29/04/2016, 11.31
VATICANO
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Papa: il cristiano non deve dire una cosa e farne un’altra: cammini nella luce, “perché Dio è Luce”.

“La menzogna noi sappiamo da dove viene: nella Bibbia, Gesù chiama il diavolo ‘padre della menzogna’, il bugiardo”. “Il peccato è brutto! Ma se tu hai peccato, guarda che ti aspettano per perdonarti!’. Sempre! Perché Lui – il Signore – è più grande dei nostri peccati”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il cristiano deve dire no alla menzogna, al “dire una cosa e farne un’altra”, al percorrere “strade oscure”, ma se anche cade nell’errore può contare sul perdono e la dolcezza di Dio, che lo restituisce alla vita della “luce”. “Questa è la vita cristiana”. L’ha detto papa Francesco nell’omelia della messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, prendendo spunto dal brano della Lettera di san Giovanni nel quale l’apostolo mette i credenti di fronte alla seria responsabilità di non avere doppiezza di vita – luce di facciata e tenebre nel cuore – perché Dio è solamente luce.

“Se diciamo di non avere peccato, facciamo di Dio un bugiardo”, ha sostenuto  Francesco, mettendo in risalto l’eterna lotta dell’uomo contro il peccato e per la grazia. “Se tu dici che sei in comunione con il Signore, ma cammina nella luce! Ma la doppia vita no! Quella no! Quella menzogna che noi siamo tanto abituati a vedere, anche a caderci pure noi. Dire una cosa e farne un’altra, no? Sempre la tentazione… La menzogna noi sappiamo da dove viene: nella Bibbia, Gesù chiama il diavolo ‘padre della menzogna’, il bugiardo. E per questo, con tanta dolcezza, con tanta mitezza, questo nonno dice alla Chiesa ‘adolescente’, alla Chiesa ragazza: ‘Non essere bugiarda! Tu sei in comunione con Dio, cammina alla luce. Fa opere di luce, non dire una cosa e farne un’altra, non la doppia vita e tutto questo”.

 “Figlioli miei” è l’inizio della lettera di S. Giovanni che ha il tono di un nonno verso i suoi “giovani nipoti” e riecheggia la “dolcezza” delle parole nel Vangelo del giorno, dove Gesù definisce “leggero” il suo giogo e promette il “ristoro” agli affaticati ed oppressi. In modo analogo, l’appello di Giovanni è di non peccare, “ma se lo qualcuno lo ha fatto, non si scoraggi”. “Abbiamo un Paraclito, una parola, un avvocato, un difensore presso il Padre: è Gesù Cristo, il Giusto. Lui ci giustifica, Lui ci dà la grazia. Uno sente la voglia di dire a questo nonno che ci consiglia così: ‘Ma non è tanto una brutta cosa avere peccati?’. ‘No, il peccato è brutto! Ma se tu hai peccato, guarda che ti aspettano per perdonarti!’. Sempre! Perché Lui – il Signore – è più grande dei nostri peccati”.

Questa, ha concluso Francesco, “è la misericordia di Dio, è la grandezza di Dio”. Sa che “siamo niente”, che  soltanto “da Lui” viene la forza e dunque “sempre ci aspetta. “Camminiamo nella luce, perché Dio è Luce. Non andare con un piede nella luce e l’altro nelle tenebre. Non essere bugiardi. E l’altra: tutti abbiamo peccato. Nessuno può dire: ‘Questo è un peccatore; questa è una peccatrice. Io, grazie a Dio, sono giusto’. No, soltanto uno è Giusto, quello che ha pagato per noi. E se qualcuno pecca, Lui ci aspetta, ci perdona, perché è misericordioso e sa bene di che siamo plasmati e ricorda che noi siamo polvere. Che la gioia che ci dà questa Lettura ci porti avanti nella semplicità e nella trasparenza della vita cristiana, soprattutto quando ci rivolgiamo al Signore. Con la verità”.

 

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