22/08/2007, 00.00
VATICANO
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Papa: Con Gregorio di Nazianzo, “avvicinarsi a Dio per superare la stanchezza del proprio io”

Benedetto XVI completa la presentazione del Padre della Chiesa, mostrando il suo impegno di teologo a servizio della Parola, della Chiesa, della missione e della solidarietà.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Gregorio…. ha sentito il bisogno di avvicinarsi a Dio per superare la stanchezza del proprio io”: con toni quasi esistenzialisti, Benedetto XVI ha presentato oggi all’udienza generale la figura di Gregorio di Nazianzo. Di lui aveva già parlato la volta scorsa. Ma il papa tedesco ha voluto mettere in luce ancora di più la personalità, il valore e l’attualità di questo Padre della Chiesa, uno dei cardini della teologia greca e orientale.

Con toni attuali e contemporanei, Benedetto XVI ha ricordato che Gregorio “ha sperimentato lo slancio dell'anima, la vivacità di uno spirito sensibile e l'instabilità della felicità effimera. Per lui, nel dramma di una vita su cui pesava la coscienza della propria debolezza e della propria miseria, l’esperienza dell’amore di Dio ha sempre avuto il sopravvento. Hai un compito anima, – dice san Gregorio anche a noi –, il compito di trovare la vera luce, di trovare la vera altezza della tua vita. E la tua vita è incontrarti con Dio, che ha sete della nostra sete”.

Gregorio è proposto anche come modello di maestro e teologo. “Di fatto – dice il papa -  egli mise al servizio di Dio e della Chiesa il suo talento di scrittore e di oratore. Compose numerosi discorsi, varie omelie e panegirici, molte lettere e opere poetiche (quasi 18.000 versi!): un'attività veramente prodigiosa”. E ancora: “Il Nazianzeno era un uomo mite, e nella sua vita cercò sempre di fare opera di pace nella Chiesa del suo tempo, lacerata da discordie e da eresie. Con audacia evangelica si sforzò di superare la propria timidezza per proclamare la verità della fede”.

Benedetto XVI mostra il forte legame fra l’insegnamento di Gregorio, la vita della Chiesa e la missione. Nella sua opera Gregorio “fece risplendere la luce della Trinità, difendendo la fede proclamata nel Concilio di Nicea: un solo Dio in tre Persone uguali e distinte – Padre, Figlio e Spirito Santo –, ‘tri­plice luce che in unico / splendor s'aduna’ (Inno vespertino: Carmina [historica] 2,1,32: PG 37,512)”.

Allo stesso tempo difese “la piena umanità di Cristo”, contro le eresie gnostiche. “Contro l'eresia di Apollinare, il quale sosteneva che Gesù Cristo non aveva assunto un’anima razionale, Gregorio affronta il problema alla luce del mistero della salvezza: ‘Ciò che non è stato assunto, non è stato guarito’ (Ep. 101,32: SC 208,50), e se Cristo non fosse stato ‘dotato di intelletto razionale, come avrebbe potuto essere uomo?’ (Ep. 101,34: SC 208,50)”. E con un occhio al dibattito contemporaneo su fede e ragione, il pontefice aggiunge: “Era proprio il nostro intelletto, la nostra ragione che aveva e ha bisogno della relazione, dell’incontro con Dio in Cristo”.

Da questa solidarietà con il Signore nasce anche la solidarietà fra gli uomini: “[Gregorio] scrive: “ ‘Noi siamo tutti una sola cosa nel Signore’ (cfr Rm 12,5), ricchi e poveri, schiavi e liberi, sani e malati; e unico è il capo da cui tutto deriva: Gesù Cristo. E come fanno le membra di un solo corpo, ciascuno si occupi di ciascuno, e tutti di tutti». Poi, riferendosi ai malati e alle persone in difficoltà, conclude: ‘Questa è l'unica salvezza per la nostra carne e la nostra anima: la carità verso di loro’ (Oratio 14,8 de pauperum amore: PG 35,868ab). Gregorio sottolinea che l'uomo deve imitare la bontà e l'amore di Dio, e quindi raccomanda: ‘Se sei sano e ricco, allevia il bisogno di chi è malato e povero; se non sei caduto, soccorri chi è caduto e vive nella sofferenza; se sei lieto, consola chi è triste; se sei fortunato, aiuta chi è morso dalla sventura. Da’ a Dio una prova di riconoscenza, perché sei uno di quelli che possono beneficare, e non di quelli che hanno bisogno di essere beneficati... Sii ricco non solo di beni, ma anche di pietà; non solo di oro, ma di virtù, o meglio, di questa sola. Supera la fama del tuo prossimo mostrandoti più buono di tutti; renditi Dio per lo sventurato, imitando la misericordia di Dio’ (Oratio 14,26 de pauperum amore: PG 35,892bc)”. A questo proposito Benedetto XVI ha ricordato – nei saluti in spagnolo vero la fine dell’udienza – il dovere della solidarietà verso i terremotati del Perù.

Ricordando ancora il valore della preghiera per Gregorio (“l'incontro della sete di Dio con la nostra sete”), il papa mette in luce anche come il santo “chiede aiuto a Cristo, per essere rialzato e riprendere il cammino: ‘Sono stato deluso, o mio Cristo, / per il mio troppo presumere: / dalle altezze sono caduto molto in basso. / Ma rialzami di nuovo ora, poiché vedo / che da me stesso mi sono ingannato; / se troppo ancora confiderò in me stesso, / subito cadrò, e la caduta sarà fatale’ (Carmina [historica] 2,1,67: PG 37,1408)”.

Foto: CPP

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