28/03/2015, 00.00
THAILANDIA
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P. Pelosin: storie della Chiesa thai fra conversioni, carità e missione

di Adriano Pelosin
Storia di Ari (vedova), di suo padre (diabetico) e della sua conversione. La fuga di Mueli e Visal dalla Cambogia per far nascere il loro bambino, accolti come Maria e Giuseppe a Betlemme. Lettera pasquale di p. Adriano Pelosin, missionario in Thailandia da 34 anni. I 25 dell’Istituto Missionario Thailandese, le nuove ordinazioni, e il Sinodo della Chiesa thai dopo 350 anni.

Bangkok (AsiaNews) - Riportiamo di seguito la lettera che padre Adriano Pelosin –  missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere in Thailandia da 34 anni –  ha voluto indirizzare, in occasione della Pasqua, a tutti i suoi amici e benefattori per raccontare l’attività e le storie di grazia e di conversione che sono nate grazie ad esso.  Il missionario del Pime è anche superiore dell’Istituto Missionario Thailandese che quest’anno compie 25 anni.

Carissimi Amici,

Nella mia lettera di Natale vi raccontavo delle diverse attività che io e molti collaboratori stiamo  svolgendo. In occasione della Pasqua vorrei approfondire il discorso riguardo alcuni dettagli di questo lavoro di evangelizzazione.

Prima di tutto vorrei farvi partecipi della gioia dei nostri cattolici Thai ai quali, il 14 Febbraio scorso,  è stato donato un secondo cardinale:  Sua Eminenza Francesco Kriansak Arcivescovo di Bangkok  e protettore del nostro Istituto Missionario Thailandese (di cui io sono il responsabile).

Vi scrivo brevemente di questo Istituto, che ha missioni in Cambogia, Laos e nord della Thailandia . A metà gennaio scorso si è svolto il nostro incontro annuale. Tutti noi membri dell’Istituto, i preti associati, le suore collaboratrici e alcuni seminaristi (in tutto 34 persone),  ci siamo incontrati per 10 giorni per pregare, raccontarci le nostre esperienze  e programmare iniziative future. L’incontro si è svolto in un’atmosfera di amicizia,  di  senso di missione comune e di entusiasmo. Alcune famiglie di cattolici benestanti della zona ci hanno portato da mangiare.

Quest’anno  l’Istituto celebra il suo 25mo anno di esistenza: per questo motivo abbiamo programmato giornate missionarie in tutte le diocesi per tutto l’anno, per far crescere la responsabilità missionaria  delle Chiese locali. Il 14 Febbraio è stato ordinato sacerdote il 15mo membro dell’Istituto (v. foto). Ora egli si occupa della formazione dei seminaristi nel seminario minore della diocesi di Chiangmai, dove quasi tutti i seminaristi provengono dalle tribu’ montane: Karen, Lahu, Akha, Mong, Yao.

Quest’anno la Chiesa in Thailandia celebra il suo secondo Sinodo dopo 350 anni dal primo e dopo 50 anni dalla nomina della gerarchia ecclesiastica locale; io stesso sono un padre sinodale. Nell’“Instrumentum Laboris”, la chiesa thailandese ha espresso la volontà di conformarsi alla linea dettata dall’enciclica di Papa Francesco “Evangelii Gaudium”: “ Una Chiesa povera per i poveri”. Per ora questa rimane però solo una profezia.  

Ora voglio parlarvi un po’ della vita nelle baraccopoli  raccontandovi a storia di Ari. Si arriva alla casa-baracca di Ari (vedova di 42 anni) per una strettoia di 35 cm. Due fabbriche hanno infatti chiuso quattro baracche che erano state costruite sul terreno pubblico. Ho saputo che una delle fabbriche ha costruito le sue alte mura invadendo parte di quel terreno. Il padre di Ari è gravemente malato di diabete, con grandi piaghe purulente sulle gambe. Questo anziano non può essere curato gratuitamente come tutti i cittadini thailandesi, perché quando nacque i suoi genitori dimenticarono di registrarlo presso il comune.

Un giovane avvocato  cattolico, che si sta preparando ad entrare in seminario nell’Istituto Missionario Thai, si è occupato dei passi legali necessari per ottenere la cittadinanza per il padre di Ari. Un giovane musulmano convertito al cristianesimo con un altro giovane buddista (battezzato la Pasqua scorsa)  sono andati in cerca di testimoni e delle autorità civili del paese di nascita di quest’uomo; poi con loro sono andati in provincia e finalmente dopo mesi di contatti il padre di Ari è diventato ufficialmente  un cittadino thai, potendo accedere alle cure mediche gratuite e anche alla pensione. Inoltre, dopo un anno di trapianti di pelle, le sue piaghe sono finalmente guarite. Durante questo periodo, alcuni cattolici hanno donato riso e il necessario per Ari, suo padre e la sua nipotina. Ari ha passato quasi tutto l’anno scorso facendo avanti e indietro dall’ospedale. Nel frattempo però, lei e sua sorella hanno cominciato a venire alla catechesi per prepararsi al battesimo: “Nessuno si è mai occupato di me e di mio padre come voi cattolici. Questo mi fa credere che il vostro Dio è il vero Dio” ha detto all’incontro catechetico della domenica.

