30/05/2017, 15.55
INDIA – USA
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Organizzazioni Usa: con Modi, rapido declino di diritti umani e libertà religiosa

L’Alliance for Justice and Accountability è una coalizione-ombrello di organizzazioni progressiste. A Washington presentato un rapporto dal titolo “Violazioni dei diritti delle minoranze in India”. Sajan K George ripercorre le ultime violenze contro i cristiani.

Mumbai (AsiaNews) – Con l’elezione al governo di Narendra Modi, in India è avvenuto un “rapido declino dei diritti umani e della libertà religiosa per dalit, adivadi e minoranze”. È il quadro pessimistico tratteggiato dalla Alliance for Justice and Accountability (AJA), una coalizione-ombrello di organizzazioni progressiste statunitensi. I suoi membri si sono riuniti alla sede del Congresso di Washington lo scorso 24 maggio e hanno presentato un rapporto di 60 pagine dal titolo “Violazioni dei diritti delle minoranze in India”. Ciò che emerge è che il successo del Bjp (Bharatya Janata Party) alla tornata del 2014 ha dato un “tremendo stimolo alle forze suprematiste indù che formano una porzione significativa della sua base”.

L’associazione si compone di vari organismi: Indian American Muslim Council, Dalit American Council, Organization of Minorities from India, TwoCircles.net e South Asian Solidarity Initiative. Il documento da loro sottoscritto evidenzia: “Le stesse forze che hanno perpetuato la discriminazione di casta sono anche alla testa della deriva inesorabile dalla laicità e dal pluralismo religioso, in particolare negli ultimi tre anni. Nel 2016 l’indice mondiale sui diritti umani e le libertà sociali e religiose [stilato] dal Pew Research Center, ha posizionato l’India tra gli ultimi 10 posti nella classifica dei 198 Paesi con le peggiori ‘ostilità sociali’”.

A conferma del rapporto, interviene Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), che cita gli ultimi episodi di persecuzione della minoranza cristiana. “Quanto accaduto negli Stati di Telangana e Madhya Pradesh – sottolinea – fornisce un’immagine fosca della situazione”.

Il leader cristiano ricorda la vandalizzazione della chiesa di Nostra Signora di Fatima vicino Hyderabad (Telangana), assaltata da una folla di 100 persone “istigate da elementi radicali. Essi hanno ferito nel profondo il sentimento religioso dei cristiani”. In Madhya Pradesh 11 cristiani sono stati denunciati per “rapimento e conversioni forzate” secondo il Madhya Pradesh Freedom of Religion Act in due episodi separati. Nel primo, il 22 maggio, nove persone sono state fermate mentre accompagnavano 60 bambini tribali in due rifugi di Ratlam e Jaora. Nel secondo, il giorno successivo, due cristiani di Indore sono stati posti sotto custodia perché avevano accompagnato 11 bambini a Nagpur.

In entrambi i casi, afferma Sajan K George, “non c’è stato né rapimento né attività di conversione. I bambini e i loro genitori erano già cristiani. Nonostante questo, gli arrestati sono stati incolpati a causa della draconiana legge. Ma essi non hanno infranto alcuna legge. L’India è un Paese laico e la libertà religiosa è sotto attacco. Gli elementi estremisti godono del tacito supporto dell’amministrazione”.

In aprile almeno 53 famiglie in cinque villaggi tribali “hanno fatto ritorno al popolo indù”, aderendo alla campagna di “Christianity-free” attuata nel Jharkhand dall’Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh, gruppo paramilitare ultranazionalista indù). Secondo i nazionalisti, queste famiglie erano state “deviate” dai missionari cristiani negli ultimi 10 anni. Saiyojak Laxman Singh Munda, vice presidente dell’Rss nel distretto di Khunti, sostiene: “Non si possono chiamare conversioni. Abbiamo solo riportato i nostri fratelli e sorelle alla loro religione originaria”. “Vogliamo creare una zona libera dal cristianesimo. I tribali erano stati sedotti dai missionari e presto torneranno tutti alle loro origini”, assicura.

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