15/02/2016, 18.14
MESSICO-VATICANO
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Papa Francesco agli indios del Chiapas: Il mondo spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi

Alla messa a S. Cristobal de Las Casas presenti forse un milione di indios di diverse etnie. Incensazione, canti, decorazioni, letture, preghiere, canti della cultura india. Il ricordo delle oppressioni e di Dio che libera offrendo suo Figlio, che “si fa Via, si fa Verità, si fa Vita affinché le tenebre non abbiano l’ultima parola e l’alba non cessi di venire sulla vita dei suoi figli”. Gli indios hanno “molto da insegnare” per affrontare la crisi ambientale. La danza finale.

San Cristobal de Las Casa (AsiaNews) – “Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!”: così papa Francesco alle comunità degli indios del Chiapas – 13 gruppi etnici – quasi tutti presenti alla messa celebrata stamane (ora locale) nel grande stadio del centro sportivo municipale. Per il pontefice gli indios “sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come «fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano»”. Per questo essi sono un modello che può aiutare il mondo attuale a ritrovare un nuovo rispetto verso la madre terra e verso l’uomo: “La sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci toccano tutti (cfr. Laudato si’, 4) e ci interpella. Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia. In questo voi avete molto da insegnarci”.

Sono proprio gli indios i protagonisti assoluti della messa a San Cristobal, la diocesi che nel XVI secolo ha avuto come primo vescovo il domenicano Bartolomeo de Las Casas, l’apostolo degli indios e dei loro diritti.

Ci sono centinaia di migliaia, forse un milione di persone, venute da zone anche lontane, con mezzi poveri. Nella massa umana che si estende davanti all’altare decorato con enormi fiori dipinti, si vedono vecchi e giovani, persone vestite con gli abiti tradizionali e altri con camicia e cravattino. La gente, incitata dalla voce guida grida delle “litanie” per papa Francesco, “papa del popolo; della pace, della lotta, della giustizia, dei popoli indigeni, del popolo Maya, del rispetto per la Madre Terra”.

Anche il rito è arricchito di simboli indios. L’incensazione, ad esempio, è fatta dal diacono, ma anche da due donne che portano un vaso con carboni accesi, da cui sale il denso fumo dell’incenso. Le letture sono state proclamate nelle lingue locali e anche l’omelia del papa, in spagnolo, è stata “tradotta” in due lingue etniche. Un sacerdote indio ha anche fatto una preghiera speciale nella sua lingua, ricordando tutte le oppressioni, violenze, emarginazioni di cui la sua gente è oggetto.

Nella sua omelia il papa ha valorizzato la cultura degli indios, a differenza di quanto succede nel tempo presente: “Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, lo hanno spogliati delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano”.

Egli cita frasi in una delle loro lingue, cita racconti e miti, soprattutto uno dal Popol Vuh: “L’alba sopraggiunse sopra tutte le tribù riunite. La faccia della terra fu subito risanata dal sole” (33)”.

Francesco sottolinea che “in questa espressione, c’è un anelito a vivere in libertà, un anelito che ha il sapore di terra promessa, dove l’oppressione, il maltrattamento e la degradazione non siano la moneta corrente. Nel cuore dell’uomo e nella memoria di molti dei nostri popoli è inscritto l’anelito a una terra, a un tempo in cui il disprezzo sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia sia vinta dalla solidarietà e la violenza sia cancellata dalla pace”.

Allo stesso tempo, egli dice che Dio il Padre “condivide questo anelito”, anzi “suscita” suo Figlio “per accompagnare e sostenere il suo Popolo; si fa Via, si fa Verità, si fa Vita affinché le tenebre non abbiano l’ultima parola e l’alba non cessi di venire sulla vita dei suoi figli”.

Con uno stile che ricorda la teologia della liberazione, Francesco ricorda che “In molte forme e molti modi si è voluto far tacere e cancellare questo anelito, in molti modi hanno cercato di anestetizzarci l’anima, in molte forme hanno preteso di mandare in letargo e addormentare la vita dei nostri bambini e giovani con l’insinuazione che niente può cambiare o che sono sogni impossibili”.

“I giovani di oggi, esposti a una cultura che tenta di sopprimere tutte le ricchezze e le caratteristiche culturali inseguendo un mondo omogeneo, hanno bisogno che non si perda la saggezza dei loro anziani!  Il mondo di oggi, preso dal pragmatismo, ha bisogno di reimparare il valore della gratuità!”.

Il conforto sta nel fatto nella “certezza che «il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto d’amore, non si pente di averci creato» (Enc. Laudato si’, 13). Celebriamo che Gesù Cristo continua a morire e risorgere in ogni gesto che compiamo verso il più piccolo dei suoi fratelli. Incoraggiamoci a continuare ad essere testimoni della sua Passione, della sua Risurrezione incarnando Li smantal Kajvaltike toj lek - “la legge del Signore che è perfetta e rinfranca l’anima”. 

Alla fine della celebrazione, prima della preghiera finale, guidati dalla musica tutti hanno svolto dei movimenti di danza, come "una preghiera fatta col corpo". E un gruppo di sacerdoti ha regalato al pontefice una bibbia tradotta in una delle lingue locali. La folla in totale esaltazione, ha continuato a gridare slogan al papa de "los pobres", dei poveri.

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