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    » 12/08/2012, 00.00

    VATICANO

    Papa: Preghiera e solidarietà per Filippine, Cina e Iran



    All'Angelus Benedetto XVI ricorda le popolazioni asiatiche colpite dalle alluvioni, in particolare Filippine e Repubblica popolare cinese dove tifoni e piogge hanno fatto centinaia di vittime e milioni di sfollati. Il papa chiede preghiere e solidarietà anche per l'Iran, colpito ieri da un terremoto nella zona di Tabriz, che ha fatto almeno 250 vittime e oltre 2mila feriti. Continua la riflessione su Gesù pane della vita. "Dubitare della divinità di Gesù... significa opporsi all'opera di Dio".

    Castel Gandolfo (AsiaNews) - Un invito alla solidarietà verso le popolazioni filippine, cinesi e iraniane, le prime devastate dalle alluvioni, le ultime da un terremoto, è stato lanciato da Benedetto XVI dopo la preghiera dell'Angelus oggi a Castel Gandolfo. Parlando alle migliaia di pellegrini radunati nel cortile, il pontefice ha detto: "Cari fratelli e sorelle, il mio pensiero va, in questo momento, alle popolazioni asiatiche, in particolare delle Filippine e della Repubblica Popolare Cinese, duramente colpite da violenti piogge, come pure a quelle del Nord-ovest dell'Iran, colpite da un violento terremoto. Questi eventi hanno provocato numerose vittime e feriti, migliaia di sfollati e ingenti danni. Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per quanti hanno perso la vita e per tutte le persone provate da così devastanti calamità. Non manchi a questi fratelli la nostra solidarietà e il nostro sostegno.".

    Nelle Filippine, dove piove da giorni, oltre 90 municipalità sono inondate dalle acque; gli sfollati sono quasi 1,5 milioni. Di questi circa 700mila sono ospitati nei centri di evacuazione e in altri ripari di fortuna organizzati dai soccorsi e dalle comunità locali.

    In Cina, per le piogge portate dai tifoni Damrey e Saola nei giorni scorsi, 10 province sono state colpite (in particolare Jiangsu e Shandong). Le vittime ufficiali sono almeno 40 vittime, con 867mila sfollati.

    In Iran, due forti scosse di terremoto hanno colpito la zona nord-ovest del Paese, attorno alla città di Tabriz. Ad oggi si contano almeno 250 morti e più di 2mila feriti. Oltre 110 villaggi hanno subito distruzioni; 4 sono totalmente distrutti; altri hanno danni per più del 60% della case, rimaste sbriciolate.

    In precedenza Benedetto XVI aveva continuato la sua riflessione sul capitolo 6 del vangelo di Giovanni, che accompagna la liturgia di queste domeniche. Nel brano di oggi (Giov. 6, 41-51), ha detto il papa, "Gesù parla di sé come del vero pane disceso dal cielo, capace di mantenere in vita non per un momento o per un tratto di cammino, ma per sempre. Lui è il cibo che dà la vita eterna, perché è il Figlio unigenito di Dio, che sta nel seno del Padre, venuto per donare all'uomo la vita in pienezza, per introdurre l'uomo nella vita stessa di Dio".

    "Nel pensiero ebraico  - ha continuato - era chiaro che il vero pane del cielo, che nutriva Israele, era la Legge, la parola di Dio. Il popolo di Israele riconosceva con chiarezza che la Torah era il dono fondamentale e duraturo di Mosè e che l'elemento fondamentale che lo distingueva rispetto agli altri popoli consisteva nel conoscere la volontà di Dio e dunque la giusta via della vita. Ora Gesù, nel manifestarsi come il pane del cielo, testimonia di essere la Parola di Dio incarnata, attraverso cui l'uomo può fare della volontà di Dio il suo cibo (cfr Gv 4,34), che orienta e sostiene l'esistenza. Dubitare allora della divinità di Gesù, come fanno i Giudei del passo evangelico di oggi, significa opporsi all'opera di Dio. Essi infatti, affermano: è il figlio di Giuseppe! Di lui conosciamo il padre e la madre! (cfr Gv 6,42). Essi non vanno oltre le sue origini terrene, e per questo si rifiutano di accoglierlo come la Parola di Dio fattasi carne. Sant'Agostino commenta: «erano lontani da quel pane celeste, ed erano incapaci di sentirne la fame. Avevano la bocca del cuore malata... Infatti, questo pane richiede la fame dell'uomo interiore» (Omelie sul Vangelo di Giovanni, 26,1). Solo chi è attirato da Dio Padre, chi lo ascolta e si lascia istruire da Lui può credere in Gesù, incontrarlo e nutrirsi di Lui per avere la vita in pienezza, la vita eterna. Sant'Agostino aggiunge: «il Signore... affermò di essere il pane che discende dal cielo, esortandoci a credere in lui. Mangiare il pane vivo, infatti, significa credere in lui. Chi crede, mangia; in modo invisibile è saziato, come in modo altrettanto invisibile rinasce. Egli rinasce di dentro, nel suo intimo diventa un uomo nuovo» (ibidem)".

    Il pontefice ha così concluso: "Invocando Maria Santissima, chiediamole di guidarci all'incontro con Gesù perché la nostra amicizia con Lui sia sempre più intensa; chiediamole di introdurci nella piena comunione di amore con il suo Figlio, il pane vivo disceso dal cielo, così da essere da Lui rinnovati nell'intimo di noi stessi".

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