18/02/2016, 19.19
VATICANO
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Papa: costruire muri contro gli immigrati “non è cristiano”

Nel lungo incontro con i giornalisti durante il volo di ritorno Francesco ha parlato di divorziati risposati, “integrare non significa dare la comunione”, di aborto che “non è un 'male minore', è un crimine”, della “mostruosità” della pedofilia, dell’incontro fraterno con Kirill e le reazioni dei greco-cattolici ucraini, del desiderio di andare in Cina e di incontrare l’Imam di al Azhar.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Costruire muri contro gli immigrati “non è cristiano”, i divorziati risposati che vanno integrati nella vita della Chiesa, ma “integrare non significa dare la comunione”, l’aborto che “non è un 'male minore', è un crimine”, la “mostruosità” della pedofilia, l’incontro fraterno con Kirill e le reazioni dei greco-cattolici ucraini, il desiderio di andare in Cina e di incontrare l’Imam di al Azhar. Sono alcune delle risposte date da papa Francesco, rientrato a Roma poco prima delle 15, alle domande che per oltre un’ora gli hanno posto i giornalisti presenti sull’aereo.

La pedofilia. “Un vescovo che cambia la parrocchia ad un sacerdote, quando si riconosce un caso di pedofilia, è un incosciente! E la cosa migliore che possa fare è la rinuncia”. E’ la risposta ad una domanda sulla pedofilia in Messico e il caso Maciel,  un orrore che ancora oggi scuote molte delle vittime e che spesso però vede come punizione lo spostamento del sacerdote colpevole. Francesco ha quindi ricordato che è stato Benedetto XVI, colui che, da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il caso Maciel lo “ha avuto tutto nelle sue mani, ha fatto l’indagine”. Fu l’allora cardinale Ratzinger che nella Via Crucis del Venerdì Santo, a dieci giorni dalla morte di Giovanni Paolo II, disse che “bisognava pulire le ‘porquerias’ della Chiesa, le sporcizie”. Fu Benedetto XVI “il coraggioso che aiutò tanti ad aprire questa porta”. Il lavoro va avanti, ha assicurato Francesco, che ha deciso di nominare un terzo segretario aggiunto alla Dottrina della Fede “perché si occupi solamente di questi casi”. Francesco ringrazia poi il Signore che “sia stata scoperchiata questa pentola” che bisogna continuare a scoperchiare. “E’ una mostruosità, dice, perché un sacerdote" che "è consacrato per portare un bambino a Dio e là se lo ‘mangia’ in un sacrificio diabolico, lo distrugge”.

Il tema della questione immigrazione ha portato a parlare di uno dei punti cardine della campagna elettorale negli Usa, con il candidato Donald Trump che, oltre a dare al Papa dell’uomo politico per le sue posizioni nei confronti dei migranti, ha annunciato pesantissime azioni contro di loro. “Grazie a Dio – la risposta di Francesco - ha detto che io sono politico, perché Aristotele definisce la persona umana come ‘animale politico’, e questo significa che almeno io sono una persona umana. Io una pedina? Mah, lo lascio al vostro giudizio e al giudizio della gente. Una persona che pensa solo a fare muri e non ponti, non è cristiana. Questo non è nel Vangelo. Votarlo o non votarlo? Non mi immischio, soltanto dico che quest’uomo non è cristiano, se veramente ha parlato così e ha detto quelle cose”.

L’incontro con Kirill e la reazione dei greco cattolici dell’Ucraina: hanno detto di sentirsi traditi e parlano di un documento politico, di appoggio alla politica russa. Lei pensa di andare a Mosca o a Creta per il sinodo pan-ortodosso?  “Io sarò presente, spiritualmente, a Creta con un messaggio. Mi piacerebbe andarci ma bisogna rispettare il sinodo. Ci saranno degli osservatori cattolici e dietro di loro ci sarò io, pregando con i migliori auguri che gli ortodossi possano andare avanti. I loro vescovi sono vescovi come noi. Con Kirill, mio fratello, ci siamo abbracciati e baciati e poi abbiamo avuto un colloquio di due ore, dove abbiamo parlato come fratelli sinceramente: nessuno sa di che cosa abbiamo parlato. Sulla dichiarazione degli ucraini: quando l’ho letta, mi sono un po’ preoccupato perché l’ha fatta l’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyc degli Ucraini Sviatoslav Schevchuk. È lui che ha detto che il popolo si sente profondamente deluso e tradito. Io conosco bene Sviatoslav, a Buenos Aires per quattro anni abbiamo lavorato insieme. Quando, a 42 anni è stato eletto arcivescovo maggiore, è venuto a salutarmi e mi ha regalato un’icona della Madonna della tenerezza dicendo: mi ha accompagnato tutta la vita, voglio lasciarla a te che mi hai accompagnato in questi quattro anni. Io ce l’ho a Roma, tra le poche cose che ho portato da Buenos Aires. Ho rispetto per lui, ci diamo del tu, mi è sembrata un po’ strana la sua dichiarazione. Ma per capire una notizia o una dichiarazione bisogna cercare l’ermeneutica complessiva. Ora quella dichiarazione di Schevchuk è nell’ultimo paragrafo di una lunga intervista. Lui si dichiara figlio della Chiesa, in comunione col vescovo di Roma, parla del Papa e della sua vicinanza col il Papa. Sulla parte dogmatica, nessuna difficoltà, è ortodossa nel buon senso della parola, cioè è dottrina cattolica. Poi ognuno ha il diritto di esprimere le sue opinioni, sono sue idee personali. Tutto quello che ha detto è sul documento, non sull’incontro con Kirill. Il documento è discutibile, e anche c’è da aggiungere che l’Ucraina è in un momento di guerra, di sofferenza: tante volte ho manifestato la mia vicinanza al popolo ucraino. Si capisce che un popolo in quella situazione senta questo, il documento è opinabile su questa questione dell’Ucraina, ma in quella parte della dichiarazione si chiede di fermare questa guerra, che si facciano degli accordi. Io personalmente ho auspicato che gli accordi di Minsk vadano avanti e che non si cancelli col gomito quello che hanno scritto con le mani. Ho ricevuto ambedue i presidenti e per questo quando Schevchuk dice che ha sentito questo dal suo popolo, io lo capisco. Non bisogna spaventarsi per quella frase. Una notizia la si deve interpretare con l’ermeneutica del tutto, non della parte”.

