21/12/2017, 10.58
SIRIA
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P. Ibrahim: dal trauma della guerra, alla speranza e solidarietà. Il Natale di Aleppo

Instabilità economica, corruzione e fondamentalismo religioso “nascosto, ma operativo” preoccupano. Ma il ritorno di acqua ed elettricità e il cammino di riconciliazione islamo-cristiano sono fonte di fiducia per il futuro. L’aiuto della Chiesa a 400 bambini orfani musulmani. La storia di due fratelli e una famiglia spezzata dal conflitto.

 

Aleppo (AsiaNews) - Un Natale di luce e ombre, dalla gioia per il ritorno “dell’elettricità e dell’acqua” per gran parte della giornata, alle difficoltà causate dalla “instabilità economica” e da un fondamentalismo religioso “nascosto, ma operativo”. È quanto racconta p. Ibrahim Alsabagh, 44enne francescano, guardiano e parroco della parrocchia latina di Aleppo, in una lunga lettera di auguri rivolta alla comunità cristiana della città, inviata ad AsiaNews. La situazione attuale, spiega il sacerdote, “sta migliorando poco per volta”, ma “ci sono ancora tante ferite aperte nei cuori” e persone “traumatizzate”. Fra loro donne, bambini e anziani, che soffrono ancora, di giorno e di notte, sia a causa di ferite nel corpo causate dalle pallottole e dai bombardamenti, sia per le ferite psicologiche, dovute a traumi e continue paure, subiti e vissuti per anni”.

In questi giorni tiene banco il tema della corruzione e della instabilità economica, con il valore del dollaro che “si è abbassato di molto, all’improvviso”, lasciando “la gente perplessa”. Ciò avrebbe dovuto avvantaggiare la popolazione, con un potere di acquisto maggiore della lira siriana. Tuttavia, i commercianti “hanno aumentato i prezzi” per rientrare dagli investimenti delle scorse settimane e le persone “non hanno avuto alcun vantaggio: a pagare il prezzo di questa situazione di instabilità saranno sempre i poveri”. “Il valore dei salari degli impiegati statali - prosegue p. Ibrahim - è aumentato, ma non è aumentato il potere d’acquisto.Come conseguenza della diminuzione del valore del dollaro e dell’euro, anche le donazioni ricevute dall’estero hanno perso valore: oggi possiamo aiutare un minor numero di persone e di famiglie, rispetto a quello che potevamo fare sino ad alcuni giorni fa”.

Fra le altre ferite lasciate dalla guerra vi è anche il fondamentalismo, da sempre presente per il parroco di Aleppo “anche prima di questa crisi”. “Un fondamentalismo - racconta - che nascondeva tanto rifiuto, tanto disprezzo e perfino tanto odio. Questo atteggiamento è generato dall’ignoranza, ma anche della mancanza di carità e di rispetto verso gli altri. Questa guerra è riuscita a rendere più forte e profonda la divisione nei rapporti tra le persone e nella vita sociale. Non si manifesta attraverso il lancio di missili, ma rimane operante in forma clandestina”.

Di fronte alla deriva estremista la minoranza cristiana non ha scelto un atteggiamento di chiusura, non si è armata, ma è rimasta sempre “un ponte di riconciliazione” nella società. “Lo testimonia - sottolinea il sacerdote - tutta la Chiesa ad Aleppo, nei diversi riti, come lo testimoniano tante associazioni e istituzioni caritatevoli, che aiutano tanto i nostri fratelli musulmani quanto i nostri figli cristiani” partendo dall’iniziativa “Ospedali Aperti”. Un altro esempio è il progetto lanciato dalla parrocchia latina di adozione di 400 bambini musulmani di famiglie immigrate dalle periferie in centro città. “Si tratta - racconta - di bambini molto piccoli, da quando nascono e sino ai due anni. Noi li aiutiamo loro mensilmente, con il latte e con i pannolini. Abbiamo anche un progetto di adozione di 200 bambini musulmani con deformazioni dalla nascita: aiutiamo ogni mese le loro famiglie con un aiuto economico per provvedere ai loro bisogni”.

L’attività della Chiesa abbraccia anche i bisogni delle famiglie e dei più giovani, che rappresentano il futuro della comunità cristiana del Paese. Ne è testimonianza la storia di due fratelli, con la ragazza che “ha visto con i propri occhi sua madre colpita e fatta a pezzi da un missile sul balcone di casa. La giovane ragazza non riusciva più a tornare a casa sua, dopo l’incidente, e hanno dovuto prenderne in affitto un’altra. Da qualche tempo ricevono da noi come aiuto un pacco alimentare; la parrocchia paga anche le spese sanitarie. Sono stati aiutati parzialmente a pagare l’affitto. Il giovane è stato aiutato anche a pagare il primo anno di affitto del negozio e ha avuto un contributo per acquistare gli attrezzi necessari per iniziare il suo lavoro. Sono venuti da me, e mi hanno detto di essere grati per quanto la Chiesa ha fatto per loro, come sostegno sia materiale che spirituale. In questo periodo di Avvento che ci avvicina al Natale “l’hanno sentita come una madre”.(DS)

 

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