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  • » 15/11/2017, 09.06

    RUSSIA

    Nuove persecuzioni anche per i cristiani battisti russi

    Vladimir Rozanskij

    Confiscata una Casa di preghiera a Tula (Russia centrale) e multate le proprietarie dell’edificio. Molti ricordano le violenze subite dagli evangelico-battisti durante la dittatura ateista dell’Urss. I battisti subiscono la sorte toccata a Testimoni di Geova e Scientology. La legge sulle registrazioni dei luoghi di culto.

    Mosca (AsiaNews) - Una Casa di preghiera degli evangelici battisti (v. foto) è stata confiscata a Tula, nella Russia centrale, dopo 26 anni dalla sua erezione agli inizi del periodo di Eltsin. Il vice Ispettore Generale per il Territorio per la Regione di Tula, un burocrate dal titolo di memoria gogoliana di nome Viktoria Ishutina, ha emanato il decreto n. 118-UR-T/17 del 31.08.2017 condannando i battisti locali a una multa di 10 mila rubli (circa duecento euro) per ognuno dei titolari dell’edificio, che sono due donne pensionate, Olga Astakhova e Ljubov’ Bogdanova, con la motivazione di uso improprio dello stabile (all’interno del quale vi sono delle stanze per abitazione e la sala di preghiera).

    Il Consiglio delle Chiese evangelico-battiste è un movimento nato clandestinamente negli anni ’60, e il loro rifiuto sistematico della registrazione ufficiale ha sempre fatto parte del loro stile missionario. Le loro Case di preghiera sono edifici piuttosto spartani e non invasivi, pur avendo spesso l’evidente architettura delle chiese.

    Ai tempi della dittatura ateista dell’Urss, i battisti erano tra quelli che soffrivano maggiormente le repressioni di regime, poiché si rifiutavano per principio di registrarsi presso le autorità locali. Dopo il crollo del comunismo, e fino alla nuova legge sulle registrazioni del 2016 (la “legge Jarovoj”, dal nome della deputata Irina Jarovoj che l’ha firmata), le comunità libere di evangelici battisti hanno potuto vivere e predicare serenamente anche senza registrarsi, pur rimanendo alcune tensioni con gli organi di sorveglianza. A quanto pare, oggi vengono di nuovo sottoposte a divieti e restrizioni simili ai tempi sovietici.

    La multa alla Casa di preghiera di Tula è stata emessa a fine agosto su indicazione dei vigili locali, che hanno segnalato come prove l’affissione del cartello sulla porta “Chiesa di Tula CCEB” insieme agli orari della biblioteca biblica e delle celebrazioni del culto. Nel protocollo consegnato alle proprietarie, si dichiarava che dopo l’8 febbraio 2018 la casa e il terreno sarebbero stati confiscati, in caso di persistenza dell’infrazione. L’ispettore Ishutina, rincarando la dose, ha personalmente avvisato i membri della comunità che la misura nei loro confronti sarebbe stata usata come un precedente, per procedere a confische simili in tutta la regione. Secondo quanto riportato dagli stessi battisti, l’ispettore avrebbe dichiarato che “le associazioni religiose hanno il diritto di pregare e svolgere i propri riti nelle case private, ma non hanno il diritto di usare le case private e i terreni ad esse inerenti come edifici di culto, senza aver prima ottenuto il permesso dell’amministrazione secondo i termini di legge”, facendo riferimento a un comma del Codice per il Catasto abitativo.

    I credenti hanno cercato di dimostrare che l’iscrizione sulla porta come “Casa di preghiera” corrisponde alle norme, che permettono di riunirsi in preghiera senza bisogno di cambiare la connotazione catastale, richiamandosi a propria volta a un articolo della legge sulla libertà di coscienza e di associazione religiosa. In esso si afferma appunto che nessuna autorità può vietare ai proprietari di un’abitazione di svolgere in essa delle funzioni religiose. L’impressione è che qui non si tratti di una questione interpretativa delle norme, ma della decisione di applicare anche ai battisti le misure già intraprese contro i Testimoni di Geova e i gruppi di Scientology. Senza neanche attendere i termini emessi dallo stesso decreto amministrativo, i giorni scorsi è stata staccata la luce e il gas a tutto l’edificio, esortando gli abitanti ad andarsene o cambiare la natura giuridica della proprietà.

    Le due titolari della casa, insieme a tutta la comunità, non intendono sottomettersi alle sanzioni e stanno cercando di presentare appello contro di esse. D’altronde, in diversi casi sono state emanate multe e limitazioni ai missionari battisti, anche con irruzioni in varie case private durante incontri di preghiera. La multa di solito viene spiccata contro il pastore della comunità, accusandolo di non aver l’autorizzazione per l’attività religiosa ufficiale. Così è avvenuto il 4 agosto scorso nella regione di Brjansk (multa di 15.000 rubli al pastore Dmitrij Berdnikov, accusato di video-registrare illegalmente un incontro di catechesi). Il 26 luglio un’analoga multa di 10mila rubli è stata spiccata contro il pastore Pavel Shpak, sulla base della delazione degli studenti di un liceo locale. Lo stesso giorno a Voronezh sono state multate due donne battiste per 5mila rubli, per aver distribuito ai passanti dei Vangeli e la rivista dal titolo “Tu ci credi?”, e molte altre misure simili sono state decise in base alla legge Jarovoj.

    La nuova ondata di discriminazione delle minoranze religiose, che riporta il Paese al clima sovietico di 50 anni fa, suscita forti reazioni emotive tra i credenti: i battisti sono tra coloro che hanno dato le più coraggiose testimonianze di resistenza alle persecuzioni del passato regime. Come allora, i membri delle comunità hanno cominciato a riunirsi nelle piazze e in parchi pubblici e cantare inni di preghiera, quasi provocando la polizia ad arrestarli, e a diffondere bollettini in cui si raccontano gli episodi di sopraffazione da parte delle autorità, come il famoso Bollettino dei prigionieri battisti del samizdat degli anni ’70.

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