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    » 17/12/2014, 00.00

    PALESTINA-ISRAELE

    Palestinesi all'Onu per la fine dell'occupazione israeliana. La minaccia del veto Usa

    Joshua Lapide

    I sostenitori della risoluzione al Consiglio di sicurezza sono Giordania e Paesi arabi. Si chiede che entro due anni termini l'occupazione israeliana dei territori occupati e di Gerusalemme est. La Corte della Ue toglie Hamas dalla lista delle organizzazioni terroristiche per "motivi tecnici". I passi diplomatici sono l'ultima via percorribile dopo decenni di frustrazioni.

    Gerusalemme (AsiaNews) - I palestinesi presenteranno oggi una risoluzione all'Onu, anche se gli Stati Uniti hanno minacciato il loro veto. Intanto, la Corte generale dell'Unione europea ha tolto Hamas dalla lista delle organizzazioni terroriste.

    La risoluzione palestinese sarà sostenuta dalla Giordania e da altri Paesi arabi e sarà presentata al Consiglio di sicurezza. In essa si prospetta il ritiro delle forze israeliane dai territori  occupati e da Gerusalemme est entro i prossimi due anni.

    Il segretario di Stato Usa John Kerry, ieri si è incontrato a Londra con il negoziatore palestinese Saeb Erakat per cercare di fermarlo. Secondo voci emerse dal colloquio, il timore di Kerry è che un simile passo - inviso a Israele - rischia di spostare ancora più a destra il futuro governo israeliano che dovrebbe emergere dalle elezioni del prossimo 17 marzo. Per questo egli ha anche minacciato l'uso del veto, che bloccherebbe la risoluzione.

    Erakat ha però messo in chiaro che se gli Usa porranno il veto, i palestinesi faranno domanda di entrare in tutte le convenzioni e organizzazioni internazionali, fra cui il Tribunale internazionale.

    Secondo diversi analisti, la decisione dell'Autorità palestinese (Ap) è ormai l'unica strada percorribile dopo i fallimenti dei dialoghi  israelo-palestinesi, la crescente violenza a Gaza e gli attacchi terroristi eseguiti dai cosiddetti "lupi solitari", persone senza precisa affiliazione, frustrate da decenni di oppressione, limiti, umiliazioni.

    D'altra parte, la politica israeliana a favore di una crescita degli insediamenti illegali nella West Bank e a Gerusalemme est sta rendendo sempre più difficile la prospettiva di uno Stato palestinese che abbia confini definiti e continuità territoriale.

    A spingere per il passo all'Onu vi è pure la pressione della popolazione che esige che l'Autorità palestinese interrompa la collaborazione con Israele sulla sicurezza.  Tale collaborazione si basava sugli Accordi di Oslo del 1993 e faceva nascere l'Ap, che sarebbe durata fino al momento del varo di uno Stato.

    Ma dopo quasi due decenni, senza alcun risultato in vista, la base palestinese accusa l'Autorità di essere semplicemente schiava di Israele, avendo ridotto la sua responsabilità a quella di un sindaco, lasciando a Israele il potere di raccogliere le tasse, di controllare entrate e uscite dai Territori, di gestire lo spazio aereo.

    Ormai anche i palestinesi più moderati non hanno fiducia nell'Ap e apprezzano il movimento di Hamas che "almeno si fa rispettare da Israele". In effetti, in tutti questi anni il governo israeliano ha sempre preferito trattare tregue, scambi di prigionieri, cessate-il fuoco non con l'Ap, ma con Hamas, pur accusando questa di essere un'organizzazione terrorista.

    A tale proposito, è di oggi la decisione della Corte generale dell'Unione europea (Ue) di cancellare Hamas dalla lista delle organizzazioni terroriste. Di fronte alle critiche di Israele e degli Usa, la Corte ha precisato che lo stralcio è dovuto a "motivazioni tecniche", dato che l'accusa contro Hamas è basato solo su fonti giornalistiche non su fatti documentati. Il congelamento dei fondi di Hamas rimane ancora in atto per altri tre mesi. In questo periodo si dà tempo a Paesi membri della Ue di appellarsi contro la decisione della Corte, portando nuove prove sul terrorismo di Hamas.

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