18/08/2014, 00.00
VATICANO
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Papa: Iraq, "è lecito" fermare "l'aggressore ingiusto", ma è una decisione che deve prendere l'Onu

Durante il volo che lo ha riportato a Roma, Francesco ha parlato del suo "rispetto" per il popolo cinese, ribadendo il valore della Lettera di Benedetto XVI. "Se io non me la sentissi di andare avanti", darei le dimissioni. La preparazione dell'enciclica sulla salvaguardia del creato. I prossimi viaggi e i "motivi importanti" della visita in Albania.

Roma (AsiaNews) - Quando, come ora in Iraq, c'è "una aggressione ingiusta", "è lecito" fermare l'aggressore, "non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo" ed è una decisione che va presa dalle Nazioni Unite, anche sul modo di agire. E papa Francesco "se fosse necessario", è "disponibile" a recarsi in Kurdistan. L'ha detto lo stesso Papa, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il volo che nel tardo pomeriggio di oggi lo ha riportato a Roma da Seoul.

Una lunga conversazione nel corso della quale il Papa ha affermato la sua "voglia" di andare in Cina e ribadito il suo "rispetto" per il popolo cinese. "La Chiesa - ha poi precisato - chiede soltanto la libertà per il suo ministero, per il suo lavoro. Nessun'altra condizione. Poi non bisogna dimenticare la lettera fondamentale per il problema cinese, quella che è stata inviata ai cinesi da Papa Benedetto XVI. Quella lettera oggi è attuale".

Parlando poi del suo rapporto con Benedetto XVI, papa Francesco ha sostenuto di ritenere che "un Papa emerito sia già una istituzione, perché la nostra vita si allunga e a una certa età non c'è la capacità di governare bene, perché il corpo si stanca... La salute forse è buona ma non c'è più la capacità di portare avanti tutti i problemi di un  governo come quello  della Chiesa.... Papa Benedetto ha fatto questa scelta. Può darsi che qualche teologo  mi dica che questo non è giusto, ma io la penso cosi. I secoli diranno se è così o no. E se io non me la sentissi di andare avanti? Farei lo stesso". Rispondendo poi a una domanda sul "ritmo massacrante" dei sui impegni, Francesco ha detto di dover essere "più prudente" e poi, parlando della sua popolarità, che "io so che questo durerà come me, due o tre anni e poi... alla casa del Padre!".

Numerose le domande sui viaggi già decisi o possibili. In proposito, papa Francesco ha evidenziato l'importanza della sua visita in Albania, in programma il 21 settembre. "Io - ha spiegato - vado in Albania per due motivi importanti. In primo luogo perché qui sono riusciti a fare un governo - pensiamo ai Balcani - un governo di unità nazionale, tra islamici, ortodossi, cattolici, con un consiglio interreligioso che aiuta tanto ed è equilibrato. E questo va bene, è armonizzato. Io ho sentito la mia presenza come se fosse una aiuto da quel popolo nobile. L'altro motivo è questo: pensiamo alla storia dell'Albania, l'unico dei paesi comunisti che nella sua Costituzione aveva l'ateismo pratico. Se tu andavi a messa era anticostituzionale! E poi mi diceva uno dei ministri che sono state distrutte - voglio essere preciso nella cifra - 1.820 chiese, ortodosse e cattoliche. E poi in quel tempo altre chiese sono state trasformate in cinema, teatro, sale da ballo. Io ho sentito che dovevo andare, e in un giorno si fa. Poi l'anno prossimo vorrei andare a Philadelphia all'incontro della famiglie e anche sono stato invitato dal Presidente degli Stati Uniti al Parlamento americano e anche dal Segretario delle Nazioni Unite a New York - forse le tre città insieme, Philadelphia, Washington e New York- I messicani vogliono che in quella occasione io vada anche alla Madonna di Guadalupe (Città del Messico) e si può approfittare, ma non è sicuro. E alla fine la Spagna. I reali mi hanno invitato, l'episcopato mi ha invitato, ma c'è una pioggia di inviti per andare in Spagna... Forse è possibile, si può andare dal mattino si può andare al pomeriggio, sarebbe possibile, ma non è deciso".

