12/10/2017, 12.52
EGITTO - LIBIA

P. Rafic: ‘Conforto’ per il ritrovamento dei resti dei martiri copti decapitati in Libia

Per il portavoce della Chiesa cattolica egiziana la scoperta “rende giustizia” alle famiglie. In passato elementi della Fratellanza musulmana avevano messo in dubbio il massacro. Ultimata la costruzione della chiesa dei Martiri della Libia ad Aour. Il governo si sta muovendo per il rimpatrio dei corpi, ma le operazioni sono difficili. 

 

Il Cairo (AsiaNews) - La recente scoperta è “fonte di grande sollievo e conforto per le madri, i padri, i fratelli e le sorelle” dei martiri copti, anche e soprattutto perché all’epoca dei fatti “qualcuno aveva parlato di una notizia non vera: il rinvenimento rende giustizia alle famiglie”. È quanto racconta ad AsiaNews p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, commentando il rinvenimento nei giorni scorsi dei cadaveri dei 21 lavoratori egiziani, cristiani copti decapitati dallo Stato islamico in Libia nel febbraio 2015.

Cristiani uccisi in modo barbaro a causa della loro fede e che hanno pagato con la vita il rifiuto di convertirsi all’islam. All’epoca del massacro AsiaNews aveva raccontato in un reportage il “calvario delle famiglie” e “il lutto e la preghiera” condivise dalla comunità musulmana, anch’essa colpita dalla barbarie dei jihadisti, che aveva approfittato della caduta di Gheddafi per impossessarsi di parte del territorio. 

Si tratta di una scoperta “importante”, sottolinea p. Rafic, perché “erano circolate voci che riferivano di una notizia falsa”. All’epoca, aggiunge il sacerdote, “si era parlato di filmato contraffatto dello Stato islamico (Si, ex Isis) o girato altrove, non in Libia”. Queste voci “messe in circolo dalla Fratellanza musulmana”, prosegue, “hanno accresciuto lo sconforto e la disperazione delle famiglie” e miravano a sminuire il valore e il dramma “dei cristiani decapitati”. 

La mattina del 7 ottobre scorso la polizia libica ha recuperato i corpi dei 21 cristiani copti, decapitati dall’Isis nel 2015, e abbandonati all’interno di una fossa comune nei pressi della città di Sirte, ex roccaforte jihadista nel Paese. Le teste erano separate dai corpi, vestiti con una tuta arancione e le mani legate dietro la schiena con un filo di plastica. Secondo le ultime informazioni i resti sarebbero stati trasferiti a Misurata e affidati a medici legali. 

La Chiesa copta in Egitto ha accolto come un dono di Dio la notizia, perché proprio in questo periodo è stata ultimata la costruzione della chiesa dei Martiri della Libia ad Aour, villaggio dell’Egitto da cui provenivano 13 dei 21 lavoratori massacrati dall’Isis. “La chiesa è completa - conferma p. Makar Issa, sacerdote della comunità copta ortodossa della Vergine Maria - ed è pronta a ricevere al più presto i propri martiri”. 

Tuttavia, secondo il portavoce della Chiesa cattolica egiziana le operazioni di restituzione dei cadaveri non saranno semplici. “Le famiglie - racconta p. Rafic - rivogliono il prima possibile i corpi per la sepoltura, ma non sappiamo di preciso la tempistica. Il governo si sta muovendo per ottenere il rimpatrio, ma la situazione in Libia è critica ed è difficile approntare le operazioni di recupero”.

Un ultima battuta il sacerdote la riserva alla situazione generale dell’Egitto, colpito nel recente passato da una serie di attentati che hanno coinvolto anche la comunità cristiana. “Oggi la realtà - conclude - è di relativa calma e stabilità. Nell’ultimo periodo non si sono registrati gravi episodi di sangue, ma è altrettanto vero che i terroristi possono sempre attaccare in qualunque momento”.(DS)

 

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