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» 30/06/2008 13:24
FILIPPINE
Nel mondo islamico scoppia la guerra sulla clonazione animale
di Santosh Digal
Musulmani filippini contrari alla macellazione “halal” di carne clonata, mentre l’accademia islamica del Pakistan ne ammette la liceità. Pressioni dalle multinazionali che prospettano un giro d’affari di oltre 150 miliardi di dollari l’anno. Bandita, invece, la clonazione umana.

Manila (AsiaNews) – Religiosi musulmani filippini ed esperti di alimentazione si dicono contrari alla macellazione “halal” – fatta cioè seguendo i precetti imposti dall’islam – di carne proveniente da animali clonati: il Muslim Mindanao Halal Certifying Board Inc. (MMHCBI), ente preposto a valutare la conformità della preparazione della carne formato da esponenti provenienti dalle 6 province a maggioranza islamica nel Paese, ha avviato lo studio di una fatwa emessa in materia dall’accademia islamica del Pakistan.

I religiosi e gli scienziati agro-alimentari filippini ritengono impossibile “accettare una norma sulla clonazione animale” che sancisca la “conformità alla legge islamica”, sebbene il parere dei religiosi pakistani sia positivo. Secondo i leader dell’accademia del Pakistan “la clonazione è lecita per il regno vegetale e gli animali”, mentre resta categoricamente esclusa “per l’uomo”, poiché crea problemi di “natura sociale e morale”.

Ustadz Esmael Ebrahim, portavoce del MMHCBI, sottolinea che la clonazione, in particolare quella umana, è “contraria ai precetti dell’islam, perché il Corano sancisce lo sviluppo dell’individuo in una realtà spazio-temporale ben definita”, secondo una volontà divina che “non può essere conservata o riprodotta a distanza di tempo”. Resta comunque un vuoto legislativo in materia nel mondo musulmano.

Alla base di tutto sembra esserci comunque una questione di tipo economico: i leader religiosi filippini hanno in agenda un vertice con l’associazione degli allevatori e produttori di carne del Mindanao – formata da esponenti della Nestlè, Del Monte, Magnolia Swift e Bounty Fresh – interessati a promuovere il commercio di carne macellata secondo il rito islamico. Un mercato che garantirebbe un volume di affari di oltre 150 miliardi di dollari all’anno nei Paesi del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Africa a maggioranza islamica e che fa gola alle multinazionali del settore.


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