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» 26/08/2006
INDIA
Nella città santuario di Tirupati, ingresso vietato ai non indù
di Nirmala Carvalho

Su pressione dei fondamentalisti un progetto di legge vieterà a fedeli di religioni diverse dall'induismo di professare la propria fede a Tiraputi. Arcivescovo di Hyderabad: ci opporremo con tutte le forze, la Costituzione è dalla nostra parte.



Mumbai (AsiaNews) – Una legge che vieta ai non indù di pregare nella città-santuario di Tirupati, nello Stato meridionale dell'Andhra Pradesh, potrebbe entrare in vigore per volere del governo locale, che cede così alle pressioni degli estremisti indù, contrari alla presenza di missionari cristiani. La zona è già stata teatro di violenze contro le suore di Madre Teresa e il vescovo cattolico locale ribadisce ad AsiaNews la sua condanna all'aggressiva politica del Bharatiya Janata Party (Bjp).

A riferire la notizia è stato il quotidiano The Hindustan Times. Secondo un articolo del 21 agosto scorso, la decisione delle autorità locali di bandire religioni diverse dall'induismo nasce in seguito alle rimostranze dei fondamentalisti indù che "hanno espresso il loro disappunto circa missionari che predicano il cristianesimo vicino al tempio".

Il giornale cita il ministro per le donazioni J. C. Diwakar Reddy, che annuncia la discussione di un disegno di legge a livello locale. Se approvata, la legge stabilirà la detenzione e una multa di duemila rupie (43 dollari). Secondo le dichiarazioni di Y.S.R. Reddy, capo ministro dell'Andra Pradesh, "tentativi di convertire a Tirupati comporteranno il carcere per due anni".

Il Bjp, di impronta nazionalista-fondamentalista all'opposizione in India, accusa i cristiani di convertire indù all'interno della città-santuario. Lo scorso 25 giugno un gruppo di circa 50 estremisti ha aggredito e imprigionato 4 suore delle Missionarie della Carità, che svolgevano la loro visita settimanale – autorizzate dal governo – in un ospedale cittadino, dove assistono malati di Aids. Secondo gli aggressori le religiose avevano intenzioni di proselitismo.

Ma le pressioni dei fondamentalisti vanno anche oltre. Il giornale The Organiser, legato alle Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh), aggiunge poi che le organizzazioni indù hanno chiesto ufficialmente al governo locale di licenziare tutti i funzionari di altre religioni impiegati nell'amministrazione di Tirupati. Il motivo: "La libertà religiosa sancita dalla Costituzione significa propagare una religione all'interno della comunità della stessa e non tra gruppi di altre fedi nei loro luoghi di culto".

L'arcivescovo di Hyderabad, mons. Marampudi Joji, replica alle accuse ricordando che ogni comunità, compresa la cristiana, "ha il sacro diritto di praticare e diffondere la propria religione, sempre nel rispetto del sacro dovere del rispetto degli altri e della loro libertà religiosa". E parlando con AsiaNews il presule avverte: "Se la legge entrerà in vigore, ci opporremo; da cristiani e cittadini rispettosi delle leggi, difenderemo i nostri diritti, garantiti dalla Costituzione". Mons. Joji ribadisce poi, come in occasione dell'attacco alle suore, che dietro queste iniziative si nasconde la mano dei gruppi estremisti di destra e mette in guardia: "Tali norme potrebbero divenire strumento di oppressione per alcuni gruppi di cittadini".

Anche John Dayal, presidente dell'All India Catholic Union, si è detto preoccupato e in una lettera al presidente della Commissione nazionale per le minoranze ha chiesto un'indagine governativa sulle intenzione delle autorità dell'Andra Pradesh.


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