21/02/2016, 11.53
VATICANO
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Papa: Il Messico, viaggio di trasfigurazione. Basta pena di morte

Prima della preghiera mariana dell’Angelus, Francesco ricorda il recente viaggio apostolico in America Latina: “Il baricentro è stata la Vergine di Guadalupe”. Una lode speciale alla Trinità per l’incontro con il patriarca russo Kirill: “Una luce profetica di Risurrezione, di cui oggi il mondo ha più che mai bisogno. La Santa Madre di Dio continui a guidarci nel cammino dell’unità”. Dopo l’Angelus un appello per una moratoria alle esecuzioni durante l’Anno Santo. Ai presenti in piazza viene donata la “Misericordina”, un rosario e un’immagine di Gesù. 

Città del Vaticano (AsiaNews) - Il viaggio apostolico in Messico “è stata per tutti noi un’esperienza di trasfigurazione. Come mai? Il Signore ci ha mostrato la luce della sua gloria attraverso il corpo della sua Chiesa, del suo Popolo santo che vive in quella terra. Un corpo tante volte ferito, un Popolo tante volte oppresso, disprezzato, violato nella sua dignità. In effetti, i diversi incontri vissuti in Messico sono stati pieni di luce: la luce della fede che trasfigura i volti e rischiara il cammino”. Lo ha detto papa Francesco prima della preghiera mariana dell’Angelus, davanti a decine di migliaia di persone riunite in piazza san Pietro.

Francesco commenta il Vangelo della Trasfigurazione, da cui parte per ricordare gli eventi messicani: “Il ‘baricentro’ spirituale del mio pellegrinaggio è stato il Santuario della Madonna di Guadalupe. Rimanere in silenzio davanti all’immagine della Madre era ciò che prima di tutto mi proponevo. E ringrazio Dio che me lo ha concesso. Ho contemplato, e mi sono lasciato guardare da Colei che porta impressi nei suoi occhi gli sguardi di tutti i suoi figli, e raccoglie i dolori per le violenze, i rapimenti, le uccisioni, i soprusi a danno di tanta povera gente, di tante donne”.

Il papa ricorda che l’apparizione della Madonna all’indio san Juan Diego è iconica: “E questa è proprio l’eredità che il Signore ha consegnato al Messico: custodire la ricchezza della diversità e, nello stesso tempo, manifestare l’armonia della fede comune, una fede schietta e robusta, accompagnata da una grande carica di vitalità e di umanità. Come i miei predecessori, anch’io sono andato a confermare la fede del popolo messicano, ma contemporaneamente ad esserne confermato; ho raccolto a piene mani questo dono perché vada a beneficio della Chiesa universale”.

Un “esempio luminoso” di quanto dice “è dato dalle famiglie: le famiglie messicane mi hanno accolto con gioia come messaggero di Cristo, Pastore della Chiesa; ma a loro volta mi hanno donato delle testimonianze limpide e forti, testimonianze di fede vissuta, di fede che trasfigura la vita, e questo a edificazione di tutte le famiglie cristiane del mondo. E lo stesso si può dire per i giovani, per i consacrati, per i sacerdoti, per i lavoratori, per i carcerati”.

Una lode speciale, conclude prima della recita dell’Angelus, “eleviamo alla Santissima Trinità per aver voluto che, in questa occasione, avvenisse a Cuba l’incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, il caro fratello Kirill; un incontro tanto desiderato pure dai miei predecessori. Anche questo evento è una luce profetica di Risurrezione, di cui oggi il mondo ha più che mai bisogno. La Santa Madre di Dio continui a guidarci nel cammino dell’amicizia e dell’unità. E preghiamo la Madonna di Kazan, preghiamo insieme un’Ave Maria”. 

Subito dopo l’Angelus, Francesco ricorda il convegno internazionale dal titolo ‘Per un mondo senza la pena di morte’, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che si svolgerà domani a Roma: “Auspico che il simposio possa dare rinnovato impulso all’impegno per l’abolizione della pena capitale. Un segno di speranza è costituito dallo sviluppo, nell’opinione pubblica, di una sempre più diffusa contrarietà alla pena di morte anche solo come strumento di legittima difesa sociale”.

In effetti, riprende, “le società moderne hanno la possibilità di reprimere efficacemente il crimine senza togliere definitivamente a colui che l’ha commesso la possibilità di redimersi. Il problema va inquadrato nell’ottica di una giustizia penale che sia sempre più conforme alla dignità dell’uomo e al disegno di Dio sull’uomo e sulla società e aperta alla speranza di redimersi. Il comandamento «non uccidere» ha valore assoluto e riguarda sia l’innocente che il colpevole. Il Giubileo straordinario della Misericordia è un’occasione propizia per promuovere nel mondo forme sempre più mature di rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Anche il criminale mantiene l’inviolabile diritto alla vita, dono di Dio”.

Francesco fa poi “appello alla coscienza dei governanti, affinché si giunga ad un consenso internazionale per l’abolizione della pena di morte. E propongo a quanti tra loro sono cattolici di compiere un gesto coraggioso ed esemplare: che nessuna condanna venga eseguita in questo Anno Santo della Misericordia. Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono chiamati oggi ad operare non solo per l’abolizione della pena di morte, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà”.

Subito dopo i saluti ai gruppi presenti, il pontefice fa un regalo ai fedeli presenti: “La Quaresima è un tempo propizio per compiere un cammino di conversione che ha come centro la misericordia. Perciò, oggi, ho pensato di regalare a voi che siete qui in piazza una ‘medicina spirituale’ chiamata Misericordina. Una volta lo abbiamo fatto, ma questa è di migliore qualità, è la Misericordina plus. Una scatolina che contiene la corona del Rosario e l’immaginetta di Gesù Misericordioso. Ora la distribuiranno i volontari, tra i quali ci sono poveri, senzatetto, profughi e anche religiosi. Accogliete questo dono come un aiuto spirituale per diffondere, specialmente in questo Anno della Misericordia, l’amore, il perdono e la fraternità”. 

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