20/11/2016, 11.25
VATICANO
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Papa: Si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo

Papa Francesco celebra la messa a conclusione del Giubileo della Misericordia. In anteprima la Lettera apostolica “Misericordia et misera” è stata consegnata a una rappresentanza di vescovi, sacerdoti e laici. Fra questi il card. Luis Antonio Tagle di Manila, una suora dalla Corea del Sud, una coppia di giovani fidanzati, una persona con disabilità e una persona malata. “La regalità di Gesù è sulla croce, dove sembra più un vinto che un vincitore”. “La forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo”. “Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi”.Il ringraziamento ai malati e alle suore di clausura per le preghiere da loro offerte per la riuscita del Giubileo.

 

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo”: così papa Francesco ha spiegato quanto è avvenuto all’inizio della messa di oggi in piazza san Pietro per la conclusione del Giubileo della misericordia. All’inizio della celebrazione, infatti, il pontefice ha chiuso la porta Santa della basilica, che è stata attraversata da “tanti pellegrini … fuori del fragore delle cronache”, e “hanno gustato la grande bontà del Signore”.

“Ricordiamoci – ha detto - che siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia. Proseguiamo questo nostro cammino, insieme”. E proprio per continuare il cammino della misericordia dopo il Giubileo, alla fine della celebrazione, in anteprima il pontefice ha consegnato a una rappresentanza di fedeli la sua Lettera apostolica “Misericordia et misera”.

A riceverla dalle mani del papa sono stati:  il card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila; mons. Leo William Cushley, Arcivescovo di Saint Andrews ed Edimburgo; due sacerdoti Missionari della Misericordia, provenienti da Congo Kinshasa e Brasile; un diacono permanente della diocesi di Roma; due suore dal Messico e dalla Corea del Sud; una famiglia dagli Stati Uniti; una coppia di giovani fidanzati; due mamme catechiste di Roma; una persona con disabilità e una persona malata. La Lettera apostolica sarà presentata ufficialmente domani nella Sala stampa vaticana.

In precedenza, nella sua omelia, rivolgendosi alla piazza stracolma – vi erano almeno 70mila fedeli – il papa ha esaltato la festa di oggi, nostro Signore Gesù Cristo, re dell’universo, come “corona” dell’anno liturgico del Giubileo, che si concludono entrambi oggi.

“La regalità di Gesù – ha detto - è sulla croce, dove sembra più un vinto che un vincitore”.

“La grandezza del suo regno non è la potenza secondo il mondo, ma l’amore di Dio, un amore capace di raggiungere e risanare ogni cosa. Per questo amore Cristo si è abbassato fino a noi, ha abitato la nostra miseria umana, ha provato la nostra condizione più infima: l’ingiustizia, il tradimento, l’abbandono; ha sperimentato la morte, il sepolcro, gli inferi. In questo modo il nostro Re si è spinto fino ai confini dell’universo per abbracciare e salvare ogni vivente. Non ci ha condannati, non ci ha nemmeno conquistati, non ha mai violato la nostra libertà, ma si è fatto strada con l’amore umile che tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta (cfr 1 Cor 13,7). Solo questo amore ha vinto e continua a vincere i nostri grandi avversari: il peccato, la morte, la paura”.

Occorre “credere che Gesù è Re dell’universo e centro della storia” e “farlo diventare Signore della nostra vita”, accogliendo anche “il suo modo di regnare”.

E riferendosi al vangelo di oggi (Luca 23, 35-43), egli ha mostrato il modo in cui “tre figure” guardano a Gesù sulla croce: “il popolo che guarda, il gruppo che sta nei pressi della croce e un malfattore crocifisso accanto a Gesù”.

