21/06/2020, 12.44
VATICANO
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Papa: La grazia di Dio è sempre più potente del male

All’Angelus, papa Francesco commenta il “non abbiate paura” del vangelo: l’ostilità verso l’annuncio per ridurlo al silenzio; la persecuzione fino all’uccisione; la sensazione di sentirsi abbandonati da Dio. “Assicurare la necessaria protezione” alle persone rifugiate. “Essere più responsabili della cura della casa comune”. Il saluto ai giovani e l’esempio di san Luigi Gonzaga morto giovanissimo curando i malati di peste.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “La grazia di Dio è sempre più potente del male”: così papa Francesco ha concluso la sua riflessione sul vangelo di oggi (Matteo 10, 26-33), introducendo la preghiera dell’Angelus con i fedeli in piazza san Pietro.

Il papa ha anche rivolto un appello per la cura dei rifugiati in occasione della Giornata mondiale Onu del rifugiato, che era ieri e per la cura della “casa comune”, ossia l’ambiente. Il pontefice ha anche espresso una preghiera speciale per i giovani, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di san Luigi Gonzaga.

Commentando il vangelo, Francesco ha sottolineato che Gesù invita i suoi apostoli a “non avere paura”, descrivendo “tre situazioni concrete che essi si troveranno ad affrontare”.

La prima è “l’ostilità di quanti vorrebbero zittire la Parola di Dio, edulcorandola o mettendo a tacere chi la annuncia”. I discepoli devono “annunciare ‘dalle terrazze’, cioè pubblicamente, il suo Vangelo”.

La seconda difficoltà è la persecuzione fino all’uccisione. “Quanti cristiani – ha detto Francesco - sono perseguitati anche oggi in tutto il mondo! [Essi] soffrono per il Vangelo e con amore, sono i martiri dei nostri giorni. E sono più oggi di quelli del passato…. Non bisogna lasciarsi spaventare da quanti cercano di spegnere la forza evangelizzatrice con l’arroganza e la violenza… La sola paura che il discepolo deve avere è quella di perdere… la vicinanza, l’amicizia con Dio”.

La terza prova è quando i discepoli avranno la sensazione “che Dio stesso li abbia abbandonati, restando distante e silenzioso”. Il papa ha ricordato che “anche Gesù” ha provato questa esperienza nell’orto degli ulivi e sulla croce. E ha aggiunto: “Il Padre si prende cura di noi, perché grande è il nostro valore ai suoi occhi. Ciò che importa è la franchezza della testimonianza di fede: ‘riconoscere Gesù davanti agli uomini’ e andare avanti facendo del bene”.

“Maria Santissima – ha concluso - modello di fiducia e di abbandono in Dio nell’ora dell’avversità e del pericolo, ci aiuti a non cedere mai allo sconforto, ma ad affidarci sempre a Lui e alla sua grazia, più potente del male. La grazia di Dio è sempre più potente del male”.

Dopo la preghiera dell’Angelus, citando la Giornata mondiale Onu del rifugiato, il papa ha detto che “la crisi provocata dal coronavirus ha messo in luce l’esigenza di assicurare la necessaria protezione anche alle persone rifugiate, per garantire la loro dignità e sicurezza”. Ed ha invitato tutti a pregare ed essere fattivi nella “protezione di ogni essere umano, in particolare di quanti sono stati costretti a fuggire per situazioni di grave pericolo per loro o per le loro famiglie”.

Francesco ha poi fatto notare che durante il lockdown per la pandemia abbiamo riscoperto “la bellezza di tanti luoghi liberi dal traffico e dai rumori. Ora, con la ripresa delle attività, tutti dovremmo essere più responsabili della cura della casa comune”. E ha citato alcune iniziative “dal basso” per la difesa e la cura dell’ambiente.

Infine, salutando i giovani, ha detto: “Oggi ricordiamo San Luigi Gonzaga, un ragazzo pieno di amore per Dio e per il prossimo; morì giovanissimo, qui a Roma, perché si prendeva cura dei malati di peste. Alla sua intercessione affido i giovani di tutto il mondo”.

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