23/11/2013, 00.00
VATICANO
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Papa ai catecumeni: La sete di Dio unisce gli uomini di tutto il mondo. Senza, la fede diventa rancida

Francesco presiede il Rito di ammissione al Catecumenato, il penultimo appuntamento dell'Anno della Fede che si chiude domani con una messa solenne a San Pietro. Il pontefice consegna i Vangeli a circa 500 catecumeni, provenienti da tutto il mondo, che si stanno preparando a diventare cristiani. Nel corso dell'omelia, il papa sottolinea i "tre momenti" relativi a questo percorso: ascolto, incontro e cammino. Tra i candidati al battesimo si presentano al Papa Mahmoud, Farah, Romina, Yoko (con una veste tradizionale giapponese), Olzi, Rami, Francesca, Christoph, Mimosa e Zhao.

Città del Vaticano (AsiaNews) - La "sete di Dio", l'anelare dell'anima al Signore "unisce tutti gli uomini del mondo. Anche Dio è 'assetato di noi', vuole stare in nostra compagnia. Senza questa sete da parte nostra, la fede diventa rancida. Non dimenticate mai che Gesù vi ama e statene certi, non vi tradirà mai". Sono le parole pronunciate da papa Francesco durante l'omelia della messa con cui ha accolto centinaia di catecumeni provenienti da tutto il mondo. Sono 500 da 47 nazioni diverse, e questo Rito di ammissione è il penultimo appuntamento dell'Anno della Fede che si chiude domani con una messa solenne a San Pietro.

Accogliendo il gruppo nell'atrio della basilica, il Vescovo di Roma dice: "È motivo di grande gioia ricevervi qui, nella basilica che ospita le reliquie dell'apostolo Pietro, cui tutti guardiamo per essere confermati nella fede. Il Verbo di Dio si è fatto carne per raggiungere l'uomo, smarrito per la sua superbia nel peccato. Anche voi siete stati raggiunti dalla Sua appassionata ricerca e ora vi preparate a ricevere la Sua misericordia. La Chiesa vi esorta a raggiungere la pienezza della comunione con Lui". Mahmoud, Farah, Romina, Yoko (che indossa una veste tradizionale giapponese e scambia con il Papa alcune parole prima di ricevere il segno della croce sulla fronte), Olzi, Rami, Francesca, Kriztof, Mimosa, Zhao sono alcuni dei nomi che vengono pronunciati prima delle domande del Papa: "Cosa domandate alla Chiesa? La fede. E cosa dona la fede? La vita eterna". Subito dopo i riti di ingresso nel Catecumenato, Francesco invita il gruppo a entrare in basilica per dare inizio alla messa.

Nella sua omelia, il pontefice dice: "Cari catecumeni, questo momento conclusivo dell'Anno della fede vi vede qui raccolti, con i vostri catechisti e familiari, in rappresentanza anche di tanti altri uomini e donne che stanno compiendo, in diverse parti del mondo, il vostro stesso percorso di fede. Spiritualmente, siamo tutti collegati in questo momento. Venite da molti Paesi diversi, da tradizioni culturali ed esperienze differenti. Eppure, questa sera sentiamo di avere tra di noi tante cose in comune. Soprattutto ne abbiamo una: il desiderio di Dio. Questo desiderio è evocato dalla parola del Salmista: «Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio. L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 42,2-3). Quanto è importante mantenere vivo questo desiderio, questo anelito ad incontrare il Signore e fare esperienza di Lui, del suo amore, della sua misericordia! Se viene a mancare la sete del Dio vivente, la fede rischia di diventare abitudinaria, rischia di spegnersi, come un fuoco che non viene ravvivato. Rischia di diventare rancida, senza senso".

Il racconto del Vangelo, riprende il Papa, "ci ha mostrato Giovanni Battista che ai suoi discepoli indica Gesù come l'Agnello di Dio. Due di essi seguono il Maestro, e poi, a loro volta, diventano 'mediatori' che permettono ad altri di incontrare il Signore, di conoscerlo e di seguirlo. Ci sono tre momenti in questo racconto che richiamano l'esperienza del catecumenato. In primo luogo, c'è l'ascolto. I due discepoli hanno ascoltato la testimonianza del Battista. Anche voi, cari catecumeni, avete ascoltato coloro che vi hanno parlato di Gesù e vi hanno proposto di seguirlo, diventando suoi discepoli per mezzo del Battesimo. Nel tumulto di tante voci che risuonano intorno a noi e dentro di noi, voi avete ascoltato e accolto la voce che vi indicava Gesù come l'unico che può dare senso pieno alla vostra vita".

Il secondo momento è l'incontro: "I due discepoli incontrano il Maestro e rimangono con Lui. Dopo averlo incontrato, avvertono subito qualcosa di nuovo nel loro cuore: l'esigenza di trasmettere la loro gioia anche agli altri, affinché anch'essi lo possano incontrare. Andrea, infatti, incontra suo fratello Simone e lo conduce da Gesù. Quanto ci fa bene contemplare questa scena! Ci ricorda che Dio non ci ha creato per essere soli, chiusi in noi stessi, ma per poter incontrare Lui e per aprirci all'incontro con gli altri. Dio per primo viene verso ognuno di noi; e questo è meraviglioso! Lui viene incontro a noi. Nella Bibbia Dio appare sempre come colui che prende l'iniziativa dell'incontro con l'uomo: è Lui che cerca l'uomo, e di solito lo cerca proprio mentre l'uomo fa l'esperienza amara e tragica di tradire Dio e di fuggire da Lui. Dio non aspetta a cercarlo: lo cerca subito. È un cercatore paziente il nostro Padre! Lui ci precede e ci aspetta sempre". E quando avviene l'incontro, sottolinea Francesco, "non è mai un incontro frettoloso, perché Dio desidera rimanere a lungo con noi per sostenerci, per consolarci, per donarci la sua gioia. Dio si affretta per incontrarci. Ma non ha mai fretta di lasciarci, resta con noi. Come noi aneliamo a Lui e lo desideriamo, così anche Lui ha desiderio di stare con noi, perché noi apparteniamo a Lui, siamo 'cosa' sua, siamo le sue creature. Anche Lui, possiamo dire, ha sete di noi, di incontrarci. Il nostro Dio è 'assetato di noi'. Questo è il cuore di Dio, ed è bello sentire questo".

L'ultimo tratto del racconto è camminare: "I due discepoli camminano verso Gesù e poi fanno un tratto di strada insieme con Lui. È un insegnamento importante per tutti noi. La fede è un cammino con Gesù... ricordate sempre questo: la fede è camminare con Gesù, un cammino che dura tutta la vita. Alla fine ci sarà. Certo, in alcuni momenti di questo cammino ci sentiamo stanchi e confusi. La fede però ci dà la certezza della presenza costante di Gesù in ogni situazione, anche la più dolorosa o difficile da capire. Siamo chiamati a camminare per entrare sempre di più dentro al mistero dell'amore di Dio, che ci sovrasta e ci permette di vivere con serenità e speranza".

In conclusione il Papa affida il gruppo al sostegno della Chiesa e di Maria, la discepola perfetta, e li sprona a non dimenticare mai "il giorno, l'ora in cui per la prima volta siete rimasti con Gesù, avete sentito il suo sguardo su di voi. Non dimenticare mai questo sguardo di Gesù su di te, te, te... è uno sguardo di amore! E così sarete sempre certi dell'amore fedele del Signore. Lui è fedele, e statene certi: Lui non vi tradirà mai!". Ora, dice dopo la preghiera dei fedeli, "andate in pace e con gioia, perché il Signore vi ha guardati e vi ama". 

 

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