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  • » 10/07/2016, 11.51

    VATICANO

    Papa: Le opere buone germogliano in noi, saremo giudicati dalla nostra misericordia



    Francesco commenta la parabola del buon samaritano: “Domandiamoci: la nostra fede è feconda? Produce opere buone? Oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto?”. Dopo la preghiera mariana dell’Angelus ricorda la Domenica del Mare: “Maria, Stella del mare, vegli su di voi”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – 

    Chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?... Sono le domande che pone papa Francesco prima della preghiera mariana dell’Angelus alla piazza gremita di fedeli che lo ascolta. Domande tratte dal brano evangelico odierno, relativo alla parabola del buon samaritano: proprio il comportamento di quell’uomo “che non segue la vera religione” è l’esempio scelto da Gesù per spiegare la compassione.

    Il pontefice spiega infatti: “Questa parabola, nel suo racconto semplice e stimolante, indica uno stile di vita, il cui baricentro non siamo noi stessi, ma gli altri, con le loro difficoltà, che incontriamo sul nostro cammino e che ci interpellano. Gli altri ci interpellano: e quando gli altri non ci interpellano, qualcosa lì non funziona. Qualcosa in quel cuore non è cristiano”.

    Gesù “usa questa parabola nel dialogo con un dottore della legge, a proposito del duplice comandamento che permette di entrare nella vita eterna: amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come sé stessi. ‘Sì – replica quel dottore della legge – ma dimmi, chi è il mio prossimo?’. Anche noi possiamo porci questa domanda: chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione? Chi è il mio prossimo?”.

    Gesù risponde con questa parabola: “Un uomo, lungo la strada da Gerusalemme a Gerico, è stato assalito dai briganti, malmenato e abbandonato. Per quella strada passano prima un sacerdote e poi un levita, i quali, pur vedendo l’uomo ferito, non si fermano e tirano dritto. Passa poi un samaritano, cioè un abitante della Samaria, come tale disprezzato dai giudei perché non osservante della vera religione; e invece proprio lui, quando vide quel povero sventurato, dice il Vangelo, «ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite […], lo portò in un albergo e si prese cura di lui»; e il giorno dopo lo affidò alle cure dell’albergatore, pagò per lui e disse che avrebbe pagato anche tutto il resto”.

    A questo punto, continua il papa, “Gesù si rivolge al dottore della legge e gli chiede: «Chi di questi tre – il sacerdote, il levita e il samaritano – ti sembra sia stato il prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». E quello naturalmente, perché era intelligente, risponde: «Chi ha avuto compassione di lui». In questo modo Gesù ha ribaltato completamente la prospettiva iniziale del dottore della legge – e anche nostra! –: non devo catalogare gli altri per decidere chi è mio prossimo e chi non lo è. Dipende da me essere o non essere prossimo, la decisione è mia, dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se estranea o magari ostile. E Gesù conclude: «Va’ e anche tu fa’ così». Bella lezione. E lo ripete a ciascuno di noi: «Va’ e anche tu fa’ così», fatti prossimo del fratello e della sorella che vedi in difficoltà”.

    Va’ e anche tu fa così: “Fare opere buone, non solo dire parole che vanno al vento. Mi viene in mente quella canzone ‘Parole, parole, parole’. No… Fare, fare. Mediante le opere buone, che compiamo con amore e con gioia verso il prossimo, la nostra fede germoglia e porta frutto. Domandiamoci, ognuno di noi risponda nel proprio cuore: la nostra fede è feconda? Produce opere buone? Oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto? Sono di quelli che selezionano la gente secondo il proprio piacere?”.

    Queste domande, conclude prima della preghiera, “è bene farcele spesso, perché alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia; il Signore potrà dirci: ‘Ma tu, tu, tu… Ti ricordi quella volta, sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo mezzo morto ero io’ (cfr Mt 25,40-45). Ti ricordi? Quel bambino affamato ero io. Ti ricordi? Quel migrante che tanti vogliono cacciare via, ero io. Quei nonni abbandonati nelle case di riposo, ero io. Quegli ammalati che nessuno va a trovare, ero io. Ci aiuti la Vergine Maria a camminare sulla via dell’amore generoso verso gli altri, la via del buon samaritano. Ci aiuti a vivere il comandamento principale che Cristo ci ha lasciato. È questa la strada per entrare nella vita eterna”.

    Dopo l’Angelus, Francesco ricorda che oggi ricorre la “Domenica del Mare”, a sostegno della cura pastorale della gente di mare: “Incoraggio i marittimi e i pescatori nel loro lavoro, spesso duro e rischioso, come pure i cappellani e i volontari nel loro prezioso servizio. Maria, Stella del Mare, vegli su di voi!”.

    Subito dopo i saluti di rito ai pellegrini presenti - con un particolare saluto per gli argentini presenti "che fanno chiasso qui" - e infine l’augurio a tutti di una buona domenica: “Non dimenticatevi, per favore, di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.

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