12/09/2020, 13.03
VATICANO
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Papa: ‘esigere’ scelte politiche che promuovano progresso ed equità

Per una ecologia integrale, afferma Francesco, non bastano impegni generici e non si può guardare solo al consenso immediato dei propri elettori o finanziatori. Occorre guardare lontano, altrimenti la storia non perdonerà”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Gli sconvolgimenti della natura che “provocano povertà e fame, colpiscono i più vulnerabili e a volte li obbligano a lasciare la loro terra” dimostrano che per il futuro dell’uomo e della terra, “non bastano impegni generici e non si può guardare solo al consenso immediato dei propri elettori o finanziatori. Occorre guardare lontano, altrimenti la storia non perdonerà”. Papa Francesco ha rinnovato oggi il monito a promuovere una “ecologia integrale”, a “esigere” scelte politiche che promuovano progresso e equità nell’udienza ai partecipanti all’incontro delle Comunità Laudato si’, svoltosi nell’Aula Paolo VI.

“L’incuria del creato e le ingiustizie sociali – ha affermato Francesco - si influenzano a vicenda”. “Si può dire che non c’è ecologia senza equità e non c’è equità senza ecologia”. “Serve la volontà reale di affrontare alla radice le cause degli sconvolgimenti climatici in atto. Non bastano impegni generici - parole, parole... - e non si può guardare solo al consenso immediato dei propri elettori o finanziatori. Occorre guardare lontano”. “Serve lavorare oggi per il domani di tutti. I giovani e i poveri ce ne chiederanno conto. E’ la nostra sfida. Prendo una frase del teologo martire Dietrich Bonhoeffer: la nostra sfida, oggi, non è ‘come ce la caviamo’, come noi usciamo da questo; la nostra sfida vera è ‘come potrà essere la vita della prossima generazione’: dobbiamo pensare a quello!”.

Francesco ha poi indicato “due parole-chiave dell’ecologia integrale: contemplazione e compassione. Contemplazione. Oggi, la natura che ci circonda non viene più ammirata, ma ‘divorata’. Siamo diventati voraci, dipendenti dal profitto e dai risultati subito e a tutti i costi. Lo sguardo sulla realtà è sempre più rapido, distratto, superficiale, mentre in poco tempo si bruciano le notizie e le foreste. Malati di consumo, ci si affanna per l’ultima ‘app’, ma non si sanno più i nomi dei vicini, tanto meno si sa più distinguere un albero da un altro. E, ciò che è più grave, con questo stile di vita si perdono le radici, si smarrisce la gratitudine per quello che c’è e per chi ce l’ha dato. Per non dimenticare, bisogna tornare a contemplare; per non distrarci in mille cose inutili, occorre ritrovare il silenzio; perché il cuore non diventi infermo, serve fermarsi. Non è facile. Bisogna, ad esempio, liberarsi dalla prigionia del cellulare, per guardare negli occhi chi abbiamo accanto e il creato che ci è stato donato. Contemplare è regalarsi tempo per fare silenzio, per pregare, così che nell’anima ritorni l’armonia, l’equilibrio sano tra testa, cuore e mani; tra pensiero, sentimento e azione. La contemplazione è l’antidoto alle scelte frettolose, superficiali e inconcludenti”. “Chi contempla impara a sentire il terreno che lo sostiene, capisce di non essere al mondo solo e senza senso. Scopre la tenerezza dello sguardo di Dio e comprende di essere prezioso. Ognuno è importante agli occhi di Dio, ognuno può trasformare un po’ di mondo inquinato dalla voracità umana nella realtà buona voluta dal Creatore. Chi sa contemplare, infatti, non sta con le mani in mano, ma si dà da fare concretamente”.

Quanto alla compassione, essa è “il frutto della contemplazione”. Compassione, nelle parole del Papa, è “assimilare lo sguardo di Dio” che “ci vede sempre come figli amati”, non “degli individui, ma dei figli”, “fratelli e sorelle di un’unica famiglia, che abita la stessa casa”.

Compassione allora è “il vaccino migliore contro l’epidemia dell’indifferenza”. “Non è un bel sentimento, non è pietismo, è creare un legame nuovo con l’altro. È farsene carico“. “Il mondo ha bisogno di questa carità creativa e fattiva, di gente che non sta davanti a uno schermo a commentare, ma si sporca le mani per rimuovere il degrado e restituire dignità. Avere compassione è una scelta: è scegliere di non avere alcun nemico per vedere in ciascuno il mio prossimo. Questo non vuol dire diventare molli e smettere di lottare. Anzi, chi ha compassione entra in una dura lotta quotidiana contro lo scarto e lo spreco, lo scarto degli altri e lo spreco delle cose. Fa male pensare a quanta gente viene scartata senza compassione: anziani, bambini, lavoratori, persone con disabilità… Ma è scandaloso anche lo spreco delle cose. La FAO ha documentato che, nei Paesi industrializzati, in un anno vengono buttate via più di un miliardo di tonnellate di cibo commestibile! Aiutiamoci, insieme, a lottare contro lo scarto e lo spreco, esigiamo scelte politiche che coniughino progresso ed equità, sviluppo e sostenibilità per tutti, perché nessuno sia privato della terra che abita, dell’aria buona che respira, dell’acqua che ha il diritto di bere e del cibo che ha il diritto di mangiare”.

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