28/01/2018, 12.20
VATICANO
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Papa: Fino a quando il popolo afghano dovrà sopportare questa disumana violenza?

All’Angelus papa Francesco lancia un appello per l’Afghanistan colpito in questi giorni da attentati terroristi. Ricordata la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Due ragazzi dell’Azione cattolica leggono il Messaggio della pace. “Gesù è il nostro Maestro, potente in parole e opere”.

Città del Vaticano (AsiaNews) “Fino a quando il popolo afghano dovrà sopportare questa disumana violenza?”: è la domanda di papa Francesco ha posto oggi dopo la recita dell’Angelus con i pellegrini in piazza san Pietro, ricordando l’attentato terrorista avvenuto ieri a Kabul, quando un’ambulanza riempita di esplosivo è scoppiata nella zona centrale della città, facendo più di 100 morti e oltre 150 feriti. Il pontefice ha accennato anche ad altri attentati avvenuti in questi giorni, in particolare quello che ha colpito l’hotel Intercontinental della capitale. “Preghiamo in silenzio – ha aggiunto il papa - per tutte le vittime e per le loro famiglie; e preghiamo per quanti, in quel Paese, continuano a lavorare per costruire la pace”.

In precedenza, Francesco ha introdotto la preghiera mariana con una riflessione sul vangelo della messa di oggi (4° domenica per anno, B, Marco 1,21-28), in cui Gesù nella sinagoga di Cafarnao si mostra come “profeta potente in parole e in opere”, predicando “con autorità” e cacciando lo spirito immondo da un indemoniato.

“La potenza di Gesù – ha continuato - conferma l’autorevolezza del suo insegnamento. Egli non pronuncia solo parole, ma agisce. Così manifesta il progetto di Dio con le parole e con la potenza delle opere. Nel Vangelo, infatti, vediamo che Gesù, nella sua missione terrena, rivela l’amore di Dio sia con la predicazione sia con innumerevoli gesti di attenzione e soccorso ai malati, ai bisognosi, ai bambini, ai peccatori.

Il brano evangelico di oggi ci mostra che Gesù è il nostro Maestro, potente in parole e opere. Gesù ci comunica tutta la luce che illumina le strade, a volte buie, della nostra esistenza; ci comunica anche la forza necessaria per superare le difficoltà, le prove, le tentazioni. Pensiamo a quale grande grazia è per noi aver conosciuto questo Dio così potente e così buono! Un maestro e un amico, che ci indica la strada e si prende cura di noi, specialmente quando siamo nel bisogno”.

“La Vergine Maria – ha concluso -  donna dell’ascolto, ci aiuti a fare silenzio attorno e dentro di noi, per ascoltare, nel frastuono dei messaggi del mondo, la parola più autorevole che ci sia: quella del suo Figlio Gesù, che annuncia il senso della nostra esistenza e ci libera da ogni schiavitù, anche da quella del Maligno”.

Dopo l’Angelus e dopo l’appello per l’Afghanistan, Francesco ha ricordato che oggi si celebra la Giornata mondiale dei malati di lebbra. “Questa malattia – ha detto - purtroppo colpisce ancora soprattutto le persone più disagiate e più povere. A questi fratelli e sorelle assicuriamo la nostra vicinanza e solidarietà; e preghiamo anche per coloro che li assistono e si adoperano per il loro reinserimento nella società”.

Prima di concludere, il papa ha salutato le migliaia di ragazzi e le ragazze dell’Azione Cattolica della diocesi di Roma, che hanno terminato l’iniziativa della “Carovana della Pace”. “Non stancatevi – ha detto loro - di essere strumenti di pace e di gioia tra i vostri coetanei!”.

Dopo ciò, il pontefice ha lasciato lo spazio al microfono a due ragazzi che hanno letto il loro Messaggio di pace. Durante questo mese i ragazzi hanno raccolto fondi per i bambini disabili rifugiati dell’Iraq.

Il papa ha concluso: “Ora, ognuno di noi, nel suo cuore prega per la pace. E insieme “alle nostre preghiere per la pace, saliranno al cielo i palloncini!”. E dalla piazza sono stati liberati centinaia di palloncini multicolori.

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