono il governo del primo ministro Fouad Siniora, è infine visto dai conservatori di Riyadh - ma anche al Cairo, ad Amman e nei Paesi del Golfo – come una conferma dell’intenzione di Teheran di dar vita ad una “mezzaluna sciita” che sostenga i movimenti islamici di tutta la regione.

    L’Arabia saudita è al contrattacco. Offrendo un miliardo di dollari al Libano nell’ambito della Conferenza dei Paesi donatori, svoltasi a Parigi il 25 gennaio, ha dato un sostegno al governo Siniora ed ora l’invito ai palestinesi di venire alla Mecca per cercare una soluzione ai loro contrasti, se porterà ad un risultato concreto, offrirà grande prestigio in tutto il Medio Oriente.

    Ed intanto i sauditi hanno abbandonato il loro tradizionale modus operandi diplomatico, fatto soprattutto di silenziose sovvenzioni. Ci sono anche dei colloqui con gli iraniani, con scambi di visite e l’affermazione che se gli americano dovessero lasciare l’Iraq, Riyadh offrirebbe ai sunniti di Baghdad tutto l’aiuto possibile.

     “Stiamo parlando con gli iraniani – ha detto oggi il ministro degli esteri saudita Saud al-Faisal, intervistato dallo Spiegel – Si sentono isolati ed incapaci di giocare il ruolo che sentono di avere.  Abbiamo detto loro: se volete avere un ruolo di leader, dovete rispettare gli interessi degli altri e non solo perseguire esclusivamente i vostri obiettivi strategici. Avere buone intenzioni non basta: dovete dimostrare, con le vostre azioni, che non state sobillando lo scontro tra sunniti e sciiti”.

     

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