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    » 08/07/2012, 00.00

    VATICANO

    Papa: la familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina



    All'Angelus, Benedetto XVI illustra l'episodio del Vangelo dal quale nasce il "Nemo propheta in patria". La fredda accglienza fatta a Gesù al suo ritorno a Nazareth. "I miracoli di Cristo non sono una esibizione di potenza, ma segni dell'amore di Dio, che si attua là dove incontra la fede dell'uomo". Durante l'estate "non mettete Dio in vacanza".

    Castel Gandolfo (AsiaNews)  - "La familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina": lo dimostra quanto accaduto a Gesù quando tornò a Nazareth e la genete che lo aveva conosciuto per quasi 30 anni "si scandalizzò" vedendolo insegnare in sinagoga. L'episodio del Vangelo di oggi  dal quale è stato tratto il detto "Nemo propheta in patria", cioè nessun profeta è bene accetto tra la sua gente, è stato commentato oggi da Benedetto XVI prima della recita dell'Angelus.

    Affacciandosi dalla finestra del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, ove risiede da martedì pomeriggio, il Papa ha anche raccomandato di non mandare "Dio in vacanza". Benedetto XVI che, rivolgendosi agli abitanti della citttadina laziale che lo ospita aveva augurato "a tutte le famiglie di poter avere un momento di riposo e di ricarica fisica e spirituale", rivolgendosi poi ai francesi, dopo la recita della preghiera mariana, ha infatti ammonito a non mettere "durante il periodo estivo Dio in vacanza: pensate a pregare - ha aggiunto - e andate a messa la domenca".

    In precedenza, commentando il Vangelo di oggi, il Papa ha ricordato alle tremila persone presenti nel cortile del Palazzo il ritorno di Gesù a Nazareth: "I suoi concittadini «rimanevano stupiti» per la sua sapienza e, conoscendolo come il «figlio di Maria», il «falegname» vissuto in mezzo a loro, invece di accoglierlo con fede si scandalizzavano di Lui (cfr Mc 6,2-3). Questo fatto è comprensibile, perché la familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina. Gesù stesso porta come esempio l'esperienza dei profeti d'Israele, che proprio nella loro patria erano stati oggetto di disprezzo, e si identifica con essi. A causa di questa chiusura spirituale, Gesù non poté compiere a Nazareth «nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì» (Mc 6,5). Infatti, i miracoli di Cristo non sono una esibizione di potenza, ma segni dell'amore di Dio, che si attua là dove incontra la fede dell'uomo".

    "Dunque, sembra che Gesù si faccia - come si dice - una ragione della cattiva accoglienza che incontra a Nazareth. Invece, alla fine del racconto, troviamo un'osservazione che dice proprio il contrario. Scrive l'Evangelista che Gesù «si meravigliava della loro incredulità» (Mc6,6). Allo stupore dei concittadini, che si scandalizzano, corrisponde la meraviglia di Gesù. Anche Lui, in un certo senso, si scandalizza! Malgrado sappia che nessun profeta è bene accetto in patria, tuttavia la chiusura del cuore della sua gente rimane per Lui oscura, impenetrabile: come è possibile che non riconoscano la luce della Verità? Perché non si aprono alla bontà di Dio, che ha voluto condividere la nostra umanità? In effetti, l'uomo Gesù di Nazareth è la trasparenza di Dio, in Lui Dio abita pienamente. E mentre noi cerchiamo sempre altri segni, altri prodigi, non ci accorgiamo che il vero Segno è Lui, Dio fatto carne, è Lui il più grande miracolo dell'universo: tutto l'amore di Dio racchiuso in un cuore umano, in un volto d'uomo".

    In un saluto rivolto ai polacchi, infine, il Papa ha ricordato "i giovani borsisti della Fondazione Opera del Nuovo Millennio riuniti a Lublin: insieme con credenti di diverse religioni, nell'ex campo di concentramento di Majdanek, stasera eleveranno preghiere per la pace. Mi unisco spiritualmente- ha concluso - a questi eventi, imploro il bene e la pace per il mondo, per la Polonia e per ognuno di voi".

     

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