25/11/2018, 12.13
VATICANO
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Papa: accogliamo il regno di Dio, l’unico destinato a durare per sempre

“Gesù ci chiede di lasciare che Lui diventi il nostro re”. “Ma non dobbiamo dimenticare che il regno di Gesù non è di questo mondo. Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi ‘re’”. Ieri l’anniversario dell’Holodomor, “terribile carestia provocata dal regime sovietico che causò milioni di vittime”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “La storia insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano”, mentre il regno di Dio, “fondato sul suo amore” è destinato a durare per sempre, purché non seguiamo “le logiche”, i “re” di questo mondo. L’ha detto papa Francesco prima della recita dell’Angelus, a 20mila fedeli presenti in piazza san Pietro, malgrado la pioggia. “Bravi, siete coraggiosi a venire qui, malgrado la pioggia”, ha commentato il Papa.

Nel giorno nel quale si celebra la solennità di Gesù Cristo Re dell’universo, ha ricordato Francesco, essa “ricorda che la vita del creato non avanza a caso, ma procede verso una meta finale: la manifestazione definitiva di Cristo, Signore della storia e di tutto il creato. La conclusione della storia sarà il suo regno eterno. L’odierno brano evangelico (cfr Gv 18,33b-37) ci parla di questo regno, il regno di Gesù, raccontando la situazione umiliante in cui si è trovato Gesù dopo essere stato arrestato nel Getsemani: legato, insultato, accusato e condotto dinanzi alle autorità di Gerusalemme. Viene presentato al procuratore romano, come uno che attenta al potere politico, a diventare il re dei giudei. Pilato allora fa la sua inchiesta e in un interrogatorio drammatico gli chiede per ben due volte se Egli sia un re (cfr vv. 33b.37)”.

“Gesù dapprima risponde che il suo regno «non è di questo mondo» (v. 36). Poi afferma: «Tu lo dici: io sono re» (v.37). È evidente da tutta la sua vita che Gesù non ha ambizioni politiche. Ricordiamo che dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, entusiasta del miracolo, avrebbe voluto proclamarlo re, per rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d’Israele. Ma per Gesù il regno è un’altra cosa, e non si realizza certo con la rivolta, la violenza e la forza delle armi. Perciò si era ritirato da solo sul monte a pregare (cfr Gv 6,5-15). Adesso, rispondendo a Pilato, gli fa notare che i suoi discepoli non hanno combattuto per difenderlo. Dice: «Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei» (v.36)”.

“Gesù vuole far capire che al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani. Lui è venuto sulla terra per esercitare questo potere, che è l’amore, rendendo testimonianza alla verità (cfr v. 37). Si tratta della verità divina che in definitiva è il messaggio essenziale del Vangelo: «Dio è amore» (1Gv 4,8) e vuole stabilire nel mondo il suo regno di amore, di giustizia e di pace. Questo è il regno di cui Gesù è il re, e che si estende fino alla fine dei tempi. La storia insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano. Ma il regno di Dio è fondato sul suo amore e si radica nei cuori, conferendo a chi lo accoglie pace, libertà e pienezza di vita. Tutti noi vogliamo pace, vogliamo libertà, vogliamo pienezza. Come si fa? Lasciamo che il regno di Gesù si radichi nei nostri cuori a avremo pace, giustizia, pienezza”.

“Gesù oggi ci chiede di lasciare che Lui diventi il nostro re. Un re che con la sua parola, il suo esempio e la sua vita immolata sulla croce ci ha salvato dalla morte, indica la strada all’uomo smarrito, dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno. Ma non dobbiamo dimenticare che il regno di Gesù non è di questo mondo. Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi ‘re’. La Vergine Maria ci aiuti ad accogliere Gesù come re della nostra vita e a diffondere il suo regno, dando testimonianza alla verità che è l’amore”.

Dopo la recita della preghiera mariana, il Papa ha ricordato che “ieri l’Ucraina ha commemorato l’anniversario dell’Holodomor, terribile carestia provocata dal regime sovietico che causò milioni di vittime. L’immane ferita del passato sia un appello per tutti perché tali tragedie non si ripetano mai più. Preghiamo per quel caro Paese e per la pace tanto desiderata”.

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