La questione irachena è stata affrontata dal Papa rispondendo a una domanda sulla "aggressione dell'Isis alle minoranze cristiane in Iraq e le bombe americane". "In questi casi - la risposta - dove c'è un'aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito 'fermare' l'aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo 'fermare', non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo. I mezzi con i quali si può fermare dovranno essere valutati. Fermare l'aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, quante volte sotto questa scusa di fermare l'aggressore ingiusto le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto la vera guerra di conquista. Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto. Dopo la Seconda Guerra mondiale è stata l'idea della Nazioni Unite, là si deve discutere e dire: c'è un aggressore ingiusto? Sembra di si, e allora come lo fermiamo? Soltanto questo, niente di più. In secondo luogo, le minoranze. Grazie per aver usato questa parola. Perché a me parlano di cristiani, quelli che soffrono, i martiri. E sì, ci sono tanti martiri. Ma qui ci sono uomini e donne, minoranze religiose, non tutti cristiani, e tutti sono uguali davanti a Dio. Fermare l'aggressore ingiusto è un diritto che l'umanità ha ma che è anche un diritto che ha l'aggressore di essere fermato perché non faccia del male".

Il Papa ha anche parlato della sua prossima enciclica dedicata alla salvaguardia del creato, dicendo di aver chiesto al cardinale Turkson "di raccogliere tutti i contributi arrivati. Prima del viaggio, il cardinale mi ha consegnato la prima bozza". "Si tratta di un problema non facile perché sulla custodia del Creato, anche l'ecologia - c'è una ecologia umana - si può parlare con una certa sicurezza solo fino ad un certo punto. Poi vengono le ipotesi scientifiche, alcuni abbastanza sicure, altre no. E una enciclica che deve essere magisteriale deve andare avanti soltanto sulle sicurezze, sulle cose che sono sicure. Se il Papa dice che il centro dell'universo è la terra e non il sole, sbaglia perché dice una cosa che scientificamente non va. Così succede adesso, dobbiamo fare lo studio paragrafo per paragrafo. Credo che diventerà più piccola perché bisogna andare all'essenziale, è quel che si può affermare con sicurezza. Si può mettere nelle note a pie' di pagina  che su questo c'è questa ipotesi o quest'altra. Ma darlo come informazione, non nel corpo di un'enciclica che è dottrinale e deve essere sicura".

Una ultima riflessione, infine per la Corea, ricordando l'incontro di questa mattina, nel ricordo della presenza delle "donne-conforto" alla messa. "Il popolo coreano è un popolo che non ha perso la dignità. E stato un popolo invaso, umiliato. Ha subito guerre, ed è diviso. Con tanta sofferenza. Ieri quando sono andato all'incontro con i giovani, ho visitato il museo dei martiri. È terribile la sofferenza di questa gente. (Martirizzati) semplicemente per non aver voluto calpestare la croce. È una sofferenza storica. Ha capacità di soffrire, questo popolo, è parte della sua dignità. Anche oggi c'erano queste donne anziane davanti, a messa. Pensare che con l'invasione sono state da ragazze portate via, nelle caserme, per sfruttarle.  Loro non hanno perso la dignità. Oggi erano lì, mostrando la faccia, donne anziane, le ultime rimaste. È un popolo forte nella sua dignità. Ma tornando ai queste cose dei martiri, alle sofferenze, e di queste donne: questi sono i frutti della guerra! E oggi noi siamo in un mondo in guerra, dappertutto! Qualcuno mi diceva: lei sa, padre, che siamo nella terza guerra mondiale, ma fatta a pezzi. A capitoli. È un mondo in guerra dove si fanno queste crudeltà. Vorrei fermarmi su due parole. La prima è crudeltà. Ora i bambini non contano! Una volta si parlava di una guerra convenzionale, ora questo non conta. Non dico che le guerre convenzionali siano cosa buona, no. Ma oggi va la bomba e ammazza l'innocente con il colpevole, il bambino con la donna, la mamma: ammazza tutti. Ma vogliamo fermarci a pensare un po' al livello di crudeltà a cui siamo arrivati? E questo ci deve spaventare. Non è per fare paura. Il livello di crudeltà della umanità in questo momento è da spaventare un po'. L'altra parola è tortura. Oggi la tortura è uno dei mezzi dire quasi ordinari nei comportamenti dei servizi di intelligence e in alcuni processi giudiziari... E la tortura è un peccato contro l'umanità, un delitto contro umanità. Ai cattolici dico: torturare una persona è peccato mortale, è peccato grave. Ma è di più: è un peccato contro l'umanità. Crudeltà e tortura. Mi piacerebbe tanto che voi nei vostri media faceste una riflessione su qual è oggi il livello di crudeltà dell'umanità e cosa pensate della tortura. Credo ci farebbe bene a tutti riflettere su questo".

 

 

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