20/05/2019, 15.00
VATICANO-PIME
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Papa al Pime: Protagonisti del Mese Missionario Straordinario

di Bernardo Cervellera

Papa Francesco ha incontrato in udienza i missionari del Pime - radunati a Roma per l’Assemblea generale -  e alcune rappresentanti della direzione generale delle Missionarie dell’Immacolata. La proposta dell’Evangelii Nuntiandi di san Paolo VI. “Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati”. Non confondere evangelizzazione con proselitismo. La “gioia di evangelizzare”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il Mese Missionario Straordinario - lanciato da papa Francesco per l’ottobre 2019, nell’occasione dei 100 anni dalla Lettera Apostolica Maximum illud di Papa Benedetto XV – deve trovare i missionari del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) “protagonisti di questa ricorrenza, affinché sia occasione per rinnovare lo slancio missionario ad gentes”. È l’invito che papa Francesco ha rivolto oggi a un gruppo scelto di membri dell’istituto, in un’udienza stamattina.

L’incontro con il pontefice è avvenuto in occasione della XV Assemblea generale che il Pime sta celebrando in questi giorni. Assieme alla nuova direzione generale e alla direzione generale delle Missionarie dell’Immacolata, erano presenti i membri dell’Assemblea, oltre ad alcuni padri della comunità di Roma.

P. Ferruccio Brambillasca, superiore generale, ha salutato il pontefice ricordando le caratteristiche tradizionali del Pime: missionari ad gentes, per i non cristiani; che si donano a vita alla missione, e non per un periodo limitato; che vanno oltre i confini della propria nazione (ad extra); che svolgono la loro opera insieme, in una “famiglia di apostoli”. Egli ha anche sottolineato che in nell’Assemblea in corso, i missionari stanno studiando “persone, luoghi e modi della missione per il PIME di oggi e di domani” per rispondere all’urgenza impellente dell’evangelizzazione, come testimoniato da san Paolo: “Guai a me se non evangelizzo”.

Nel suo discorso, papa Francesco ha anzitutto sottolineato la “novità” qualificante l’istituto, Il “principio della corresponsabilità di tutte le diocesi per la diffusione del Vangelo ai popoli che ancora non conoscono Gesù Cristo”. E ha detto che l’urgenza della missione è “la necessità di annunciare Gesù Cristo”, perché “solo da Cristo prendono senso la nostra vita e la nostra missione”. Tale urgenza è simile a quella espressa da san Paolo VI nel suo famoso discorso a Manila nel 1970, che egli ha citato, e in quanto il papa del post-Concilio ha scritto nell’Evangelii Nuntiandi: “Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati” (EN, 22).

“Evangelizzare – ha aggiunto - è la grazia e la vocazione propria del vostro Istituto, la sua identità più profonda (cfr ibid., 14). Questa missione però – è sempre bene sottolinearlo – non vi appartiene, perché essa sgorga dalla grazia di Dio. Non c’è una scuola per diventare evangelizzatori; ci sono aiuti, ma è un’altra cosa. È una vocazione che avete da Dio. O sei evangelizzatore o non lo sei”.

Distaccandosi dal discorso scritto, a braccio egli ha comunicato una preoccupazione: quella di confondere la missione col proselitismo: “C’è un pericolo che torna a spuntare – sembrava superato ma torna a spuntare –: confondere evangelizzazione con proselitismo. No. Evangelizzazione è testimonianza di Gesù Cristo, morto e risorto. È Lui che attrae. È per questo che la Chiesa cresce per attrazione e non per proselitismo, come aveva detto Benedetto XVI. Ma questa confusione è nata un po’ da una concezione politico-economicista dell’“evangelizzazione”, che non è più evangelizzazione. Poi la presenza, la presenza concreta, per cui ti domandano perché sei così. E allora tu annunci Gesù Cristo. Non è cercare nuovi soci per questa “società cattolica”, no, è far vedere Gesù: che Lui si faccia vedere nella mia persona, nel mio comportamento; e aprire con la mia vita spazi a Gesù. Questo è evangelizzare. E questo è quello che hanno avuto nel cuore i vostri fondatori”.

Nell’ottica di prepararsi al Mese Missionario Straordinario, trovando la forza di un rinnovamento nella vita e nelle strutture del Pime, Francesco ha detto: “Non temiamo di intraprendere, con fiducia in Dio e tanto coraggio, una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale” (Lettera di indizione del Mese Missionario Straordinario 2019).

Affidando poi i missionari del Pime a Maria, perché essi siano sostenuti nel loro “lavoro al servizio del Vangelo”, “con gioia, anche nella fatica”, papa Francesco, ancora a braccio, ha aggiunto: “E su questo mi permetto di raccomandarvi gli ultimi numeri della Evangelii nuntiandi. Voi sapete che l’Evangelii nuntiandi è il documento pastorale più grande del dopo-Concilio: è ancora recente, ancora è vigente e non ha perso forza. Negli ultimi numeri, quando descrive come dev’essere un evangelizzatore, parla della gioia di evangelizzare. Quando San Paolo VI parla dei peccati dell’evangelizzatore: i quattro o cinque ultimi numeri. Leggetelo bene, pensando alla gioia che lui ci raccomanda”.

“Vi benedico – ha concluso - e prego per voi. E avete promesso, almeno il Superiore Generale ha promesso di pregare per me. Fatelo, per favore. Grazie!”.

 

Per il discorso completo, vedi allegato in fondo all'articolo.


Udienza_di_papa_Francesco_ai_missionari_del_Pime.docx


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