26/12/2017, 11.49
VATICANO
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Papa: Santo Stefano, il messaggio di Gesù è scomodo e ci scomoda

All’Angelus, papa Francesco spiega il legame “molto forte” fra la festa del primo martire e il Natale.  Il messaggio di Gesù “sfida il potere religioso mondano e provoca le coscienze”. Le parole di perdono di Stefano ai suoi persecutori, “espressioni umanamente impensabili”, “possibili soltanto perché il Figlio di Dio è venuto sulla terra ed è morto e risorto per noi”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Il messaggio di Gesù è scomodo e ci scomoda, perché sfida il potere religioso mondano e provoca le coscienze”: così papa Francesco ha commentato il significato della festa di oggi, santo Stefano, primo martire cristiano, che si celebra il giorno dopo il Natale. Fra le due ricorrenze, ha detto il papa, c’è “un legame… e molto forte”.

“Santo Stefano mise in crisi i capi del suo popolo, perché, «pieno di fede e di Spirito Santo» (At 6,5), credeva fermamente e professava la nuova presenza di Dio tra gli uomini; sapeva che il vero tempio di Dio è ormai Gesù, Verbo eterno venuto ad abitare in mezzo a noi, fattosi in tutto come noi, tranne che nel peccato. Ma Stefano viene accusato di predicare la distruzione del tempio di Gerusalemme. L’accusa che rivolgono contro di lui è di aver affermato che «Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato» (At 6,14)”.

“In effetti, il messaggio di Gesù è scomodo e ci scomoda, perché sfida il potere religioso mondano e provoca le coscienze. Dopo la sua venuta, è necessario convertirsi, cambiare mentalità, rinunciare a pensare come prima, cambiare. Stefano è rimasto ancorato al messaggio di Gesù fino alla morte. Le sue ultime preghiere: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» e «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7,59-60) sono eco fedele di quelle pronunciate da Gesù sulla croce: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46) e «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (v. 34). Quelle parole di Stefano sono state possibili soltanto perché il Figlio di Dio è venuto sulla terra ed è morto e risorto per noi; prima di questi eventi erano espressioni umanamente impensabili”.

“Stefano supplica Gesù di accogliere il suo spirito. Cristo risorto, infatti, è il Signore, ed è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, non soltanto nell’ora della nostra morte, ma anche in ogni istante della vita: senza di Lui non possiamo fare nulla (cfr Gv 15,5). Pertanto anche noi, davanti a Gesù Bambino nel presepio, possiamo pregarlo così: ‘Signore Gesù, ti affidiamo il nostro spirito, accoglilo’, perché la nostra esistenza sia davvero una vita buona secondo il Vangelo.

Gesù è il nostro mediatore e ci riconcilia non soltanto con il Padre, ma anche tra di noi. Egli è la fonte dell’amore, che ci apre alla comunione con i fratelli, rimuovendo ogni conflitto e risentimento. Sappiamo che cosa brutta sono i risentimenti. Fanno male e ci fanno male. E Gesù cambia questi risentimenti".

“A Maria, Madre del Redentore e Regina dei martiri – ha concluso - eleviamo con fiducia la nostra preghiera, perché ci aiuti ad accogliere Gesù come Signore della nostra vita e a diventare suoi coraggiosi testimoni, pronti a pagare di persona il prezzo della fedeltà al Vangelo”.

Dopo la preghiera mariana, Francesco ha rinnovato gli auguri natalizi ai presenti: “Siano questi, per voi e per i vostri familiari, giorni in cui gustare la bellezza di stare insieme sentendo che Gesù è in mezzo a noi”.

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