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  • » 12/04/2006, 00.00

    vaticano

    Papa: la Pasqua dimostra che "il male non ha l'ultima parola, a vincere è il Cristo risorto".



    La Settimana santa spinga i cristiani ad impegnarsi per creare un mondo più giusto. Benedetto XVI esorta a "riconciliarsi" con Dio.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – In un mondo "incapace di riconciliarsi" e dove quindi "continuano purtroppo le divisioni, i drammi dell'ingiustizia, dell'odio e della violenza" la Settimana santa ravvivi la volontà di impegnarsi "con più coraggio per creare un mondo più giusto", perché "il male non ha l'ultima parola, a vincere è il Cristo risorto". Il significato del Triduo pasquale ed un forte invito ai cattolici ad approfittare di questi giorni per praticare la confessione sono stati al centro della riflessione che Benedetto XVI ha rivolto ai circa 40 mila fedeli provenienti da ogni parte del mondo hanno preso parte all'udienza generale. La partecipazione è stata favorita anche dalla bella giornata della primavera romana: il Papa ha percorso la piazza a bordo dell'auto scoperta, tra i gruppi. I più numerosi, oltre che dall'Italia, quelli provenienti dalla Germania, con numerose bandiere bavaresi, dall'Austria, dalla Spagna, dagli Stati Uniti.

    "Nonostante tutta l'oscurità nel mondo - ha detto Benedetto XVI, che ha più volte modificato a braccio il testo preparato - il male non ha l'ultima parola. Da parte nostra, impegniamoci con più coraggio per creare un mondo più giusto". Il Papa ha quindi invitato i fedeli a partecipare alle celebrazioni del Triduo che comincia domani. "Questi giorni - ha spiegato - sono atti a ridestare in noi un più vivo desiderio di seguire Cristo e di servirlo, consapevoli del fatto che ci ha amati fino a dare la vita per noi".

    "Il Triduo pasquale - ha aggiunto - si apre domani con la messa vespertina In coena Domini anche se al mattino si tiene la messa del crisma, durante la quale l'intero presbitero rinnova le promesse sacerdotali e partecipa alla benedizione degli oli". Nel pomeriggio viene tradizionalmente compiuto "il gesto toccante della lavanda dei piedi". Il venerdì santo, "è il giorno di digiuno e di penitenza, nel quale dobbiamo volgere lo sguardo al cuore trafitto di Gesù. La croce rivela l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità di un amore che sorpassa ogni conoscenza e ciò ricolma di tutta la pienezza di Dio. La croce di Cristo è sorgente di tutte le benedizioni". Il sabato, la veglia, quando "unendosi a Maria la Chiesa resta in preghiera presso il Sepolcro. A notte inoltrata inizierà la solenne veglia pasquale, e il canto gioioso del Gloria e dell'Alleluja pasquale si leverà dal cuore dei nuovi battezzati e dall'intera la comunità cristiana, lieta perché Cristo è risorto e ha vinto morte". In proposito il Papa ha richiamato il passo del Vangelo in cui Gesù invita i discepoli a "vegliare". "Anche noi - ha detto - come i discepoli, spesso dormiamo e non vegliamo".

    "Per una proficua celebrazione della Pasqua – infine - la Chiesa chiede ai fedeli di accostarsi al sacramento della penitenza. Preparasi alla Pasqua con una buona confessione - ha concluso - ci offre la possibilità di ricominciare di nuovo la nostra vita. Consapevoli di essere peccatori, ma fiduciosi nella misericordia divina lasciamoci riconciliare da Cristo".

     

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