17/01/2018, 10.43
VATICANO - CILE
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Papa in Cile: la missione della Chiesa è di tutti, evitare il clericalismo

Francesco ha incontrato vescovi e sacerdoti cileni e visitato un carcere femminile. Con i sacerdoti è tornato a parlare del dramma della pedofilia e in nunziatura ha ricevuto un piccolo gruppo di vittime di abusi sessuali da parte del clero. L’incontro  si è svolto in forma strettamente privata e nessun altro era presente.

Santiago del Cile (AsiaNews) – Detenute e vittime degli abusi dei sacerdoti oltre che vescovi, sacerdoti e consacrati. La seconda parte della prima giornata di papa Francesco in Cile è stata dedicata a loro, uniti dal messaggio che tutti fanno parte di una umanità ferita, salvata dalla misericordia divina e unita dalla missione  della Chiesa che è di tutti. E l’essere sacerdote o vescovo, quindi, non significa far parte di una élite.

L’ha detto espressamente ai vescovi, incontrati nella sagrestia della cattedrale di Santiago, esortati a non aver paura di spogliarsi di ciò che,  nel mondo secolarizzato di oggi, “allontana dal mandato missionario”, che è di tutti. Non avere la consapevolezza di essere parte del popolo di Dio “come servitori e non come padroni” ha in sé il rischio di cadere in una delle “tentazioni che arrecano maggior danno al dinamismo missionario”: il clericalismo. E’. ha detto il Papa “una caricatura della vocazione ricevuta. La mancanza di consapevolezza del fatto che la missione è di tutta la Chiesa e non del prete o del vescovo limita l’orizzonte e, quello che è peggio, limita tutte le iniziative che lo Spirito può suscitare in mezzo a noi. Diciamolo chiaramente, i laici non sono i nostri servi, né i nostri impiegati. Non devono ripetere come ‘pappagalli’ quello che diciamo”.

Francesco si è quindi detto “preoccupato per la formazione dei seminaristi: che siano pastori al servizio del popolo di Dio. Che siano pastori. Con la dottrina, con la disciplina, con il sacramento, con la vicinanza, con le opere di carità, ma che abbiano questa coscienza di popolo”.

Nel corso dei saluti, il Papa ha ricordato mons. Bernardino Piñera Carvallo. E’ il vescovo più anziano del mondo, “tanto in età come in anni di episcopato”, visto che a breve, a 103 anni, compirà 60 anni di episcopato: ha vissuto quattro sessioni del Concilio Vaticano II ed è una “bella memoria vivente”.

La “comunità” è stata al centro anche dell’incontro con i sacerdoti ai quali Francesco è tornato a parlare del dramma della pedofilia con il dolore che essa provoca nella comunità ecclesiale. “Conosco – ha detto - il dolore che hanno significato i casi di abusi contro minori e seguo con attenzione quanto fate per superare questo grave e doloroso male. Dolore per il danno e la sofferenza delle vittime e delle loro famiglie, che hanno visto tradita la fiducia che avevano posto nei ministri della Chiesa. Dolore per la sofferenza delle comunità ecclesiali; e dolore anche per voi, fratelli, che oltre alla fatica della dedizione, avete vissuto il danno provocato dal sospetto e dalla messa in discussione, che in alcuni o in molti può aver insinuato il dubbio, la paura e la sfiducia”.

Il Papa ha poi ricordato che Gesù risorto non ha per Pietro che lo aveva “deluso”, “né il rimprovero né la condanna”. Gesù gli chiede: “mi ami?”. Di qui la coscienza che “il consacrato è colui e colei che incontra nelle proprie ferite i segni della Risurrezione; che riesce a vedere nelle ferite del mondo la forza della Risurrezione; che, come Gesù, non va incontro ai fratelli con il rimprovero e la condanna”. E la consapevolezza di essere piagati “ci si libera dal diventare autoreferenziali, di credersi superiori”.

“Conoscere Pietro abbattuto per conoscere Pietro trasfigurato – ha concluso - è l’invito a passare dall’essere una Chiesa di abbattuti desolati a una Chiesa servitrice di tanti abbattuti che vivono accanto a noi”.

Nel corso della giornata, papa Francesco ha incontrato in nunziatura, un piccolo gruppo di vittime di abusi sessuali da parte del clero. L’incontro, ha reso noto il  direttore della Sala stampa vaticana, Greg Burke, si è svolto in forma strettamente privata . Nessun altro era presente: solamente il Papa e le vittime. E questo perché potessero raccontare le loro sofferenze a Francesco, che li ha ascoltati e ha pregato e pianto con loro.

Il pomeriggio del Papa a Santiago era cominciato al carcere femminile di Santiago  dove ha incontrato alcune detenute (nella foto), che lo hanno accolto con i loro figli. Essere private della libertà, ha detto loro, non significa smettere di sognare, né dover perdere la dignità. “La dignità non si tocca”. “Oggi – ha detto ancora - siete private della libertà, ma ciò non vuol dire che questa situazione sia definitiva” e l’obiettivo è il reinserimento nella società. “Una pena senza futuro, una condanna senza futuro non è una condanna umana: è una tortura. Ogni pena che una persona si trova a scontare per pagare un debito con la società, deve avere un orizzonte, l’orizzonte del reinserimento, e quindi devo prepararmi per il reinserimento. Questo dovete esigerlo, da voi stesse e dalla società”.

Il Papa ha anche sostenuto che la sicurezza pubblica, "non va ridotta solo a misure di maggior controllo ma soprattutto va costruita con misure di prevenzione, col lavoro, l’educazione e più vita comunitaria” .

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