02/12/2017, 09.15
BANGLADESH-VATICANO
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Tejgaon, suore di Madre Teresa: la compassione di Dio a disabili e poveri di strada

di Anna Chiara Filice

Nella casa di Tejgaon operano 6 missionarie. La struttura accoglie in maniera temporanea uomini e donne malate che vivono nelle baraccopoli. A Dhaka ci sono 8 suore, 99 in tutto il Bangladesh. Sono accolti poveri musulmani, indù, buddisti, cristiani. “Non ci interessa convertire i bisognosi, vogliamo solo servirli”. Dall’inviata.

Dhaka (AsiaNews) – Portare l’amore e la compassione di Dio a bambini, disabili e poveri di strada. È ciò che fanno le Missionarie della Carità, meglio note con il nome di suore di Madre Teresa, nella “Home of Compassion” di Dhaka, nel quartiere di Tejgaon. Sr. M. Avila Therese, la superiora della casa, racconta che tutto viene fatto per “i poveri, per coloro che hanno bisogno di aiuto”.

A Dhaka operano otto suore di Madre Teresa, mentre in tutto il Bangladesh vivono 99 suore e un missionario della Carità. I centri di accoglienza per malati, poveri, disabili, donne emarginate in tutto il Paese sono 12, oltre ad uno gestito dal ramo maschile della congregazione.

Al momento la struttura accoglie 12 bambini disabili e poveri di strada, “spesso orfani o abbandonati dalle famiglie che non vogliono più prendersi cura di loro”. Le suore si preoccupano di tutti i loro bisogni, dalle abluzioni quotidiane, al pasto, ai momenti ricreativi. Nella stanza a loro riservata, si notano giocattoli sparsi, cavallucci a dondolo, pennarelli. Tutto ciò che serve per un’infanzia serena, lontana dai pericoli della strada.

Altri bambini ruotano attorno alla struttura: “Sono quelli che qui vengono ogni giorno per studiare con un’insegnante. O coloro che tutti i sabati vengono per ricevere un pasto gratuito. In tutto 200-300 piccoli”.

Le suore accolgono anche uomini e donne che vivono in strada, per lo più poveri e malati. Qui ricevono trattamenti sanitari e cure amorevoli. “Una volta guariti – continua sr. M. Avila – vanno via e lasciano il posto a nuovi bisognosi. Non abbiamo molto spazio nella struttura, per questo sono solo di passaggio”. Ad oggi gli uomini ospitati sono 28 e le donne 49.

Il servizio per i bisognosi prescinde da ogni appartenenza di fede: “Ci sono ospiti di ogni religione. La maggior parte è musulmana, ma poi ci sono anche buddisti, indù e cristiani. Noi accettiamo ogni povero. E non ci interessa convertirli, vogliamo solo servirli. Rispettiamo ogni religione e crediamo che ognuno debba avere la libertà di professare la propria”. Il lavoro delle missionarie è svolto in modo gratuito, “non accettiamo soldi e non riceviamo uno stipendio per quello che facciamo”.

Il contributo delle suore “è riconosciuto da tutti, e non abbiamo mai ricevuto minacce [dai fondamentalisti islamici] o temuto per la nostra vita. Le persone ci rispettano, ci considerano uno di loro”.

Nonostante tutto il lavoro quotidiano, “i momenti di preghiera non mancano mai: quattro durante la mattina prima di pranzo, e altri tre nel pomeriggio e in serata”.

La visita di papa Francesco, che oggi è stato qui in forma privata e si è raccolto in preghiera nella vicina chiesa dell’Holy Rosary, “è una benedizione. Egli ha benedetto i nostri bambini”. 

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