01/05/2016, 11.39
VATICANO
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Papa: Lo Spirito Santo ci aiuti a capire e a ricordare le parole di Gesù

Dopo la preghiera mariana del Regina Caeli Francesco si appella per la pace in Siria: “Nel Paese una spirale di violenza che continua ad aggravare la già disperata situazione umanitaria del Paese, in particolare nella città di Aleppo, e a mietere vittime innocenti, perfino fra i bambini, i malati e coloro che con grande sacrificio sono impegnati a prestare aiuto al prossimo”. Lo sviluppo economico “tenga conto della dignità umana e rispetti in pieno le norme del lavoro”. La pedofilia "una tragedia. Non dobbiamo tollerarla, i colpevoli vanno puniti severamente". 

Città del Vaticano (AsiaNews) – Nonostante difficoltà e sofferenze “non siamo soli! E il segno della presenza dello Spirito Santo è anche la pace che Gesù dona ai suoi discepoli: «Vi do la mia pace» (v. 27). Essa è diversa da quella che gli uomini si augurano e tentano di realizzare. La pace di Gesù sgorga dalla vittoria sul peccato, sull’egoismo che ci impedisce di amarci come fratelli”. Lo ha detto papa Francesco questa mattina, prima di recitare il Regina Caeli. Il pontefice ricorda la Pasqua degli ortodossi, la tragedia umanitaria provocata dalla guerra in Siria e auspica maggior rispetto della dignità umana nel mondo del lavoro.

Commentando il Vangelo odierno, il papa sottolinea come prima di affrontare la Passione, “Gesù promette agli Apostoli il dono dello Spirito Santo, che avrà il compito di insegnare e di ricordare le sue parole alla comunità dei discepoli. Lo dice Gesù stesso: «Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). Insegnare e ricordare: “Questo è quello che fa lo Spirito Santo nei nostri cuori”.

Nel momento in cui sta per fare ritorno al Padre, Gesù preannuncia la venuta dello Spirito che anzitutto insegnerà ai discepoli a comprendere sempre più pienamente il Vangelo, ad accoglierlo nella loro esistenza e a renderlo vivo e operante con la testimonianza”. Gesù promette anche agli apostoli che non rimarranno soli: “Sarà con loro lo Spirito Santo, il Paraclito, che si porrà accanto ad essi, anzi, sarà in essi, per difenderli e sostenerli. Gesù ritorna al Padre ma continua ad accompagnare e ammaestrare i suoi discepoli mediante il dono dello Spirito”.

La missione dello Spirito ha un secondo aspetto: “Aiutare gli apostoli a ricordare le parole di Gesù. Lo Spirito ha il compito di risvegliare la memoria, ricordare le parole di Gesù. Il divino Maestro ha già comunicato tutto quello che intendeva affidare agli Apostoli: con Lui, Verbo incarnato, la rivelazione è completa. Lo Spirito farà ricordare gli insegnamenti di Gesù nelle diverse circostanze concrete della vita, per poterli mettere in pratica. È proprio ciò che avviene ancora oggi nella Chiesa, guidata dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo, perché possa portare a tutti il dono della salvezza, cioè l’amore e la misericordia di Dio”.

Per esempio, aggiunge, “quando voi leggete tutti i giorni – come vi ho consigliato – un brano, un passo del Vangelo: chiediamo allo Spirito Santo, che io capisca e che io ricordi queste parole di Gesù. E poi leggere il passo, tutti i giorni: ma quella preghiera, prima, allo Spirito che è nel nostro cuore. Che io ricordi e che io capisca”.

Noi non siamo soli, sottolinea Francesco: “Gesù è vicino a noi, in mezzo a noi, dentro di noi! La sua nuova presenza nella storia avviene mediante il dono dello Spirito Santo, per mezzo del quale è possibile instaurare un rapporto vivo con Lui, il Crocifisso Risorto. Lo Spirito, effuso in noi con i sacramenti del Battesimo e della Cresima, agisce nella nostra vita. Lui ci guida nel modo di pensare, di agire, di distinguere che cosa è bene e che cosa è male; ci aiuta a praticare la carità di Gesù, il suo donarsi agli altri, specialmente ai più bisognosi”.

Segno della presenza dello Spirito “è anche la pace che Gesù dona ai suoi discepoli: «Vi do la mia pace» (v. 27). Essa è diversa da quella che gli uomini si augurano o tentano di realizzare. La pace di Gesù sgorga dalla vittoria sul peccato, sull’egoismo che ci impedisce di amarci come fratelli. È dono di Dio e segno della sua presenza. Ogni discepolo, chiamato oggi a seguire Gesù portando la croce, riceve in sé la pace del Crocifisso Risorto nella certezza della sua vittoria e nell’attesa della sua venuta definitiva”.

Terminata la recita del Regina Caeli, il pontefice fa gli auguri alle Chiese d’Oriente che oggi celebrano la Pasqua: “Il Signore risorto rechi a tutti i doni della sua luce e della sua pace. Christos anesti!”.

Subito dopo aggiunge: “Ricevo con profondo dolore le drammatiche notizie provenienti dalla Siria, riguardanti la spirale di violenza che continua ad aggravare la già disperata situazione umanitaria del Paese, in particolare nella città di Aleppo, e a mietere vittime innocenti, perfino fra i bambini, i malati e coloro che con grande sacrificio sono impegnati a prestare aiuto al prossimo. Esorto tutte le parti coinvolte nel conflitto a rispettare la cessazione delle ostilità e a rafforzare il dialogo in corso, unica strada che conduce alla pace”.

Nella festività di san Giuseppe lavoratore, Francesco cita una Conferenza internazionale che si apre domani in Vaticano e auspica che l’evento “possa sensibilizzare le autorità, le istituzioni politiche ed economiche e la società civile, affinché si promuova un modello di sviluppo che tenga conto della dignità umana, nel pieno rispetto delle normative sul lavoro e sull’ambiente”. Un pensiero finale per l’associazione Meter, che lotta contro la pedofilia: "Questa è una tragedia. Non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori, dobbiamo difenderli. E dobbiamo punire severamente i molestatori. Grazie per il vostro impegno e continuate con coraggio il vostro lavoro!”. E infine “buon pranzo e arrivederci”. 

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