01/05/2019, 10.17
VATICANO
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Papa: Dio ‘non è l’autore del male’ e non ci induce in tentazione

All’udienza generale Francesco parla della penultima invocazione del Padre Nostro e sottolinea che quando il male si affaccia nella vita dell’uomo, Dio “combatte al suo fianco, perché possa esserne liberato”. “La gente dice perché parlare del diavolo? Una cosa antica, il diavolo non esiste. Ma Gesù fu tentato dal diavolo e Gesù respinge ogni tentazione ed esce vittorioso”.

 

Città del Vaticano (AsiaNews) – Dio “non è l’autore del male”, non ci induce in tentazione, come dice una traduzione “un po’ zoppicante” del testo greco del Padre Nostro. Anzi, “quando il male si affaccia nella vita dell’uomo, combatte al suo fianco, perché possa esserne liberato”. La penultima invocazione del Padre Nostro è stata illustrata da papa Francesco nella catechesi per l’udienza generale, anche oggi dedicata alla preghiera insegnata da Gesù.

Alle 40mila persone presenti in piazza san Pietro, il Papa ha detto che nell’ultima parte del Padre Nostro “il nostro dialogo con il Padre celeste entra, per così dire, nel vivo del dramma, cioè sul terreno del confronto tra la nostra libertà e le insidie del maligno. Come è noto, l’espressione originale greca contenuta nei Vangeli è difficile da rendere in maniera esatta, e tutte le traduzioni moderne sono un po’ zoppicanti. Su un elemento però possiamo convergere in maniera unanime: comunque si comprenda il testo, dobbiamo escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo. Come se Dio stesse in agguato per tendere insidie e tranelli ai suoi figli. Un’interpretazione di questo genere contrasta anzitutto con il testo stesso, ed è lontana dall’immagine di Dio che Gesù ci ha rivelato. Non dimentichiamo che il Padre Nostro comincia con Padre e un padre non fa tentazioni ai suoi figli. I cristiani non hanno a che fare con un Dio invidioso, in competizione con l’uomo, o che si diverte a metterlo alla prova. Questo è da un dio pagano. Leggiamo nella Lettera di Giacomo apostolo: «Nessuno, quando è tentato, dica: ‘Sono tentato da Dio’; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno» (1,13). Semmai il contrario: il Padre non è l’autore del male, a nessun figlio che chiede un pesce dà una serpe (cfr Lc 11,11) e quando il male si affaccia nella vita dell’uomo, combatte al suo fianco, perché possa esserne liberato. Un Dio che sempre combatte per noi, non contro di noi. È in questo senso che noi preghiamo il ‘Padre nostro’”.

“Se siamo tentati di compiere il male, negando la fraternità con gli altri e desiderando un potere assoluto su tutto e tutti, Gesù ha già combattuto per noi questa tentazione: lo attestano le prime pagine dei Vangeli. Subito dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni, in mezzo alla folla dei peccatori, Gesù si ritira nel deserto e viene tentato da Satana. Comincia così la vita pubblica di Gesù”.  “La gente dice perché parlare del diavolo? Una cosa antica, il diavolo non esiste. Ma Gesù fu tentato dal diavolo e Gesù respinge ogni tentazione ed esce vittorioso”.

“Ma anche nel tempo della prova suprema Dio non ci lascia soli. Quando Gesù si ritira a pregare nel Getsemani, il suo cuore viene invaso da un’angoscia indicibile, ed Egli sperimenta la solitudine e l’abbandono. La prova è tanto lacerante che capita qualcosa di inaspettato. Gesù non mendica mai amore per sé stesso, eppure in quella notte sente la sua anima triste fino alla morte, e allora chiede la vicinanza dei suoi amici: «Restate qui e vegliate con me!» (Mt 26,38). Come sappiamo, i discepoli, appesantiti da un torpore causato dalla paura, si addormentarono. Nel tempo dell’agonia, Dio chiede all’uomo di non abbandonarlo, e l’uomo invece dorme. Nel tempo in cui l’uomo conosce la sua prova, Dio invece veglia. Nei momenti più brutti della nostra vita, Dio è con noi, perché è padre e il Padre non abbandona i suoi figli. Quella notte di dolore e di lotta sono l’ultimo sigillo dell’Incarnazione: Dio scende a trovarci nei nostri abissi e nei travagli che costellano la storia. È il nostro conforto nell’ora della prova: sapere che quella valle, da quando Gesù l’ha attraversata, non è più desolata, ma è benedetta dalla presenza del Figlio di Dio. Lui non ci abbandonerà mai!”       .

“Allontana dunque da noi, o Dio – ha concluso Francesco - il tempo della prova e della tentazione. Ma quando arriverà per noi questo tempo, mostraci che non siamo soli, che il Cristo ha già preso su di sé anche il peso di quella croce, mostraci che Gesù ci chiama a portarla con Lui, abbandonandoci fiduciosi all’amore del Padre”.

Il Papa, infine, nel saluto agli italiani ha ricordato che “oggi celebriamo la Memoria di San Giuseppe lavoratore. La figura dell’umile lavoratore di Nazareth ci orienti sempre verso Cristo; sostenga il sacrificio di coloro che operano il bene e interceda per quanti hanno perso il proprio lavoro o non riescono a trovarlo”

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