18/05/2020, 11.46
CINA
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Pandemia e ‘sfide senza precedenti’ dettano i temi delle ‘due sessioni’

di Lu Haitao

All’Assemblea nazionale del popolo e alla Conferenza politica consultiva del popolo cinese si dovranno affrontare le sfide legate alla convivenza con il virus, all’economia, alla disoccupazione, alle critiche interne ed estere. Le “due sessioni” si aprono il 21 e il 22 maggio, in ritardo di quasi due mesi. La Cina predica di aver vinto la battaglia contro il virus, ma Jilin è in quarantena e la popolazione di Wuhan viene sottoposta a test. Il potere di Xi senza “legittimità”.

Pechino (AsiaNews) – Prima delle fine di questa settimana, si aprono a Pechino le sessioni annuali della legislatura, l’Assemblea nazionale del popolo (Anp) e la Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc). Esse vengono definite le “lianghui” (“le due sessioni”) e sono ritenute delle retoriche cerimonie ufficiali senza alcun potere reale, dato che avallano tutto quello che il Politburo del Partito comunista cinese ha già deciso.

L’Anp aprirà i battenti il 22 maggio; la Cpcpc un giorno prima. Di solito le due sessioni si tengono ai primi di marzo, ma quest’anno a causa della pandemia, si è ritardato per due mesi. Il ritardo è segno che il Paese è ancora alle prese con il tentativo di prevenire e controllare la diffusione del virus.

La pandemia da coronavirus iniziata a Wuhan (Hubei), continua a diffondersi nel mondo e sta azzoppando l’economia globale. Le autorità della Cina da una parte hanno proclamato la vittoria sul Covid-19, ma dall’altra sono molto caute sulle sfide potenziali poste da una ripresa dell’epidemia e dalle sue conseguenze economiche e politiche.

Le “due sessioni” si terranno sotto stretta quarantena e la loro durata è stata accorciata: da due a una settimana. La tradizionale conferenza-stampa, come pure le interviste si terranno online.

A quanto si prevede, i temi salienti delle sessioni saranno, oltre che la pandemia, i molteplici problemi ad essa collegati: crescita economica, disoccupazione, critiche dall’interno e dall’estero, la sfiducia della comunità internazionale dopo i silenzi sugli inizi dell’epidemia, la rottura dei rapporti economici con gli Usa, come Donald Trump ha minacciato.

I media statali affermano che le compagnie hanno ripreso la produzione e che l’economia sta recuperando dall’impatto del coronavirus. Le autorità hanno ammesso che nel primo trimestre il Pil si è molto ridotto, ma negano che vi sia una massiccia disoccupazione. Eppure industrie orientate all’export, specie le manifatturiere, si trovano davanti a un problema inaspettato: gli ordini dall’estero sono crollati a causa della scarsa domanda dal resto del mondo. Operai della Foxconn di Shenzhen, ad esempio, dicono di aver ricevuto l’ordine di prendere una lunga vacanza di quattro mesi, a partire dagli inizi di maggio.

Almeno 8 milioni di laureati attendono un lavoro che non trovano. Industrie di servizi e piccole e medie imprese fanno fatica a sostenere il peso delle tasse, degli affitti e del lavoro. Qua e là, in diverse città della Cina, vi sono proteste sporadiche di piccoli imprenditori che chiedono la cancellazione degli affitti.

L’attenzione degli osservatori è puntata sul rapporto di lavoro del governo che verrà presentato all’Anp, stabilisce la crescita annuale del Pil. In aprile, l’Ufficio nazionale delle statistiche ha già annunciato che nel primo trimestre del 2020 vi è stata una crescita negativa del 6,8%. Per quest’anno, Il Politburo, il centro decisionale del Partito, non ha ancora detto che il governo vuole “raggiunger l’obbiettivo della crescita economica e sociale per l’intero anno”. Ma Jun, membro del Comitato di politica fiscale della Banca centrale della Cina ha suggerito di non mettere nessun obbiettivo di crescita del Pil quest’anno.

Secondo Xinhua, una bozza del rapporto di lavoro del governo è stata discussa nel Politburo. L’agenzia afferma che si è parlato di “sfide senza precedenti” e di “prevenzione continua dell’epidemia”. In effetti, la pandemia sembra riprendere nel Paese: Jilin, una città del nordest, è stata messa in quarantena; a Wuhan, epicentro dell’epidemia, circa 11milioni di persone vengono sottoposte a test per il Covid-19.

Le autorità stanno anche soffocando le voci che si distanziano dalla linea ufficiale. La scrittrice Fang Fang, che ha chiesto la verità sull’epidemia, insieme ai suoi sostenitori sono presi di mira sui social da sentimenti patriottici. Perfino una signora che all’inizio di febbraio si mise a suonare il gong dal balcone per chiedere aiuto – la storia si è diffusa su internet – anche lei attacca Fang Fang per aver condiviso i suoi scritti con altri [il libro-diario di Fang Fang sarà pubblicato negli Usa – ndr], accusandola di “usare” l’episodio che la vede protagonista “come un’arma” e di “avere secondi fini”.

Intanto, giornalisti come Zhang Zhan, che hanno riportato notizie su Wuhan, sono arresti dalla polizia. Zhang Zan è detenuta a Shanghai. Altri due giornalisti, Fang Bin e Chen Qiushi sono ancora fra gli scomparsi.

La Reuters ha rivelato che al ministero della sicurezza dello Stato è stato presentato un rapporto in cui si avverte che a causa del virus, la Cina rischia ostilità e contraccolpi simili a quelli al tempo del massacro di Tiananmen nel 1989. I media ufficiali e i diplomatici di Pechino si sono messi all’opera mostrando un potere per nulla “soft”: diffondere disinformazione e rigettare un’inchiesta indipendente sull’origine del virus. Intanto, le autorità negano di aver nascosto informazioni nei primi stadi dell’epidemia e cercano di mostrare la Cina come i “pompieri” di fronte all’incendio della pandemia: insomma, i salvatori del mondo.

Nel 2018, il presidente Xi Jinping è riuscito ha sgombrare gli ostacoli per diventare presidente a vita. L’Anp ha emendato la costituzione e il potere di Xi è salito al massimo grado. Ma per lui è iniziata una serie incessante di problemi. La guerra dei dazi è scoppiata due anni fa. L’ondata di proteste a Hong Kong continua ancora adesso. Il virus si è diffuso proprio dopo che in gennaio Cina e Usa avevano firmato la prima fase dell’accordo commerciale. Per il 2020, Xi si era riproposto due traguardi: l’eliminazione della povertà e la costruzione di una “società moderatamente prospera”. Non si sa se questi traguardi potranno essere raggiunti. Senz’altro Xi vuole governare per un altro termine, ma pare mancare ormai di “legittimità”, dato che non vi sono risultati positivi. In ogni caso, il debole mercato interno, l’export e le entrate fiscali dovrebbero essere le maggiori preoccupazioni. Occorre anche osservare l’incremento del bilancio delle Forze armate – sempre in crescita – e quello per mantenere la stabilità interna, divenuto superiore a quello dell’esercito. Va detto che anche in mezzo all’epidemia, la Cina non ha smesso di minacciare Taiwan con unna possibile invasione.

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