I vicini di casa di Ari, spacciatori di droga, cercano di mandar via Ari dalla piccola baraccopoli per impossessarsi del terreno. Per questo motivo, mentre sto scrivendo una piccola compagnia di amici sta mettendo giù le fondamenta su cui costruire la palafitta per Ari. La nuova casa sta sorgendo sull terreno del tempio buddhista  Wat Cheng dove è abate il fratello di una nostra amica convertita al cattolicesimo. I fondi necessari per la costruzione della casa di Ari e di altre 17 già costruite sono stati raccolti dal mio caro amico don Antonio Curti, parroco a San Lorenzo in Collina, Bologna.   

La storia di  Mueli e Visal

Mueli è una ragazza cambogiana di 19 anni e Visal, 24 anni, è l’uomo con cui vive. Mi sono stati presentati da Mani, un ragazzo cambogiano che ha avuto una storia simile alla loro e che io ho aiutato per tre anni. Mueli e Visal si amano molto da cinque anni, ma la famiglia di Mueli è  contraria al matrimonio perché Visal è povero e la famiglia di Mueli è invece ricca. Mueli in passato era scappata di casa per stare con Visal, ma i genitori di Mueli l’hanno scoperta, riportata a casa, picchiata e tenuta incatenata.  Visal è stato accusato presso la polizia cambogiana di sequestro di persona. In seguito Mueli e Visal sono riusciti a scappare e venire in Thailandia. Quando li ho incontrati la prima volta Mueli era incinta di sei mesi. Avevano il visto turistico di due mesi. Ho trovato per loro una stanza in affitto vicino alla chiesa e offerto un lavoro a Visal presso la chiesa dove stiamo costruendo una casa di accoglienza. Nei primi tempi volevo che la coppia spaventata trovasse un po’ di pace e chiedevo a Visal e Mueli di mangiare con me in canonica. Questo ha causato risentimento tra alcuni dei mie parrocchiani che non volevano che io facessi entrare in canonica questi “stranieri”. La mia cuoca si rifiutava di far da  mangiare per loro. Essi hanno scritto anche una lettera di protesta all’arcivescovo e la questione è stata portata in consiglio pastorale. Eravamo sotto Natale, e io ho spiegato la mia posizione: “Penso che questi due cambogiani  siano Maria e Giuseppe che cercano un posto dove stare e  partorire il figlio”, ho detto. Il 12 di Febbraio e’ nata una bella bambina, mi hanno chiesto di darle in nome “Lucy”  o “Luce”.Mueli ha telefonato ai sui genitori. Il papà ha detto che non riconosce Mueli come figlia e tanto meno Lucy come nipote. La mamma invece ha chiesto a Mueli di tornare in Cambogia con la figlia ma senza  Visal. Nel frattempo mi sono preoccupato di ottenere il permesso di soggiorno per loro.  Mi hanno indicato una agenzia cambogiana che chiedeva 25mila Bath (700 Euro) per le spese. Non avevo nessuna garanzia e avevo paura  di essere imbrogliato. Mi chedevano subito 350 euro.  Il visto turistico scadeva quando Mueli doveva partorire per cui ho dovuto fidarmi e ho pregato tanto. Alla fine Mueli  e Visal hanno ottenuto il visto di lavoro per due anni e adesso devono andare all’ambasciata cambogiana per far registrare la loro figlia . Abbiamo già il certificato di nascita dal governo thai. Proprio ieri Visal è venuto da me con un amico cambogiano che sa l’Inglese (perché io non parlo il cambogiano) e mi ha chiesto se io posso essere il loro padre e il nonno della loro figlia , perché non hanno nessuno. Mi sono venute le lacrime e ho pregato: ”Padre Nostro…” .

Con questa lettera voglio ringraziare tutti voi che aiutate  questa missione e i genitori a distanza che - attraverso  “Caritas Children” di Parma, l’Ufficio Adozioni PIME Milano, l’Ufficio Missionario di Udine, “Aggiungi un posto a tavola” di Abbiategrasso, Ufficio Missionario PIME USA - permettono  ai bambini delle tribu’ dei monti nella zona di Mae Chan e Chiangrai di avere una educazione scolastica.

 Che Dio vi benedica tutti e dia a tutti voi che mi leggete tanta gioia e speranza nel Cristo Risorto che asciuga le lacrime, perdona i peccati  e vince la morte.

 Buona Pasqua.

 P. Adriano Pelosin 

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