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  • » 19/10/2006, 00.00

    VATICANO

    Papa: aprire al giusto e al bene la cultura occidentale, che ha escluso Dio



    Di fronte alla nuova ondata di illuminismo e laicismo, Benedetto XVI chiede ai cattolici di accogliere i frutti positivi della società moderna, cercando di farle accettare le domande sul senso della vita e sul bisogno di amare ed essere amati. Scuola, carità e politica i campi nei quali dare contenuti concreti alla testimonianza cristiana.

    Verona (AsiaNews) - Di fronte ad una cultura occidentale colpita da "una nuova ondata di illuminismo e di laicismo" che considera razionalmente valido solo ciò che è sperimentabile ed eticamente accettabile tutto ciò che è utile, i cattolici hanno il compito di aprire la razionalità al giusto e al bene, affrontando le sfide che il nostro tempo propone alla fede. Questo compito, "avventura affascinante nella quale merita spendersi" è la proposta di Benedetto XVI per ridare anima ad una cultura occidentale che, partita da "una rivendicazione della centralità dell'uomo e della sua libertà", ha finito con operare un "autentico capovolgimento", con una "radicale riduzione dell'uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale".

    Nel lungo discorso che ha rivolto ai partecipanti al quarto Convegno nazionale della Chiesa italiana, che si svolge a Verona, dove si è recato oggi, il Papa è tornato ad affrontare il rapporto tra cultura moderna e cristianesimo, e quindi tra fede e ragione, che era stato al centro dei suoi discorsi nel viaggio di settembre in Germania. Benedetto XVI ha nuovamente evidenziato che nella società contemporanea, "Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo". "Nella medesima linea, l'etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell'utilitarismo, con l'esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso". Questo tipo di cultura non è solo "un taglio radicale e profondo" con il cristianesimo, ma "più in generale con le tradizioni religiose e morali dell'umanità": non in grado quindi di "instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita. Perciò questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza".

    Di questa cultura, che avverte anche l'insufficienza di una "razionalità chiusa in se stessa" che rifiuta la trascendenza e quindi ogni principio morale valido in sé" , "i discepoli di Cristo riconoscono e accolgono volentieri gli autentici valori, come la conoscenza scientifica e lo sviluppo tecnologico, i diritti dell'uomo, la libertà religiosa, la democrazia". Essi però "non ignorano e non sottovalutano quella pericolosa fragilità della natura umana che è una minaccia per il cammino dell'uomo in ogni contesto storico; in particolare, non trascurano le tensioni interiori e le contraddizioni della nostra epoca".

    "La persona umana non è, d'altra parte, soltanto ragione e intelligenza. Porta dentro di sé, iscritto nel più profondo del suo essere, il bisogno di amore, di essere amata e di amare a sua volta. Perciò si interroga e spesso si smarrisce di fronte alle durezze della vita, al male che esiste nel mondo e che appare tanto forte e, al contempo, radicalmente privo di senso". " Ritorna dunque, insistente, la domanda se nella nostra vita ci possa essere uno spazio sicuro per l'amore autentico e, in ultima analisi, se il mondo sia davvero l'opera della sapienza di Dio. Qui, molto più di ogni ragionamento umano, ci soccorre la novità sconvolgente della rivelazione biblica: il Creatore del cielo e della terra, l'unico Dio che è la sorgente di ogni essere ama personalmente l'uomo, lo ama appassionatamente e vuole essere a sua volta amato da lui".

    Affermare tale verità rende "indispensabile dare alla testimonianza cristiana contenuti concreti e praticabili, esaminando come essa possa attuarsi e svilupparsi in ciascuno di quei grandi ambiti nei quali si articola l'esperienza umana".

    Di questa azione "a tutto campo, sul piano del pensiero e dell'azione, dei comportamenti personali e della testimonianza pubblica", Benedetto XVI ha dato alcune indicazioni.  La prima è l'educazione. "Un'educazione vera – ha sottolineato - ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l'amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà. Da questa sollecitudine per la persona umana e la sua formazione vengono i nostri "no" a forme deboli e deviate di amore e alle contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile. In verità, questi "no" sono piuttosto dei "sì" all'amore autentico, alla realtà dell'uomo come è stato creato da Dio".

    In secondo luogo serve la testimonianza di carità, perché "l'autenticità della nostra adesione a Cristo si verifica dunque specialmente nell'amore e nella sollecitudine concreta per i più deboli e i più poveri, per chi si trova in maggior pericolo e in più grave difficoltà".

    Riaffermando l'estraneità della Chiesa in sé alla vita politica, Benedetto XVI ha infine indicato il compito dei laici cattolici "di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società". "Una speciale attenzione e uno straordinario impegno sono richiesti oggi da quelle grandi sfide nelle quali vaste porzioni della famiglia umana sono maggiormente in pericolo: le guerre e il terrorismo, la fame e la sete, alcune terribili epidemie. Ma occorre anche fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale". (FP)

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