19/06/2006, 00.00
Pakistan
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Pakistan, legale chiede emendamento delle "ripugnanti ordinanze Hudood"

di Qaiser Felix

La petizione è stata presentata da un postulatore presso la Corte Suprema. Leader delle minoranze chiede la "totale abrogazione" delle leggi o la non applicabilità ai non musulmani.

Islamabad (AsiaNews) – Un avvocato pakistano ha presentato davanti alla Corte federale della Shari'a una petizione che chiede l'emendamento di diverse sezioni delle ordinanze Hudood, in quanto queste "ripugnano gli insegnamenti dell'Islam e lo diffamano a livello nazionale ed internazionale".

Le ordinanze Hudood, di ispirazione islamica, sono state approvate nel 1979, sotto la giunta militare del generale Zia-ul-Haq. Sono composte da quattro parti e regolano i temi della proprietà, dell'adulterio e delle proibizioni religiose. Le ordinanze non discriminano fra adulterio e stupro.

La decisione di contestare queste ordinanze è stata presa da M. Aslam Khaki, avvocato presso la Corte Suprema, che ha citato nello specifico i nove punti delle "Offese di Zina" – che riguardano l'adulterio – in quanto "contrarie allo spirito islamico". La richiesta di Khaki ai giudici federali prevede "un emendamento dei punti in questione, che tramite processo devono essere portati ad un livello conforme agli insegnamenti dell'Islam.

Nella sua petizione, il legale afferma che i nove punti in questione sono già previsti e sanzionati dal Taazirat [il Codice penale pakistano ndr] e quindi non possono rientrare nella giurisdizione delle ordinanze religiose. Inoltre, la loro natura penale dà un carattere "umano e non divino alle colpe ed alle punizioni previste: ogni abuso che viene fatto di queste leggi è un abuso umano che offende una questione a cui si è voluto dare carattere divino".

Secondo un quotidiano locale, inoltre, la Commissione legge e giustizia ha ordinato ai tribunali di risolvere le controversie legate alle Hudood entro tre mesi dalla loro presentazione, dato un sondaggio che vuole circa 200 mila casi legati alle ordinanze tuttora pendenti. Nel solo registro di Lahore, la Corte federale si deve pronunciare su 1.400 casi: questo provoca "l'ingiusta detenzione di coloro che sono in attesa di giudizio, per la maggior parte donne".

Il dato si spiega se si mette in relazione ad una delle clausole delle Hudood, secondo cui una donna che viene violentata e vuole ottenere giustizia deve presentarsi davanti al giudice con quattro uomini di fede musulmana che possano testimoniare di essere stati presenti alla violenza. I quattro devono avere la fedina penale e la reputazione "immacolate" per far sì che la loro testimonianza venga accettata. Secondo le ordinanze, se la vittima non è in grado di produrre le testimonianze può essere accusata di adulterio e condannata al carcere o alla lapidazione.

Le organizzazioni religiose islamiche del Paese non hanno ben accolto la petizione: secondo la Muttahida Majlis-e-Amal [Mma, alleanza dei sei partiti islamici del Pakistan ndr] essa è "una distorsione effettuata dalla stampa" delle parole del mufti Muneebur Rehman, fatta per "compiacere le nazioni occidentali".

Shahbaz Bhatti, presidente dell'All Pakistan Minorities Alliance, dice ad AsiaNews: "Quella delle ordinanze Hudood è una parte draconiana della nostra giurisprudenza, in special modo per le donne e le minoranze religiose". "E' ingiusto – spiega – che vengano puniti secondo le Hudood anche dei non musulmani e che in più questi non possano essere difesi da avvocati non musulmani. Non siamo interessati ad emendare questa legge: vogliamo che essa sia abolita del tutto. In alternativa, possiamo proporre solo che essa non venga usata contro le minoranze".

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