Il patriarca Kirill l’ha invitata a Mosca?“Il patriarca Kirill mi ha invitato? Io preferisco fermarmi solo a quello che abbiamo detto in pubblico. Il colloquio privato è privato ma posso dirle che io sono uscito felice, e anche lui lo era”.

Il virus Zika e l’aborto. La Chiesa, ha risposto, non può  prendere in considerazione il concetto di “male minore”. "L’aborto non è un 'male minore', è un crimine. E’ fare fuori uno per salvare un altro. E’ quello che fa la mafia, eh? E’ un crimine. E’ un male assoluto”. Non bisogna confondere “il male di evitare la gravidanza con l’aborto”. L’aborto “non è un problema teologico: è un problema umano, è un problema medico. Si uccide una persona per salvarne un’altra, nel migliore dei casi”. "E’ un male in se stesso, ma non è un male religioso, all’inizio, no è un male umano". Evitare la gravidanza non è un “male assoluto”, prosegue, ricordando anche le indicazioni di Paolo VI per i casi di violenza, come fu per alcune suore in Africa autorizzate ad usare anticoncezionali.

La legge sulle unioni civili in discussione al Parlamento italiano. “Il Papa non si immischia nella politica italiana”. “Perché il Papa è per tutti e non può mettersi in politica concreta, interna di un Paese: questo non è il ruolo del Papa! E quello che penso io è quello che pensa la Chiesa”. “Un parlamentare cattolico – ha aggiunto – deve votare secondo la propria coscienza ben formata”, ribadendo il “ben formata”, e come il suo pensiero sulle persone dello stesso sesso sia quello contenuto nel Catechismo della Chiesa cattolica.

La rifondazione dell’Europa. Rispondendo poi alla domanda sul prestigioso premio Carlo Magno che gli verrà consegnato tra poche settimane, il Papa ha auspicato quella che ha definito una ri-fondazione dell’Unione Europea. "Perché l’Europa non è unica, ma ha una forza, una cultura, una storia che non la si può sprecare e dobbiamo fare di tutto perché l’Unione Europea abbia la forza e anche l’ispirazione di farci andare avanti".

La famiglia e i divorziati risposati. Francesco ha ricordato che il documento post-sinodale di imminente uscita - forse prima di Pasqua - riporterà tutto ciò che il Sinodo ha detto e ha spiegato inoltre come fondamentale siano sempre la preparazione al matrimonio e l’educazione dei figli, coloro che sono “le vittime dei problemi della famiglia”, anche quando questi problemi nascono da cause esterne, come dal bisogno di lavoro. Ricordando poi l’incontro con le famiglie a Tuxtla ha  ribadito l’importanza di “integrare nella vita della Chiesa le famiglie ferite, le famiglie di risposati”. “Integrare – ha aggiunto - non significa dare la comunione. Io conosco cattolici risposati che vanno in chiesa due volte l’anno e vogliono fare la comunione, come se fosse un’onorificenza. Lavoro di integrazione, tutte le porte sono aperte, ma non si può dire che possono fare la comunione, perché questo sarebbe una ferita per i matrimoni e non farà fare loro quel cammino di integrazione. Questa coppia di divorziati risposati era felice. Hanno usato un’espressione molto bella: noi non ci comunichiamo con l’eucaristia, ma sì, siamo in comunione quando visitiamo gli ospedali e condividiamo cose. La loro integrazione è questa. Se poi ci sarà qualcosa di più lo dirà il Signore. È una strada, un cammino”.

L’amicizia con una donna non è un peccato, ha detto poi, rispondendo ad una domanda sull'amicizia e sulla corrispondenza tra Giovanni Paolo II e la filosofa americana Anna Tymieniecka. “Un uomo che non sa avere un buon rapporto di amicizia con una donna, è un uomo che gli manca qualcosa”. "Un’amicizia con una donna non è un peccato, un’amicizia. Un rapporto amoroso con una donna che non sia tua moglie è peccato. Il Papa è un uomo, il Papa ha bisogno anche del pensiero delle donne. E anche il Papa ha un cuore che può avere un’amicizia sana, santa con una donna".

La Cina e al Azhar. In conclusione, il Papa ha spiegato il suo desiderio di incontrare l’Imam di al Azhar, di recarsi in Cina, “andare là, mi piacerebbe tanto!” e ha ripercorso la grande ricchezza, storia, gioia e anche fede del popolo messicano, da capire attraverso “il fatto Guadalupe”. La Madonna è lì, ha detto il Papa che molto l’ha pregata, per il mondo, per chiedere la pace. "Ho chiesto perdono, ho chiesto che la Chiesa cresca sana, ho chiesto per il popolo messicano anche; una cosa che ho chiesto tanto è che i preti siano veri preti e le suore vere suore e i vescovi veri vescovi, come il Signore ci vuole". E tutto il resto resta segreto, ha concluso Francesco, come “le cose che un figlio dice alla mamma”.

 

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