04/05/2017, 13.32
VATICANO
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Papa: la Chiesa sia “in piedi e in uscita, in ascolto delle inquietudini della gente e sempre in gioia”

“Chiesa sempre per essere fedele al Signore deve essere in piedi e in cammino: 'Alzati e va'. Una Chiesa che non si alza, che non è in cammino, si ammala”. E finisce chiusa con tanti traumi psicologici e spirituali, “chiusa nel piccolo mondo delle chiacchiere, delle cose … chiusa, senza orizzonti”. “Alzati e va, in piedi e in cammino. Così deve agire la Chiesa nell’evangelizzazione”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La Chiesa sia “in piedi e in uscita, in ascolto delle inquietudini della gente e sempre in gioia”. E’ l’auspicio espresso da papa Francesco nell’omelia della messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, commentando l’ottavo capitolo degli Atti degli apostoli.

Francesco ha dedicato la sua riflessione in particolare su tre parole del capitolo ottavo degli Atti, invitando a rileggersi a casa, con tranquillità, questo stesso passo. La prima espressione è “Alzati e va”, rivolta da un angelo a Filippo. “Questo – dice – è un segno dell’evangelizzazione”. La vocazione e la grande consolazione della Chiesa, infatti, è evangelizzare. “Ma per evangelizzare, 'alzati e va'. Non dice: 'Rimani seduta, tranquilla, a casa tua': no! La Chiesa sempre per essere fedele al Signore deve essere in piedi e in cammino: 'Alzati e va'. Una Chiesa che non si alza, che non è in cammino, si ammala”. E finisce chiusa con tanti traumi psicologici e spirituali, “chiusa nel piccolo mondo delle chiacchiere, delle cose … chiusa, senza orizzonti”. “Alzati e va, in piedi e in cammino. Così deve agire la Chiesa nell’evangelizzazione”.

“Va avanti e accostati a quel carro” è la successiva esortazione, che Filippo riceve dallo Spirito. Sul carro c’era un etiope - un proselito di religione ebraica, eunuco, venuto a Gerusalemme per adorare Dio - che mentre viaggiava, leggeva il profeta Isaia. Si tratta della conversione di un "ministro dell’economia” e quindi di “un grande miracolo”. Lo Spirito esorta Filippo ad accostarsi a quell’uomo e Francesco vi evidenzia l’importanza che la Chiesa sappia ascoltare l’inquietudine del cuore di ogni uomo. “Tutti gli uomini, tutte le donne hanno un’inquietudine nel cuore, buona o brutta, ma c’è l’inquietudine. Ascolta quell’inquietudine. Non dice: 'Va e fa proselitismo'. No, no! 'Va e ascolta'. Ascoltare è il secondo passo. Il primo, 'alzati e va', il secondo 'ascolta'. Quella capacità di ascolto: cosa sente la gente, cosa sente il cuore di questa gente, cosa pensa … Ma pensano cose sbagliate? Ma io voglio sentire queste cose sbagliate, per capire bene dove è l’inquietudine. Tutti abbiamo l’inquietudine dentro. Il passo secondo della Chiesa è trovare l’inquietudine della gente”.

E’ poi l’etiope stesso che, vedendo avvicinarsi Filippo, gli domanda di chi stesse parlando il profeta Isaia e lo fa salire sul carro. Allora, “con mitezza”, Filippo comincia “a predicare”. L'inquietudine di quell'uomo trova così una spiegazione che riempie la speranza del suo cuore. "Ma questo è stato possibile perché Filippo si è accostato e ha ascoltato”. Quindi mentre l’etiope ascoltava, il Signore lavorava dentro di lui. In questo modo l’uomo capisce che la profezia di Isaia si riferiva a Gesù. La sua fede in Gesù è quindi cresciuta a tal punto che quando sono arrivati dove c’era dell’acqua, chiede di essere battezzato. “È stato lui a chiedere il Battesimo, perché lo Spirito aveva lavorato nel cuore”. E quando, dopo il Battesimo, lo Spirito, “sempre presente”, prende Filippo e lo porta da un’altra parte, l’eunuco “pieno di gioia” prosegue la sua strada. La terza parola che il Papa ha sottolineato è quindi la gioia: “la gioia del cristiano”.

Papa Francesco ha concluso auspicando che la Chiesa sia “in piedi”, “madre” “che ascolta” e, “con la grazia dello Spirito Santo”, “trova la Parola da dire”. “La Chiesa madre che dà alla luce tanti figli con questo metodo diciamo – usiamo la parola – questo metodo che non è proselitista: è il metodo della testimonianza all’obbedienza. La Chiesa, che oggi ci dice: 'Gioisci'. Gioire, la gioia. La gioia di essere cristiani anche nei brutti momenti, perché dopo la lapidazione di Stefano scoppiò una grande persecuzione e i cristiani si sparsero dappertutto, come il seme che porta il vento. E sono stati loro a predicare la Parola di Gesù. Che il Signore ci dia la grazia a tutti noi di vivere la Chiesa così: in piedi e in uscita, in ascolto delle inquietudini della gente e sempre in gioia”.

 

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