28/08/2014, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Netanyahu: la guerra a Gaza una "vittoria". Ma in Israele aumentano le voci critiche

Per il Primo Ministro le sette settimane di conflitto sono state un successo, perché Hamas è stato “colpito duro” e si è visto negare le proprie richieste. Analisti ed esponenti di estrema destra sconfessano i proclami del governo. Nessuna vittoria, industria del turismo in ginocchio, rischio recessione e minore sicurezza.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Per il premier Benjamin Netanyahu le sette settimane di guerra a Gaza si sono concluse con una "vittoria" sia sul piano politico, che dal punto di vista militare. È quanto ha dichiarato ieri nel corso di un'intervista televisiva, respingendo al mittente le voci critiche - in particolare dell'estrema destra interna - che avrebbero voluto un'offensiva di portata ancora più ampia nella Striscia. Il capo del governo di Tel Aviv ha inoltre aggiunto che il movimento palestinese Hamas - che ieri ha festeggiato in piazza quella che definisce "vittoria della resistenza" - è stato "colpito duro" e "non ha visto accolta nessuna delle proprie richieste" da parte di Israele. 

Ieri, per la prima volta dal 2007, un convoglio Onu del World Food Programme ha fatto il suo ingresso a Gaza, portando cibo sufficiente per cinque giorni ad almeno 150mila persone; battelli da pesca hanno potuto avventurarsi in mare a causa del parziali allentamento delle restrizioni. Migliaia di palestinesi hanno fatto rientro nelle loro case, mentre la tregua ha retto per l'intera giornata e le sirene anti-missile in Israele sono rimaste in silenzio. Non si sono registrate violazioni al cessate il fuoco su entrambi i fronti. 

Commentando l'accordo, Netanyahu ha inoltre aggiunto di non perseguire "obiettivi irrealisitici" e che è necessario mettere da parte il "populismo". La tregua a Gaza non soddisfa però una parte consistente dell'opinione pubblica israeliana, che critica il Primo Ministro per i costi elevati di una guerra che non si è conclusa con una "chiara vittoria" sul campo. 

Sulle colonne del quotidiano Yedioth Ahronoth l'analista Shimon Shiffer ha chiesto le dimissioni del premier; Ben Caspit del Maariv ha aggiunto che non vi è alcuna vittoria per Israele in un conflitto che ha messo in ginocchio l'industria del turismo, ha spinto l'economia sull'orlo della recessione e non ha migliorato la questione sicurezza. 

Critiche a Netanyahu arrivano anche dagli stessi alleati di governo: in prima fila fra le voci dissidenti quella di Uzi Landau, del partito di estrema destra Yisrael Beiten, secondo cui gli esiti della guerra sono "molto foschi", perché essa non ha create una forza deterrente sufficiente per escludere altri attacchi in futuro da Gaza. 

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