05/11/2017, 12.18
VATICANO

Papa: Il cattivo esercizio dell’autorità. La beatificazione di sr Rani Maria a Indore

All’Angelus, papa Francesco critica “quanti hanno un’autorità, sia civile, sia ecclesiastica”. “L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità e porta anche alla corruzione”. “Personalmente mi addolora vedere persone che psicologicamente vivono correndo dietro alle onorificenze”. La beata Regina (Rani) Maria Vattalil, martire. “Il suo sacrificio sia seme di fede e di pace, specialmente in terra indiana”. Era chiamata “la suore del sorriso”.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Le “critiche severe agli scribi e ai farisei” sulla bocca di Gesù sono anche delle “importanti consegne ai cristiani di tutti i tempi, quindi anche a noi”, per evitare “un cattivo esercizio dell’autorità”. Lo ha detto papa Francesco commentando il vangelo della messa di oggi (Matteo 23,1-12) con i pellegrini radunati in piazza san Pietro per l’Angelus. Il pontefice ha anche ricordato la beatificazione avvenuta ieri in India di suor Rani (Regina) Maria Vattalil, uccisa nel 1995 a causa della fede.

Citando le critiche a scribi e farisei che “dicono e non fanno”, e che “legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito”, Francesco ha aggiunto: “Un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia civile, sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona… Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità, che invece dovrebbe avere la sua prima forza proprio dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità e porta anche alla corruzione”.

“Gesù denuncia apertamente alcuni comportamenti negativi degli scribi e dei farisei: «Si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze» (vv.6-7). Questa è una tentazione che corrisponde alla superbia umana e che non è sempre facile vincere. E’ l’atteggiamento di vivere solo per l’apparenza”.

Le “consegne” ai discepoli sono nel non farsi chiamare “rabbi” o “guida” perché “uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli…. uno solo è la vostra Guida, il Cristo”.

“Noi discepoli di Gesù - ha continuato il papa - non dobbiamo cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia. A me personalmente mi addolora vedere persone che psicologicamente vivono correndo dietro alle onorificenze… poiché tra di noi ci dev’essere un atteggiamento fraterno. Siamo tutti fratelli e non dobbiamo in nessun modo sopraffare gli altri. Se abbiamo ricevuto delle qualità dal Padre celeste, le dobbiamo mettere al servizio dei fratelli, e non approfittarne per la nostra soddisfazione e interesse personale. Non dobbiamo considerarci superiori agli altri; la modestia è essenziale per una esistenza che vuole essere conforme all’insegnamento di Gesù, il quale è mite e umile di cuore ed è venuto non per essere servito, ma per servire”.

“La Vergine Maria - ha concluso -  «umile e alta più che creatura» (Dante, Paradiso, XXXIII, 2), ci aiuti, con la sua materna intercessione, a rifuggire dall’orgoglio e dalla vanità, e ad essere docili all’amore che viene da Dio, per il servizio dei nostri fratelli e per la loro gioia, che sarà anche la nostra”.

Dopo la preghiera mariana, Francesco ha ricordato che ieri, a Indore (India), è stata proclamata beata Regina (Rani) Maria Vattalil, religiosa della Congregazione delle Suore Clarisse Francescane, martire.

“Suor Vattalil - ha aggiunto il pontefice - ha dato testimonianza a Cristo nell’amore e nella mitezza, e si unisce alla lunga schiera dei martiri del nostro tempo. Il suo sacrificio sia seme di fede e di pace, specialmente in terra indiana. Era tanto buona che la chiamavano ‘la suora del sorriso’”.

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