12/01/2016, 00.00
VATICANO

Papa: la misericordia è la “carta di identità di Dio”

In un libro-intervista uscito oggi, Francesco appare ribadire o spiegare alcune idee che gli sono particolarmente care, come la Chiesa “ospedale da campo” che “riscalda i cuori delle persone con la vicinanza e la prossimità”. La corruzione “il peccato elevato a sistema e divenuto abito mentale, modo di vivere”.

Roma (AsiaNews) - La misericordia “carta di identità di Dio” è l’idea intorno alla quale ruota il volume “Il nome di Dio è Misericordia - una conversazione con Andrea Tornielli di Sua Santità Francesco”, uscito oggi in 86 Paesi e presentato a Roma.

“Un libro bellissimo che ci 'misericordia’”, lo ha definito l’attore Roberto Benigni, intervenuto alla presentazione. Un libro da "portare in tasca", da "leggere in 5 minuti, quando il treno è in ritardo...".

Nell’intervista, Francesco appare ribadire o spiegare alcune idee che gli sono particolarmente care. Così il fatto che a spingerlo a indire il Giubileo della misericordia sono stati preghiera, riflessione sui papi precedenti e un’immagine della Chiesa come “ospedale da campo” che “riscalda i cuori delle persone con la vicinanza e la prossimità”. L’umanità ferita da tante “malattie sociali” – povertà, esclusione, schiavitù del terzo millennio, relativismo – ha bisogno di misericordia, di quella “carta di identità di Dio”, di Colui “rimane sempre fedele” anche se il peccatore lo rinnega.

Francesco torna poi a raccomandare ai confessori “tenerezza” verso i penitenti. D’altronde, si va al confessionale “non per essere giudicati”, ma per “qualcosa di più grande del giudizio: per l’incontro con la misericordia” di Dio, senza la quale “il mondo non esisterebbe”. Per questo il confessionale non deve essere né “una tintoria”, in cui lavare via a secco il peccato come una semplice macchia, né “una sala di tortura” in cui scontrarsi con “l’eccesso di curiosità” di alcuni confessori, curiosità a volte “un po’ malata”, morbosa, che trasforma la confessione in un interrogatorio. Di fronte a chi, poi, a volte, afferma che nella Chiesa c’è “troppa misericordia”, il Papa risponde sottolineando che “la Chiesa condanna il peccato”, ma “allo stesso tempo abbraccia il peccatore che si riconosce tale, gli parla della misericordia infinita di Dio”. Bisogna perdonare “settanta volte sette, cioè sempre”. La Chiesa, quindi, “non è al mondo per condannare, ma per permettere l’incontro con quell’amore viscerale che è la misericordia di Dio”.

Rispondendo, poi, ad una domanda sulle persone omosessuali, il Papa spiega quanto detto nel 2013, durante la conferenza stampa di ritorno da Rio de Janeiro, ovvero “Se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. “Avevo parafrasato a memoria il Catechismo della Chiesa cattolica dove si spiega che queste persone vanno trattate con delicatezza e non si devono emarginare”. “Io preferisco che le persone omosessuali vengano a confessarsi, che restino vicine al Signore, che si possa pregare insieme”.

Quanto al rapporto tra verità, dottrina e misericordia, Francesco spiega: “Io amo piuttosto dire: la misericordia è vera”, “è il primo attributo di Dio”. “Poi si possono fare riflessioni teologiche su dottrina e misericordia – aggiunge – ma senza dimenticare che la misericordia è dottrina”.

Molto dure, ancora una volta, infine, le parole sulla corruzione, “il peccato elevato a sistema e divenuto abito mentale, modo di vivere”. Il corrotto pecca e non si pente, finge di essere cristiano e con la sua doppia vita dà scandalo, crede di non dover più chiedere perdono, passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, a prezzo della dignità sua e degli altri. Con la sua “faccia da santarellino”, il corrotto evade le tasse, licenzia i dipendenti per non assumerli definitivamente, sfrutta il lavoro nero e poi si vanta delle sue furbizie con gli amici o magari va a Messa la domenica, ma poi pretende una tangente sul lavoro.

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