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  • » 18/09/2016, 12.46

    VATICANO

    Papa: Abbiamo bisogno di pace. La guerra è diffusa dappertutto nel mondo



    Al termine della preghiera dell’Angelus, papa Francesco, invita a vivere l’incontro di Assisi del 20 settembre come “una Giornata di preghiera per la pace”. Nella vita occorre scegliere “tra due strade: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male”. Il saluto ai partecipanti al Congresso eucaristico nazionale di Genova. La beatificazione di Elisabetta Sanna.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – “Oggi abbiamo bisogno di pace, in questa guerra diffusa dappertutto nel mondo. Preghiamo per la pace”. Con questa considerazione, papa Francesco ha annunciato oggi che il 20 settembre si recherà ad Assisi “per l’incontro di preghiera per la pace, a 30 anni da quello storico convocato da san Giovanni Paolo II”.

    Salutando i pellegrini giunti in piazza san Pietro per la recita dell’Angelus, dopo la preghiera mariana, dopo aver annunciato l’incontro di Assisi, il pontefice ha detto: “Invito le parrocchie, le associazioni ecclesiali e i singoli fedeli di tutto il mondo a vivere quel giorno come una Giornata di preghiera per la pace. Oggi abbiamo bisogno di pace, in questa guerra diffusa dappertutto nel mondo. Preghiamo per la pace.

    Sull’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di mitezza, siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli.

    Martedì tutti uniti in preghiera; ognuno prenda un tempo particolare”.

    All’incontro di Assisi saranno presenti circa 400 leader religiosi dal mondo intero, ma non il Dalai Lama, presente 30 anni fa che, secondo quanto riferito dal suo segretario ad AsiaNews, non ha ricevuto “alcun invito”.

    In precedenza il papa si è soffermato a commentare il vangelo odierno (Luca 16, 1-13), che presenta “il racconto della parabola dell’amministratore infedele e corrotto, che viene lodato da Gesù nonostante la sua disonestà”. Gesù, ha spiegato il pontefice, loda la sua astuzia usata per “accattivarsi la benevolenza dei debitori, condonando loro parte del debito per assicurarsi un futuro”.

    “A tale astuzia mondana – ha continuato - noi siamo chiamati a rispondere con l’astuzia cristiana, che è dono dello Spirito Santo. Si tratta di allontanarsi dallo spirito e dai valori del mondo, che tanto piacciono al demonio, per vivere secondo il Vangelo. La mondanità si manifesta con atteggiamenti di corruzione, di inganno, di sopraffazione, e costituisce la strada più sbagliata, la strada del peccato, anche se è quella più comoda da percorrere. Invece lo spirito del Vangelo richiede uno stile di vita serio – ma gioioso - e impegnativo, improntato all’onestà, alla correttezza, al rispetto degli altri e della loro dignità, al senso del dovere. Questa è l’astuzia cristiana!

    Il percorso della vita necessariamente comporta una scelta tra due strade: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male. Non si può oscillare tra l’una e l’altra, perché si muovono su logiche diverse e contrastanti”.

    Ricordando poi la frase evangelica che “nessun servo può servire a due padroni”, Francesco ha concluso: “Gesù oggi ci esorta a fare una scelta chiara tra Lui e lo spirito del mondo, tra la logica della corruzione, della sopraffazione e dell’avidità e quella della rettitudine, della mitezza e della condivisione. Qualcuno si comporta con la corruzione come con le droghe: pensa di poterla usare e smettere quando vuole. Si comincia da poco: una mancia di qua, una mancia di là e a poco a poco genera corruzione. Invece anche la corruzione produce assuefazione, e genera povertà, sfruttamento, sofferenza… Nella gratuità e nella donazione di noi stessi ai fratelli, serviamo il padrone giusto: Dio”.

    Al termine della preghiera mariana, il papa ha ricordato che ieri a Codrongianos (Sassari) è stata proclamata beata Elisabetta Sanna, madre di famiglia, con sette figli. Rimasta vedova, si dedicò totalmente alla preghiera e al servizio degli ammalati e dei poveri. “La sua testimonianza – ha detto Francesco - è modello di carità evangelica animata dalla fede”.

    Il pontefice ha poi indirizzato un saluto ai partecipanti al Congresso eucaristico nazionale conclusosi oggi a Genova. “Rivolgo un saluto speciale – ha detto il papa - a tutti i fedeli là convenuti, e auspico che questo evento di grazia ravvivi nel popolo italiano la fede nel santissimo Sacramento dell’Eucaristia, nel quale adoriamo Cristo sorgente di vita e di speranza per ogni uomo”.

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