“Anzitutto, il popolo: il Vangelo dice che «stava a vedere» (Lc 23,35): nessuno dice una parola, nessuno si avvicina. Il popolo sta lontano, a guardare che cosa succede. È lo stesso popolo che per le proprie necessità si accalcava attorno a Gesù, ed ora tiene le distanze. Di fronte alle circostanze della vita o alle nostre attese non realizzate, anche noi possiamo avere la tentazione di prendere le distanze dalla regalità di Gesù, di non accettare fino in fondo lo scandalo del suo amore umile, che inquieta il nostro io, che scomoda. Si preferisce rimanere alla finestra, stare a parte, piuttosto che avvicinarsi e farsi prossimi. Ma il popolo santo, che ha Gesù come Re, è chiamato a seguire la sua via di amore concreto; a domandarsi, ciascuno ogni giorno: ‘che cosa mi chiede l’amore, dove mi spinge? Che risposta do a Gesù con la mia vita?’”.

“C’è un secondo gruppo, che comprende diversi personaggi: i capi del popolo, i soldati e un malfattore. Tutti costoro deridono Gesù. Gli rivolgono la stessa provocazione: «Salvi se stesso!»”.

“Se è Dio, dimostri potenza e superiorità! Questa tentazione è un attacco diretto all’amore: «salva te stesso» (vv. 37.39); non gli altri, ma te stesso. Prevalga l’io con la sua forza, con la sua gloria, con il suo successo. È la tentazione più terribile, la prima e l’ultima del Vangelo. Ma di fronte a questo attacco al proprio modo di essere, Gesù non parla, non reagisce. Non si difende, non prova a convincere, non fa un’apologetica della sua regalità. Continua piuttosto ad amare, perdona, vive il momento della prova secondo la volontà del Padre, certo che l’amore porterà frutto.

Per accogliere la regalità di Gesù, siamo chiamati a lottare contro questa tentazione, a fissare lo sguardo sul Crocifisso, per diventargli sempre più fedeli. Quante volte invece, anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce. La forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio. Quest’Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale. Questo tempo di misericordia ci chiama a guardare al vero volto del nostro Re, quello che risplende nella Pasqua, e a riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria”.

Infine il terzo personaggio: “il malfattore che lo prega dicendo: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno»”.

“Questa persona, semplicemente guardando Gesù, ha creduto nel suo regno. E non si è chiuso in se stesso, ma con i suoi sbagli, i suoi peccati e i suoi guai si è rivolto a Gesù. Ha chiesto di esser ricordato e ha provato la misericordia di Dio: «oggi con me sarai nel paradiso» (v. 43). Dio, appena gliene diamo la possibilità, si ricorda di noi. Egli è pronto a cancellare completamente e per sempre il peccato, perché la sua memoria non registra il male fatto e non tiene sempre conto dei torti subiti, come la nostra. Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi”.

“Chiediamo anche noi – ha concluso -  il dono di questa memoria aperta e viva. Chiediamo la grazia di non chiudere mai le porte della riconciliazione e del perdono, ma di saper andare oltre il male e le divergenze, aprendo ogni possibile via di speranza. Come Dio crede in noi stessi, infinitamente al di là dei nostri meriti, così anche noi siamo chiamati a infondere speranza e a dare opportunità agli altri. Perché, anche se si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo. Dal costato squarciato del Risorto scaturiscono fino alla fine dei tempi la misericordia, la consolazione e la speranza”

“Ci accompagni la Madonna, anche lei era vicino alla croce, lei ci ha partorito lì come tenera Madre della Chiesa che tutti desidera raccogliere sotto il suo manto. Ella sotto la croce ha visto il buon ladrone ricevere il perdono e ha preso il discepolo di Gesù come suo figlio. È la Madre di misericordia, a cui ci affidiamo: ogni nostra situazione, ogni nostra preghiera, rivolta ai suoi occhi misericordiosi, non resterà senza risposta”.

Prima della conclusione della messa, papa Francesco ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno pregato per la riuscita del Giubikleo, soprattutto le suore di clausura. “Un grato ricordo – ha detto - rivolgo a quanti hanno contribuito spiritualmente alla riuscita del Giubileo: penso a tante persone anziane e malate, che hanno incessantemente pregato, offrendo anche le loro sofferenze per il Giubileo. In modo speciale vorrei ringraziare le monache di clausura, alla vigilia della Giornata Pro Orantibus che si celebrerà domani. Invito tutti ad avere un particolare ricordo per queste nostre Sorelle che si dedicano totalmente alla preghiera e hanno bisogno di solidarietà spirituale e materiale”.

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