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  • » 02/12/2017, 11.23

    BANGLADESH-VATICANO

    Papa a Dhaka: Chiesa del Bangladesh, granellino di senape, che cresce nella gioia



    All’incontro con i sacerdoti e le persone consacrate, papa Francesco parla a a braccio in lingua spagnola, ampliando temi presenti nel discorso scritto. Il Rosario mette in luce la sollecitudine di Maria, la compassione di Cristo, la gioia della Chiesa, i pilastri della dedizione religiosa. “Voi confermate me nella fede e mi date una grande gioia”.

    Dhaka (AsiaNews) – “La Comunità cattolica in Bangladesh è piccola. Ma siete come il granello di senape che Dio porta a maturazione a suo tempo. Mi rallegro di vedere come questo granello stia crescendo e di essere testimone diretto della fede profonda che Dio vi ha dato”. È una delle espressioni che papa Francesco ha usato stamane nell’incontro con i sacerdoti e le persone consacrate nella chiesa dell’Holy Rosary (Santo Rosario) a Dhaka. Quella di “granello di senape” è una definizione calzante per una Chiesa che è lo 0,2% della popolazione, ma è ormai una comunità ben strutturata, ricca di vocazioni e di missionari che offrono il loro servizio al resto della Chiesa universale.

    Francesco ha sottolineato che con questa esperienza “voi confermate me nella fede e mi date una grande gioia”.

    Davanti ai 1500 presenti e al papa, un sacerdote, Abel D’Rozario di Dhaka; un missionario, p. Franco Cagnasso, Pime; una suora, suor Mary Chandra delle suore di Maria Regina degli Apostoli; un religioso, p. Lawrence Dias dell’Holy Cross; un seminarista, Marcelius Tirkey, hanno portato la loro testimonianza.

    Al momento del discorso, papa Francesco ha consegnato quello scritto e ha parlato a braccio in lingua spagnola, ampliando temi presenti nel discorso scritto. Egli ha accennato al tema della vocazione, come un seme da far crescere e curare con tenerezza facendo attenzione al diavolo che semina zizzania e pregando per distinguere il seme buono da quello cattivo. E ha chiesto a vescovi, preti, religiosi e religiose, seminaristi di stare attenti alle divisioni create dalle chiacchiere, nemiche dell’armonia. Francesco ha concluso invitando a non avere “facce tristi, anche nel dolore e nelle difficoltà: "cercate la pace – ha detto - e trovate la gioia".

    La scelta della chiesa dell’Holy Rosary non è casuale: la costruzione originale risale al 1600 ed è uno degli edifici più antichi nella storia del cristianesimo bangladeshi.

    Il titolo della chiesa ha dato spunto al papa di organizzare il discorso consegnato sui misteri del Rosario: “Il Rosario è una magnifica meditazione sui misteri della fede che sono la linfa vitale della Chiesa, una preghiera che forgia la vita spirituale e il servizio apostolico. Che siamo sacerdoti, religiosi, consacrati, seminaristi o novizi, la preghiera del Rosario ci stimola a dare le nostre vite completamente a Cristo, in unione con Maria. Ci invita a partecipare alla sollecitudine di Maria nei riguardi di Dio al momento dell’Annunciazione, alla compassione di Cristo per tutta l’umanità quando è appeso alla croce e alla gioia della Chiesa quando riceve il dono dello Spirito Santo dal Signore risorto”.

    Accennando alla “sollecitudine di Maria”, Francesco dice: “So che il lavoro pastorale e l’apostolato richiedono da voi molto, e che le vostre giornate sono spesso lunghe e vi lasciano stanchi. Ma non possiamo portare il nome di Cristo o partecipare alla sua missione senza essere anzitutto uomini e donne radicati nell’amore, accesi dall’amore, attraverso l’incontro personale con Gesù nell’Eucaristia e nelle parole della Sacra Scrittura… La sollecitudine per il Signore ci permette di vedere il mondo attraverso i suoi occhi e di diventare così più sensibili alle necessità di quanti serviamo”.

    Sulla “compassione di Cristo”, nei misteri dolorosi del Rosario, il pontefice sottolinea che “Il sacerdozio e la vita religiosa non sono carriere. Non sono veicoli per avanzare. Sono un servizio, una partecipazione all’amore di Cristo che si sacrifica per il suo gregge”.

    Citando la testimonianza di p. Cagnasso, egli aggiunge: “Ciascuno di noi è chiamato a essere un missionario, portando l’amore misericordioso di Cristo a tutti, specialmente a quanti si trovano alle periferie delle nostre società. Sono particolarmente grato perché in tanti modi molti di voi sono impegnati nei campi dell’impegno sociale, della sanità e dell’educazione, servendo alle necessità delle vostre comunità locali e dei tanti migranti e rifugiati che arrivano nel Paese. Il vostro servizio alla più ampia comunità umana, in particolare a coloro che si trovano maggiormente nel bisogno, è prezioso per edificare una cultura dell’incontro e della solidarietà”.

    “Infine – conclude -  il Rosario ci riempie di gioia per il trionfo di Cristo sulla morte, la sua ascensione alla destra del Padre e l’effusione dello Spirito Santo sul mondo. Tutto il nostro ministero è volto a proclamare la gioia del Vangelo. Nella vita e nell’apostolato, siamo tutti ben consapevoli dei problemi del mondo e delle sofferenze dell’umanità, ma non perdiamo mai la fiducia nel fatto che la forza dell’amore di Cristo prevale sul male e sul Principe della menzogna, che cerca di trarci in inganno. Non lasciatevi mai scoraggiare dalle vostre mancanze o dalle sfide del ministero. Se rimanete solleciti verso il Signore nella preghiera e perseverate nell’offrire la compassione di Cristo ai vostri fratelli e sorelle, allora il Signore riempirà certamente i vostri cuori della confortante gioia del suo Santo Spirito”.

    Alla fine dell’incontro il papa ha recitato insieme ai presenti una preghiera alla Madonna composta per l’occasione. Prima dell'incontro, il pontefice aveva visitato la comunità delle suore di Madre Teresa, vicino alla chiesa dell'Holy Rosary.

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