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» 09/03/2008 11:34
VATICANO
Papa: israeliani e palestinesi fermino la violenza in Terra Santa
All’Angelus Benedetto XVI torna anche a ricordare il rapimento di mons. Rahho. In mattinata, tra i giovani del Centro San Lorenzo, commentando la resurrezione di Lazzaro, il Papa ha parlato della speranza e della fede che il gesto di Gesù vuole provocare, allora come oggi.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Si fermi la violenza, “certamente contraria ai voleri di Dio” che colpisce la Terra Santa e l’Iraq ed i responsabili politici israeliani e palestinesi abbiano il coraggio di andare avanti sulla strada del dialogo, per costruire la pace. Il Medio Oriente è tornato anche oggi nelle parole di Benedetto XVI che ai 40mila fedeli presenti in Piazza San Pietro per la recita dell’Angelus ha esresso il suo dolore e la sua preoccupazione per l’odio che continua a colpire quella zona ed anche il vicino Iraq. Per la terza volta, infatti, il Papa ha rivolto il suo pensiero al vescovo caldeo di Mosul, rapito, e del quale non si hanno notizie.
 
“Nei giorni scorsi – ha detto, dopo la recita della preghiera marina - la violenza e l’orrore hanno nuovamente insanguinato la Terra Santa, alimentando una spirale di distruzione e di morte che sembra non avere fine. Mentre vi invito a domandare con insistenza al Signore Onnipotente il dono della pace per quella regione, desidero affidare alla Sua misericordia le tante vittime innocenti ed esprimere solidarietà alle famiglie e ai feriti”. “Incoraggio, inoltre, - ha proseguito - le Autorità israeliane e palestinesi nel loro proposito di continuare a costruire, attraverso il negoziato, un futuro pacifico e giusto per i loro popoli e a tutti chiedo, in nome di Dio, di lasciare le vie tortuose dell’odio e della vendetta e di percorrere responsabilmente cammini di dialogo e di fiducia”.
 
“È questo il mio auspicio – ha concluso - anche per l’Iraq, mentre trepidiamo ancora per la sorte di Sua Eccellenza mons. Rahho e di tanti iracheni che continuano a subire una violenza cieca ed assurda, certamente contraria ai voleri di Dio”.
 
La domenica del Papa, oggi, era cominciata con una messa celebrata nella chiesa di San Lorenzo in Piscibus, a pochi metri dal Vaticano, celebrata in occasione del 25mo anniversario dell’istituzione del Centro internazionale giovanile San Lorenzo, inaugurato da Giovanni Paolo II il 13 marzo 1983, e nel quale, come egli stesso ha ricordato l’allora cardinale Ratzinger è andato “non poche volte”.
 
Ai giovani presenti, come anche più tardi a coloro che erano in Piazza San Pietro, il Papa, prendendo spunto dal Vangelo di oggi, ha parlato della “dimensione della speranza. In particolare l’evangelista Giovanni narra la risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45), che costituisce l’ultimo “segno” compiuto da Gesù prima di entrare nel mistero della sua passione e morte. E’ infatti l’ultimo suo viaggio in Giudea, la sua ultima salita verso Gerusalemme, che si concluderà sul Golgota. Potremmo a questo punto domandarci: Perché Gesù, che ha guarito tanti malati, non è accorso rapidamente al capezzale dell’amico Lazzaro morente? Lo spiega in verità Lui stesso ai suoi discepoli: quella malattia doveva servire a manifestare la gloria di Dio (cfr Gv 11,4) e a suscitare la fede (cfr Gv 11,15). Gesù non compie miracoli perché si parli di Lui, bensì perché si creda in Lui. I ‘segni’ sono sempre un appello alla conversione, un invito a schierarsi dalla sua parte”.
 
“La fede – ha detto poi - non è credere in qualcosa ma in Qualcuno; non è astratta teoria, ma impegno concreto per Cristo; è scegliere la luce al posto delle tenebre, la vita piuttosto che la morte; è una fiducia totale in Dio capace di spostare le montagne (cfr Mt 21,21-22). Ora, ci chiediamo: siamo veramente convinti che a Dio nulla è impossibile? Chi ci dà questa certezza? La potenza di Colui che ha vinto la morte rendendoci partecipi della sua vittoria, si manifesta secondo la nostra fede”.
 
Ai giovani, infine, Benedetto XVI ha rivolto l’invito a “portare avanti con gioia la missione che il Centro San Lorenzo svolge nel cuore della comunità ecclesiale di Roma: una missione di fede, di amore e di speranza. Quanti vostri coetanei vivono nell’ignoranza di Dio, quanti si lasciano attrarre da false promesse di successo, di benessere materiale, quanti sono alla ricerca della verità! C’è bisogno di amici veri, che sappiano affiancarli e aiutarli nella ricerca; di guide spirituali che li avvertano dei pericoli e indichino loro la via della vita; di testimoni fedeli di Cristo che li attirino sulla strada impegnativa ma liberante da Lui proposta nel Vangelo”.
 
 

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