10/05/2009, 00.00
VATICANO-GIORDANIA
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Papa: Gesù dia “il suo coraggio” ai cristiani di Terra Santa

di Franco Pisano / inviato
Nella messa celebrata ad Amman, Benedetto XVI sottolinea "il carisma profetico" delle donne. Alla cerimonia gruppi venuti anche da Libano e Palestina. E profughi iracheni, compresi 40 bambini: alcuni hanno ricevuto dal Papa la loro prima comunione.
Amman (AsiaNews) – Gesù vi dia “il suo coraggio”: è l’augurio e al tempo stesso il mandato che Benedetto XVI ha affidato oggi ai 20mila cattolici che hanno riempito l’International Stadium di Amman, per una messa che ha dato occasione al Papa di sottolineare "il carisma profetico" delle donne, specialmente in questa regione.
 
E’ l’unica messa pubblica che il Papa celebra nella visita a questo Paese. La Giordania – che oggi ha concesso un giorno di festa ai cristiani - è in certo modo un’isola felice per i cristiani, che sono poco più di 100mila, il 2% della popolazione, ma sono liberi di professare la loro fede, costruire chiese e scuole e, ora, anche una università. Tutt’intorno, la situazione è ben diversa: si va dall’occhiuto controllo siriano alle violenze irachene. E ci sono 70mila cristiani tra i quasi 700mila profughi rifugiatisi qui dall’Iraq. Ce ne sono anche alla messa papale, chiamano il Papa a gran voce. E sono iracheni 40 dei 200 bambini che oggi fanno la prima comunione, alcuni la ricevono da Benedetto XVI.
 
Sono venuto, dice il Papa ai presenti, per “incoraggiarvi a perseverare nella fede, speranza e carità, in fedeltà alle antiche tradizioni e alla singolare storia di testimonianza cristiana che vi ricollega all'età degli Apostoli. La comunità cattolica di qui - aggiunge - è profondamente toccata dalle difficoltà e incertezze che riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità che deriva dalla vostra eredità cristiana”. Già sull’aereo che lo portava qui, parlando con i giornalisti, Benedetto XVI aveva detto che la sua visita voleva servire a d aiutare i cristiani della regione “a trovare il coraggio, l’umiltà e la pazienza di restare in questi Paesi e offrire il loro contributo per il futuro”.
 
“Che il coraggio di Cristo nostro pastore - aggiunge oggi - vi ispiri e vi sostenga quotidianamente nei vostri sforzi di dare testimonianza della fede cristiana e di mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre. La fedeltà alle vostre radici cristiane, la fedeltà alla missione della Chiesa in Terra Santa, vi chiedono un particolare tipo di coraggio: il coraggio della convinzione nata da una fede personale, non semplicemente da una convenzione sociale o da una tradizione familiare; il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri cristiani nel servizio del Vangelo e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde tragedie umane; il coraggio di costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone di diverse religioni e culture e così arricchire il tessuto della società. Ciò significa anche dare testimonianza all'amore che ci ispira a ‘sacrificare’ la nostra vita nel servizio agli altri e così a contrastare modi di pensare che giustificano il ‘stroncare’ vite innocenti”. “Chiediamo alla Madre della Chiesa - ribadisce al Regina Caeli - di volgere lo sguardo misericordioso su tutti i cristiani di queste terre; con l’aiuto delle sue preghiere possano essere veramente una cosa sola nella fede che professano e nella testimonianza che offrono”.
 
Alla preghiera dei fedeli si chiede “la tanto sospirata pace” in Medio Oriente, in Palestina, in Iraq e in Libano. In un lato dello stadio c’è anche un gruppo di cattolici libanesi, che invitano il Papa ad andarli a trovare. Ci sono anche bandiere palestinesi, qua e là.
 
Canti e letture anche in arabo e aramaico, intorno al grande altare decorato con le immagini di Gesà, Maria e Giovanni Battista, patrono di questo Paese. La folla è molto attenta e molto partecipe, all’interno dello stadio, lo stesso ove nove anni fa celebrò messa Giovanni Paolo II. Il patriarca latino di Gerusalemme, Fouuad Twal, nel suo saluto loda la “stabilità” offerta dal governo di questo Paese e aggiunge che anche se incontra grandi difficoltà, la Chiesa di queste terre vede crescere le vocazioni.
 
Per le Chiese di Terra Santa, quello attuale è l’Anno della famiglia. Lo ricorda Benedetto XVI che parla di “forti famiglie cristiane di queste terre” ed esalta il ruolo delle donne nel piano di Dio. “Quanto - dice - la Chiesa in queste terre deve alla testimonianza di fede e di amore di innumerevoli madri cristiane, Suore, maestre ed infermiere, di tutte quelle donne che in diverse maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e a promuovere 1'amore! Fin dalle prime pagine della Bibbia, vediamo come uomo e donna creati ad immagine di Dio, sono chiamati a completarsi l'un l'altro come amministratori dei doni di Dio e suoi collaboratori nel comunicare il dono della vita, sia fisica che spirituale, al nostro mondo. Sfortunatamente, questa dignità e missione donate da Dio alle donne non sono state sempre sufficientemente comprese e stimate. La Chiesa, e la società nel suo insieme, sono arrivate a rendersi conto quanto urgentemente abbiamo bisogno di ciò che il mio predecessore Papa Giovanni Paolo II chiamava ‘il carisma profetico’ delle donne come portatrici di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace, comunicatrici di calore ed umanità ad un mondo che troppo spesso giudica il valore della persona con freddi criteri di sfruttamento e profitto. Con la sua pubblica testimonianza di rispetto per le donne e con la sua difesa dell'innata dignità di ogni persona umana, la Chiesa in Terra Santa può dare un importante contributo allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla costruzione della civiltà dell'amore”.
 
Del “carisma profetico delle donne” Benedetto XVI parla anche al Regina Caeli. “L’esempio supremo delle virtù femminili - dice - è la Beata Vergine Maria: la Madre della Misericordia e Regina della pace. Mentre ora ci riolgiamo a lei, invochiamo la sua materna intercessione per tutte le famiglie di queste terre, affinché possano veramente essere scuole di preghiera e scuole di amore”.
 
La gente applaude, poi comincia a sfollare. Malvolentieri: domani Benedetto XVI partirà, diretto a Gerusalemme.
 
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