05/09/2009, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Netanyahu pronto a ampliare le colonie israeliane nella West Bank

In vista altri permessi per la costruzione di nuovi edifici che si aggiungono ai 2500 già in cantiere. Per l’Autorità palestinese è una decisione “totalmente inaccettabile” che prelude al “ congelamento del processo di pace”. Critiche anche dagli Usa: è un ostacolo al lavoro per “creare un clima che favorisca i negoziati”.
Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Israele concederà altri permessi per la costruzione di nuovi edifici negli insediamenti della West Bank. La notizia è trapelata in modo non ufficiale dall’entourage del premier Benyamin Netanyahu il 4 settembre.
 
Non è ancora chiaro quanti nuovi permessi verranno concessi ai coloni, l’unica cosa certa è che essi si aggiungono ai 2500 accordati in passato per cui sono già aperti i cantieri. Israele da tempo sostiene la necessità di nuove costruzioni per rispondere alla “crescita naturale” della popolazione degli insediamenti in Cisgiordania. Con questa decisione, l’ipotesi di una sospensione definitiva dell’aumento delle colonie o la più probabile moratoria temporanea dei permessi di costruzione viene di fatto rinviata.
 
Secondo le leggi internazionali gli insediamenti dei coloni nei Territori sono illegali perché in zone occupate con la forza da Israele. In Cisgiordania ed a Gerusalemme est, conquistati da Tel Aviv con la guerra dei Sei giorni del ’67, vivono oggi quasi 500 mila coloni:  280 mila nella West Bank e 190 mila nella zona sotto controllo palestinese di Gerusalemme. Secondo i dati dell’organizzazione israeliana Peace Now, dal 2001 ad oggi la popolazione in Cisgiordania è cresciuta del 5-6%.
 
Il tema degli insediamenti è stato spesso ai margini dei più promettenti colloqui di pace tra Israele e Anp. Con la definizione della road map del 2003, stabilita sotto la guida del governo Usa, Tel Aviv ha però l’obbligo di sospendere ogni attività ed espansione delle colonie. (vedi AsiaNews, 03/06/2009, “Obama cerca amici in Medio Oriente, ma deve bloccare le colonie israeliane”).
 
Per i commentatori israeliani la scelta di Netanyahu è da leggere all’interno dei difficili equilibri della politica interna. Il premier deve fare i conti con i partiti di estrema destra e con l’ala più oltranzista del suo stesso Likud. Sono tanti i politici al governo che considerano come un’indebita intromissione le reiterate richieste della comunità internazionale a sospendere la politica invasiva delle colonie .
 
L’Autorità palestinese ha subito protestato definendo “totalmente inaccettabile” la decisione di Tel Aviv. Per Saeb Eerekat, capo negoziatore del Anp, nuove costruzioni negli insediamenti significherebbero “il congelamento del processo di pace”.
 
Critiche a Israele anche dagli Stati Uniti. Per l’amministrazione Obama la decisione del governo Netanyahu è un ostacolo al tentativo di  “creare un clima che favorisca i negoziati”. La Casa Bianca da tempo sta cercando di ridurre le frizioni con Tel Aviv legate proprio all’espansione delle colonie. George Mitchell, inviato Usa in Medio oriente, ha più volte incontrato Netanyahu negli ultimi mesi senza tuttavia riuscire a strappargli promesse.
 
L’ipotesi più accreditata di accordo tra Stati Uniti e Israele potrebbe riguardare una moratoria di 9-12 mesi nella concessione di permessi per nuove costruzioni nella West Bank. L’accordo, che secondo alcuni potrebbe vedere la luce entro metà settembre, dovrebbe essere il primo passo alla ripresa dei negoziati di pace. Obama vorrebbe far coincidere l'assemblea generale dell'Onu del 23 settembre con un vertice a tre, insieme a Netanyahu e Abu Mazen a margine dei lavori al Palazzo di Vetro.
 
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