12/05/2008, 00.00
INDIA
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Orissa, a 5 mesi dall’attacco ancora nessun aiuto dal governo

di Nirmala Carvalho
Il superiore locale dei Missionari della carità di Shanti Nivas, campus cristiano del distretto di Khandhamal attaccato da fanatici indù la notte dello scorso Natale, denuncia la mancanza di risarcimenti e la tattica dilatatoria del governo, che non ama l’apostolato cristiano.
Srasananda (AsiaNews) – A più di cinque mesi dal massacro contro la comunità cristiana dell’Orissa, il governo locale non ha concesso nessun risarcimento per i danni subiti e non ha avviato alcuna indagine giudiziaria degna di questo nome. È la denuncia fatta ad AsiaNews da fr. Oscar Tete, superiore locale dei Missionari della carità di Shanti Nivas, campus cristiano del distretto di Khandhamal attaccato da fanatici indù la notte dello scorso Natale.
 
Il campus, dice p. Tete, “è composto da un centro medico, uffici, residenze per i sacerdoti e stalle per gli animali. Tutti questi edifici sono stati gravemente danneggiati nel corso dell’attacco, al punto che ora siamo costretti a vivere ed operare in una piccola stanza, l’unica rimasta in piedi. Il governo non ha concesso alcun risarcimento per questi danni”. Sono tuttora fuori uso anche i telefoni e la linea elettrica: “Sappiamo che il governo non vede di buon occhio il nostro apostolato: questi sono solo metodi dilatatori”.
 
Inoltre, aggiunge il missionario, “fino ad ora non ho ricevuto alcun invito per testimoniare in un’aula giudiziaria su quanto è avvenuto. Questo nonostante i molti gruppi di inchiesta, locali e nazionali, venuti qui ad indagare sugli attacchi. Ora, in previsione delle prossime piogge di giugno, cosa faremo? L’acqua potabile inizierà a scarseggiare, e noi non abbiamo modo di risistemare i depuratori distrutti”.
 
Tuttavia, riprende fr. Tete, “ora la nostra priorità è la Madonna. Abbiamo messo in mezzo alle macerie una piccola statua di Maria, davanti alla quale recitiamo il rosario tutti i giorni. Alla preghiera partecipano i cristiani di tutte le denominazioni, un segno di quella unità di cui abbiamo tanto bisogno. Come diceva madre Teresa, preghiamo affinché ‘tutti possano essere uno solo’”.
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